sabato 15 settembre 2018

Il guerriero pitto

Una delle popolazioni più enigmatiche dell'Europa atlantica a cavallo tra l'ultimo scorcio della storia antica e l'Alto Medioevo sono i Pitti. Nel contesto della storia delle isole britanniche i Pitti rappresentarono uno dei punti più alti di arrivo della civiltà indigena conservando l'autonomia ai margini della conquista romana alla quale opposero una fiera resistenza formando la prima vera e propria nazione barbara indipendente. La storicità dei Pitti comincia nel 297 d.C. non è chiaro se i Pitti fossero aborigeni del Neolitico del Nord delle Isole britanniche o fossero giunti con le immigrazioni dei cosiddetti Bell Beakers (cultura del vaso campaniforme) indoeuropei, oppure fossero un'ibridazione dei due gruppi ancestrali, fatto sta che anche l'elemento linguistico non è chiaro, sembra infatti che il gaelico San Columba di Iona nella sua opera di evangelizzazione delle Highlands occidentali necessitasse di un interprete per parlare con loro re Bruide che convertì al cristianesimo. Anche Beda il venerabile spiega inequivocabilmente come nella Britannia ci fossero quattro ceppi linguistici distinti tra loro: quello celtico, quello gaelico, quello inglese e quello pitto.

Non si è concordi neanche sull'etnonimo Pitti, anche se è opinione diffusa una derivazione dal latino pictus per la ragione che questi guerrieri avevano l'abitudine di dipingersi il corpo con motivi azzurri prima degli scontri, ma la parola pictum non viene mai usata dagli storici latini per descrivere i tatuaggi dei Celti. Nell'Alto Medioevo i Pitti sono attestati come Pettr in antico norvegese, Poetha in antico inglese, Pechts in antico scozzese, tutti sembrano variazione di un nome tribale originario ormai perduto di cui anche il latino potrebbe essere l'origine. In realtà i Romani chiamarono Caledonii la bellicosa confederazione di tribù celtiche che abitavano il Nord della Britannia, le cui continue scorrerie portarono alla costruzione del Vallo di Adriano ma non si parla mai dei Pitti fino al 297 d.C. A tal proposito circolano delle storie mitologiche che vorrebbero i Pitti discendenti dai cavalieri sarmati presenti nelle legioni imperiali la cui partecipazione alle campagne in Britannia è attestata da fonti storiche: nel 175 d.C. Marco Aurelio manda 5.500 Alano-Sarmati in Britannia per combattere i Caledoni al Vallo d'Adriano, il loro comandante si chiamava Artorius (sic!). Forse una leggenda ma in ogni leggenda si racchiude una quota di verità: la diffusa pratica presso i Pitti di porre dei sassi a comporre un tumulo, chiamato cairn, sopra la tomba dei guerrieri caduti in battaglia non è un uso celtico né gaelico, ma era invece frequente presso gli Sciti: il kurgan scita era un tumulo funerario per inumare i feretri della propria aristocrazia e sappiamo come le abitudini funerarie dei popoli siano molto conservative. La discendenza dei Pitti dagli Sciti giustificherebbe anche la divergenza linguistica, la loro lingua potrebbe quindi essere indoeuropea ma di ceppo iranico.

Kurgan scita
Clava Cairn - Inverness

Quando i Pitti si preparavano alla battaglia si ponevano accanto allo stendardo del clan, molte delle famose steli dei Pitti erano in realtà degli emblemi di guerra ed è quindi possibile che tali emblemi fossero anche riprodotti su degli stendardi che venivano portati in battaglia. Per la preparazione alla battaglia era di particolare importanza il ruolo dei bardi che incoraggiavano i partecipanti ad emulare le gesta dei loro ancestori e allo stesso tempo dovevano schernire il nemico.

La disposizione dei guerrieri era la seguente: davanti a tutti il guerriero più forte del clan provocava il nemico con la sua abilità e il suo grido di battaglia, a questo punto il guerriero che spesso indossava una pelle di cane o di lupo come si evince dalle steli di pietra rinvenute si immedesimava nel suo spirito guida, probabilmente l'uso di sostanze psicotrope e di abbondante birra unito allo stress della situazione innescava un processo di trasfigurazione ed il guerriero era come guidato nella battaglia da un'entità superiore. Sembra che i norvegesi abbiano appreso queste tecniche proprio dai Pitti che avevano affrontato più volte nelle loro scorrerie per i loro più conosciuti Berserker.che servivano proprio a terrorizzare il nemico.



Forte era il legame col cane, in particolare con cani di grossa taglia come il levriero scozzese, scottish deerhound che era utilizzato sia per la caccia di grossi ungulati che per la guerra. L'uso di questi cani è attestato su una terracotta romana del I secolo ritrovata presso Argyll e in una stele del VII secolo raffigurante una caccia al cervo. La proprietà di questi grossi cani era riservata solo alla nobiltà.
Molti dei nomi che noi oggi associamo come scozzesi sono in realtà di origine pitta, per esempio Angus, Bili, Kenneth, Donald, Duncan, Hugh, Malcom,  Ronald, Bryden, e molti altri che non sono pronunciabili. Il cognome Alpin è pitto e significa montagna.  Nelle forme più arcaiche era 'Ailphin', poi fu 'Elphin', e poi 'Alpin.'

lunedì 10 settembre 2018

La vera origine del nome Luca


Il nome Luca per molti è legato al cristianesimo, infatti proprio uno dei quattro vangeli è intitolato proprio all'evangelista Luca. Dal punto di vista etimologico, l'opinione più diffusa è che Luca sia ipocoristico del latino Lucanus col significato di originario della Lucania, derivato dal greco Λουκανος (Loukanos) con lo stesso significato. Davvero tutto qui? Oppure questo nome racchiude un significato più profondo?

Ad una più attenta analisi attraverso la linguistica comparata scopriamo che Luca è legato alla radice proto-indoeuropea *lewk- che significava luce, bianco, luminoso, che ci conduce anche al latino lux ed al greco λευκός splendente, bianco, pallido, di carnagione chiara. E sappiamo che Lúgh  che deriva dalla stessa radice indoeuropea, latinizzato in Lugus, era anche una delle più importanti divinità celtiche. Ancora una volta è probabile che questo nome abbia subito un processo di acculturazione passando dal paganesimo celto-germanico al cristianesimo. Il Lúghnasadh è una festa gaelica di origine pagana attestata da molte fonti scritte che ha luogo il primo agosto all’inizio della stagione dei raccolti storicamente era diffusa in tutta l’Irlanda, la Scozia e nell’Isola di Man. La festa è legata ai temporali estivi che venivano accolti come propiziatori in quanto ripulivano le messi dagli insetti nocivi e davano una pausa alla calura estiva. Lúgh è rappresentato come un guerriero armato di lancia, in altre è rappresentato con tre facce, la simbologia del tre è tipica della cultura celtica e rappresenta dio e la perfezione. Il comune di Lugo prende il nome da questa divinità celtica. Anche il toponimo pugliese di Leuca ha origine dalla stessa radice: secondo Strabone, il promontorio originariamente denominato con il nome greco τα Λευκά (ta Leuká, le Bianche), deriverebbe il nome dalle rocce bianche a strapiombo sul mare.

I Celti furono tra i primi popoli a dominare la lavorazione dei metalli per questa loro peculiarità è chiaro che avessero una forte influenza sulle tribù germaniche e quelle della Scandinavia. E allora ecco che Loki è la trasposizione norrena del dio Lúgh.

Ma adesso torniamo all'inizio del post chi era realmente l'evangelista Luca: di lui sappiamo che era un medico (sic!) è che in origine era pagano, beh io direi che siamo davvero di fronte ad una figura druidica, di shamano guaritore. Il toro, animale sacrificale per eccellenza, simbolo dell'evangelista Luca è molto diffuso nella mitologia celto-germanica, in alcuni rituali divinatori era richiesto proprio il sacrificio di un toro bianco. Un altro tratto tipico del druidismo celtico è la genealogia ed infatti il vangelo di Luca comincia con la genealogia di Gesù in 42 generazioni che porta alla discendenza davidica che in sostanza è la linea di sangue del Graal.

domenica 14 gennaio 2018

Il senso dei Celti per l'acqua

Fiume Exe

I Celti avevano molte parole per l'acqua. Una di questa era iska, gaelico uisce, l'acqua pura sorgente di vita, da una radice PIE *h2ei̯s per cercare (lituano íeškau, cercare), il gaelico Fior Uisce (feer ishka) identifica una sorgente di acque pure della migliore qualità.

Uisce beatha (pronuncia irlandese: ˈɪʃkʲə ˈbʲahə) è il nome del whisky nella lingua irlandese. Nel gaelico scozzese la parola è uisge-beatha. La parola whisky o whiskey scritto all'irlandese significa letteralmente "acqua della vita" ed è il nome che i monaci irlandesi dettero a questo distillato nell'Alto Medioevo trasponendolo dal latino "aqua vitae" ovvero acqua di vita.

I romani chiamarono la città di Exeter "Isca Dumnoniorum", Isca era la latinizzazione del celtico Iska acqua pura, acqua corrente da cui prende il nome anche il fiume Exe, quindi il significato era "acqua dei Dumnoni". I Dumnoni erano una tribù celtica che viveva nella penisola sudoccidentale della Britannia ai tempi della conquista romana e che oggi chiamiamo Cornovaglia. Successivamente la città della contea del Devon prese il nome di Exanceaster (900), Escanceaster (1086, Domesday Book) ovvero castro sul fiume Exe. Secondo Guglielmo di Malmesbury i Dumnoni furono una delle poche popolazioni celtiche ad integrarsi coi Sassoni, mentre la maggior parte dei Britanni fuggì in Bretagna. Una parte di Exeter mantenne così il titolo di Piccola Britannia fino al XVIII secolo.

venerdì 15 dicembre 2017

Gli Hundingas cioé i Longobardi



Gli Hundings, in inglese antico “Hundingas”, ovvero il clan del cane, furono una leggendaria tribù o clan della storia delle origini dei popoli germanici, spesso citati in contrapposizione agli “Wulfings”, il clan del lupo, altro animale totemico della tradizione odinica. Nell’Edda Hunding fu un re dei Sassoni ucciso da Helgi Hundingsbane. Le Gesta Danorum fanno menzione del re Helgo che uccise Hundingus re dei Sassoni in un duello. Il punto storico della questione fu probabilmente un reale conflitto tra i Geati (clan del lupo) ed i Longobardi (clan del cane) nel periodo pre-storico che precedette quello delle migrazioni, forse in una delle tante guerre per il controllo delle miniere di sale.

Lo stesso nome Hunding non è altro che un patronimico che significa letteralmente “figlio d’un cane”. Se è vero che gli Hundings come clan identificano i discendenti di Hunding, è vero anche che essere chiamato cane nella cultura germanica precedente la cristianizzazione non era affatto un insulto, piuttosto simboleggiava la propria capacità guerriera. Con la cristianizzazione e la damnatio memorie che ne conseguì, al cane fu riservata la stessa connotazione negativa collegata al paganesimo germanico che toccò ad altri animali totemici: il lupo, il corvo, la gazza, il gufo, la capra, il serpente. Così fu che Ulfhednar furono chiamati anche gli ultimi pagani cioè i Vichinghi.

Il nome di Lamicho, re dei Longobardi, significherebbe “piccolo latrato” (Harris 2004). Nella sua Historia Langobardorum, Paolo Diacono racconta che i Longobardi usavano terrorizzare i propri confinanti diffondendo la fama dei propri temibili guerrieri cinocefali. Secondo Paolo Diacono Lamicho fu l'unico sopravvissuto dei sette gemelli partoriti da una prostituta e da ella messi a morire in un abbeveratoio, senonché il re Agelmund che passava di lì col suo cavallo, mosso da misericordia decise di allevarlo. Il nome di uesta prostituta fu anche l’origine etimologica della parola inglese bitch (Much, Höfler e altri) dall’antico inglese bicce (cagna). Anche il nome etnico originario dei Longobardi Winnili poteva significare “cani selvaggi” (Much).

Gli Hundingas nella letteratura inglese antica sono menzionati in Beowulf e in Widsith. In Widsith se ne parla per ben due volte: la prima in un elnco di clan germanici e la seconda tra le tribù ed i popoli forestieri nella frase “mid hæðnum ond mid hæleþum ond mid hundingum” ovvero “con i pagani, con gli eroi, ed il clan del cane” in riferimento ad un antico clan di pagani. Nel manoscritto “The Marvels of the East” i cinocefali vengono in effetti tradotti proprio come“healf hundingas”.

sabato 11 novembre 2017

I ruoli apicali nella società longobarda



La società longobarda era caratterizzata da una rigida struttura che si articolava in diverse figure chiave che permettevano ad una élite numericamente assai modesta di controllare una vasta estensione di territorio e di popolazione.

Il Duca: i Longobardi erano caratterizzati da una monarchia elettiva, l'elezione del re veniva fatta attraverso l'assemblea del popolo riunita in armi Gairethinx per acclamazione battendo le lance contro gli scudi, generalmente il candidato era un Duca, un condottiero militare appartenente alle famiglie della nobiltà longobarda come i Letingi, i Gausi, i Beleos, gli Anawas, gli Arodingi. Molti re longobardi furono quindi precedentemente duchi come nel caso di Desiderio ultimo re dei Longobardi che fu duca di Tuscia prima della sua elezione a rex dei Longobardi.

L'Arimanno o Ardemanno: letteralmente uomo temerario, italiano ardito. Il fulcro della società longobarda erano le famiglie di guerrieri organizzate in Fare: famiglie allargate che comunque avevano una base in persone legate tra loro da vincoli di parentela. Le Arimannie erano una sorta di veri e propri clan di guerrieri che avevano il controllo militare su una porzione di territorio anche molto vasta. Gli Arimanni avevano la facoltà di partecipare all'assemblea pubblica del popolo in armi detta Gairethinx e di votare per acclamazione battendo la lancia sullo scudo i vari provvedimenti che venivano presi in esame. L'Arimannia era un istituto del diritto longobardo che prevedeva che il bene (hangaratungi, estensione terriera) della consistenza di 4 mansi fosse trasmissibile ereditariamente ma non alienabile, come si evince ancora in documenti del XI secolo relativi a contenziosi ereditari, le Arimannie erano beni di proprietà dei nobili il cui godimento era trasmissibile per via ereditaria "cum armannis postis adque ereditariis", in un documento del ferrarese del 1017 secolo si parla espressamente del privilegio signorile sulla "terra arimannorum" col significato di "terra degli Arimanni". All'Arimannia erano sempre legati degli obblighi pubblici, oltre agli obblighi militari e di difesa gli Arimanni dovevano provvedere al mantenimento del bene concesso in loro usufrutto, manutenendo le strade, riparando i ponti, sistemando muretti a secco e regolando i corsi d'acqua ecco quindi che si arrivava ad un controllo del territorio molto capillare che con poche risorse permetteva di mantenerlo in buono stato. Prevista nell'Editto di Rotari una delle mancanze più gravi per gli Arimanni, punibile con la pena di morte, era lasciare passare il nemico per il proprio territorio di competenza senza dare battaglia: "Coloro che avevano cospirato contro il re, lasciato nemici andare liberi per il loro territorio, avevano disertato o si erano ammutinati erano puniti con la morte."

Gli Arimanni rimasero in auge anche in epoca carolingia poi dopo l'anno mille con lo sviluppo urbano e la crescita d'importanza delle città persero progressivamente il loro status socio-economico andando a formare quel nucleo dal quale si formerà la nuova classe mercantile della nascente libera impresa. In Italia le ultime attestazioni dell'Arimannia si ebbero nel Friuli.
Gli Arimanni non appartenevano alla nobiltà propriamente detta erano una vera e propria casta organizzata in clan familiari (Sippe) di cui rimane testimonianza nell'onomastica barbarica italiana, furono tra i primi a poter utilizzare un patronimico per distinguere gli appartenenti al clan introducendo l'uso del cognome che sarà poi esteso anche alle famiglie meno abbienti a partire dal XIII secolo. In Italia le famiglie di Arimanni sono riconoscibili dal cognome come nel caso del noto Armani della moda e nei suffissi patronimici latinizzati in -tius (genitivo, figlio di) che segue l'ipocoristico del nome del capostipite della famiglia. I patronimici arcaici delle famiglie di Arimanni sono tra i più antichi cognomi italiani precedenti al VII secolo.
Con lo sviluppo dell'italia comunale e delle successive signorie, sull'Arimannia calò rapidamente il velo dell'oblio. Nel XIII secolo un certo Birbisio de' Portis avrebbe scritto un trattato: "Della nobile Armania" del quale però non è rimasta alcuna traccia.

Molto scaramantici gli Arimanni avevano eletto a loro protettore il santo guerriero San Michele.

Il Gastaldo: il Gastaldo dal longobardo gastald (preposto) era una persona di fiducia del re che amministrava una porzione di territorio vasta corrispondente circa alle odierne provincie con poteri civili, giudiziari e militari. In particolare il Gastaldo doveva curare le curtis del re nella sua giurisdizione. In Toscana gastaldati erano insediati a Luni, Pistoia, dove ancora oggi sorge la centrale Piazza della Sala ove aveva sede la curtis domini regis, Volterra, Siena e Arezzo. La figura del Gastaldo ebbe lunga durata attraversando tutto il Medioevo: nel codice "Magna derivationes" del 1200, Uguccione da Pisa fa riferimento alla figura del gastaldeus col significato di "rector loci". All'Arsenale di Venezia i gastaldi erano i preposti delle confraternite di operai navali ancora in auge nel XVIII secolo come si legge in un documento del 1753 con la gastaldia di tal Francesco Zanotto. Per molti versi questa figura è analoga a quella dello "Steward" normanno ricalcandone per molti aspetti i compiti.

Lo Skuldhais: gli Skuldhais, dal longobardo skuld, debito + haitan, chiamare, ossia colui che chiama, impone il debito, italiano volgare sculdascio, erano nel regno longobardo i giudici di prima istanza dei borghi rurali addetti alla riscossione delle imposte e alla risoluzione delle piccole controversie, avevano anche un'inquadramento militare. Sul territorio il luogo deputato alla riscossione della tertia sul raccolto era la Sala, la fattoria rurale longobarda, che ha lasciato la sua eredità linguistica nella toponomastica di moltissimi luoghi sparsi nelle zone rurali di tutta l'Italia.

lunedì 1 maggio 2017

Presenze di Alani e Sarmati in Italia



Nel VI secolo a.C. l'area di stanziamento ancestrale dei Sarmati, una grossa confederazione di tribù nomadi di origine iranica, era la steppa pontica nell'attuale Russia meridionale tra il Don e gli Urali, Tra queste tribù nel I secolo a.C. emerge in modo rilevante quella degli Alani il cui nome deriva dalla parola iranica antica *arya, "Aryan" che significa "nobile" da cui deriverebbe anche il nome “Īrān” (dal genitivo plurale *aryānām).

Poco prima dell'era cristiana cominciano i primi contatti con l'impero romano con i quali instaurano rapporti commerciali e soprattutto ai quali fornirono ottimi reparti di cavalleria leggera ausiliaria. Nel 175 d.C. Marco Aurelio manda 5.500 Alano-Sarmati in Britannia per combattere i Caledoni al Vallo d'Adriano, il loro comandante si chiamava Artorius, successivamente questi reparti furono trasferiti in Bretagna per sedare i bellicosi e irriducibili Armoricani che si erano rivoltati. La tradizione narrativa popolare di questi Alano-Sarmati stabilitisi in Europa occidentale come auxiliares delle legioni imperiali costituì il nucleo storico del ciclo arturiano (Littleton, Thomas e Malcor). Gli Alani di Bretagna divennero così l'asse portante della nobiltà bretone e più avanti insieme ai Normanni sconfissero i Sassoni nella Battaglia di Hastings nel 1066. Il loro nome riecheggia nella nobiltà inglese con il nome di FitzAlan che sarà legato alla dinastia Stuart di Scozia.

I Sarmati parlavano una lingua iranica di ceppo indoeuropeo affine allo scita. I Greci ed i Romani, che li temevano ma al contempo li ammiravano per il loro valore in battaglia, li prendevano in giro per il loro modo di parlare che scimmiottavano in bar-bar, dando così origine al termine "barbari", poi applicato a qualunque popolo estraneo al mondo greco-romano.

Da un'iscrizione ritrovata in Crimea sembra che i Sarmati venerassero "i sette dei" una pratica attestata anche negli Sciti, uno dei quali era il signore della guerra analogo al dio romano Marte che, come scriveva Ammiano Marcellino (31.2.23), gli Alani adoravano incarnato nella forma di una spada sguainata infilzata in una roccia, rituale che sembra coincidere con l'erezione dell'axis mundi.



Quando arrivarono gli Unni nelle loro aree di stanziamento una parte degli Alani si spostò verso l'Europa orientale dove si federò coi Vandali coi quali attraversarono il Reno nel 406 d.C. ed invasero la Gallia, nel 409 d.C passano i Pirenei ed arrivarono nella penisola iberica. Nel 428 d.C., sconfitti dai Visigoti, attraversarono lo Stretto di Gibilterra e passano in Nord Africa dove coi Vandali fondarono un potente regno.

Guerriero Vandalo e Alano
Nord Africa - V sec,

Durante la scorreria degli Unni del 470 d.C. alcuni gruppi di Alano-Sarmati furono costretti ad attraversare il Danubio e a stanziarsi in Pannonia dove più avanti si unirono ai Longobardi con cui parteciparono alla conquista dell'Italia del 568, arrivati in Italia i Sarmati si stabilirono nella Pianura padana.
Dai frequenti contatti culturali tra Longobardi e Sarmati in Pannonia deriva la pratica delle perticae: quando una persona moriva lontano da casa o risultava dispersa in battaglia, la famiglia compensava l'impossibilità di celebrarne i funerali piantando nel terreno una di queste aste, con il becco dell'uccello orientato verso il punto in cui si credeva fosse morto il familiare.

Toponimi di Alani e Sarmati nel Nord Italia
Alcuni toponimi alani in Italia: Alagna, Allain, Alagna Lomellina, Allegno, Alano di Piave.

La repubblica caucasica dell'Ossezia Settentrionale prende il nome di Alania (in russo Респу́блика Се́верная Осе́тия-Ала́ния) fa parte della Federazione Russa e fu fondata dagli Alani nel VII sec. d.C., nel IX secolo gli Alani si convertirono al Cristianesimo, presto diventò una regione molto florida poiché nel suo territorio passava la via della seta che conduceva in Cina il cosiddetto passo di Darial in persiano Dār-e Alān che significa "Porta degli Alani". Da qui passò anche Marco Polo la cui spedizione fu accompagnata da un Alano, in quel periodo gli Alani erano anche tenuti a fornire contingenti ai Mongoli.

Dal punto di vista genetico oggi abbiamo 5 sequenze DNA idetificabili come Scite/Sarmate 3 di queste sono R1a1a1b, una è R1b1a e una è Q1a.

lunedì 24 aprile 2017

Origine e diffusione dell'aplogruppo Y-DNA I1 in Italia

Dopo qualche tempo torniamo a parlare di aplogruppi del cromosoma Y su questo blog. Lo spunto ci viene dato ancora una volta dal sito Eupedia.com che ha recentemente aggiornato in base alle ultime risultanze emerse le sue ormai famose mappe di genetica delle popolazioni questa volta relative all'aplogruppo I1. Per chi fosse a digiuno della materia ricordo che il cromosoma Y che si trasmette di padre in figlio attraverso la linea paterna, ha la prerogativa unica nel corredo genetico di rimanere inalterato nel corso degli anni e viene per questo chiamato "cromosoma fotocopia". Per questa sua caratteristica è molto utile in genealogia genetica e nella genetica delle popolazioni per stabilire le proprie origini ancestrali.


L'aplogruppo I1, probabilmente l'unico indigeno europeo, indica popolazioni di cacciatori-raccoglitori che dopo essere usciti dai rifugi nei quali si erano stabiliti durante l'ultima grande glaciazione, col ritiro dei ghiacci si spostarono a Nord tra il Neolitico Superiore ed il Mesolitico (11.000 a.C.) ed è quindi un marcatore caratteristico delle popolazioni del Nord Europa e della Scandinavia. L'aplogruppo è quindi legato alle popolazioni germaniche che nascono dall'incontro nell'età del bronzo tra questi cacciatori-raccoglitori e gli indoeuropei R1b provenienti dalle steppe pontiche (2.800 a.C.) che possiamo riferire a quattro antiche popolazioni: Cimmeri, Cimbri, Celti e Teutoni. Da questo incontro nascono anche le lingue germaniche che ancora oggi conservano traccia in alcune parole del vecchio idioma non indoeuropeo originario dei cacciatori-raccoglitori dell'Europa del Neolitico, tra questi molti termini marinareschi e attinenti alla guerra (See, Schiff, Schwert, Schield)

Oggi l'aplogruppo I1 non è maggioritario neanche nel suo "core" tra Norvegia e Svezia, ma vista la sua tipicità è un ottimo indicatore per tracciare gli spostamenti in Europa delle popolazioni germaniche che hanno caratterizzato sostanzialmente due periodi il primo che noi chiamiamo "invasioni barbariche" che portò alla caduta dell'impero romano d'occidente ed il secondo che corrisponde all'espansione dei Vichinghi/Normanni nel IX-X secolo.

Un ottimo marcatore quindi che troviamo anche in Italia in particolare in tre zone della penisola: Alto-Adige e Friuli, qui si tratta però di aree di confine tra il mondo latino ed il mondo germanico, caratterizzate anche da bilinguismo e quindi la presenza di questo aplogruppo potrebbe essere dovuta ad una lenta stratificazione nel corso dei secoli; l'appennino centro-meridionale in corrispondenza della Langobardia Minor tra quelli che furono i ducati di Spoleto e di Benevento dove abbiamo un vero e proprio hot-spot del 15% tra l'Aquila, Avezzano e Sulmona, dovuto ai Longobardi; last but not least la Sicilia nord-occidentale (Palermo 15%) che come sappiamo da tempo ha una sua peculiarità genetica grazie ai Normanni di cui evidentemente è rimasta una forte traccia nella popolazione.

Come possiamo vedere l'aplogruppo non è particolarmente presente nell'Italia settentrionale a parte le due aree a Nord-Est già menzionate il che conferma per differenza come quelle aree abbiano una forte componente ancestrale celtica e non germanica evidenziato anche dal picco massimo dell'aplogruppo R-U152. L'importanza genetica delle tribù celtiche in Italia settentrionale è stata una delle prime ipotesi portate avanti da questo blog e sembra sempre più confermata anche nell'evoluzione delle risultanze scientifiche: Ipotesi sulla diffusione dell'aplogruppo R1b (Y-DNA) in Italia

sabato 15 aprile 2017

I Normanni una stirpe pan-europea

Norreni dal film russo Викинг, 2016
Attorno all'VIII secolo le popolazioni che vivevano all'estremo Nord dell'Europa, a causa dei cambiamenti climatici che provocarono inverni più rigidi ed un conseguente crollo della produzione agricola trovarono sempre più difficile soddisfare ai bisogni alimentari delle comunità che popolavano le brulle scogliere dei paesi scandinavi. Queste popolazioni di agricoltori e pastori che chiamavano loro stesse con l'etnonimo di Northmen, ovvero gli uomini del Nord, per sopravvivere alle circostanze avverse cominciarono ad esplorare il mondo circostante e a darsi alle scorrerie in cerca di fortuna e fama diventando abili navigatori ed in effetti corsari.

Il termine Vichinghi invece è più riferito al nome con cui alcune popolazioni oggetto delle razzie chiamavano questi uomini e trae origine dal norreno vikingr che significa la gente della baia, in effetti nel Sud della Norvegia esiste un toponimo Vikin che potrebbe essere il luogo da cui partirono le prime scorrerie. Vichinghi o Normanni che dir si voglia queste popolazioni ebbero nell'Alto Medioevo un ruolo molto importante nella formazione di molte nazioni europee, dalle Isole Britanniche, Ulster e Scozia, alla Normandia, all'Italia meridionale e la Sicilia, alla Russia, all'Estonia, all'Islanda, alla Groenlandia fino alle prime colonie fondate nelle province settentrionali del Canada che presero il nome di Vinland.

Questi uomini discendendo per i grandi fiumi navigabili dell'Europa orientale come il Dnepr costruirono delle rotte commerciali verso il Mar Nero e Bisanzio, dando vita ai primi regni slavi come il Rus' di Kiev, Rus è il nome con cui venivano chiamate queste popolazioni d'oltremare, termine che significava "i vogatori", dai vogatori norreni trae origine anche il nome Russia. Rjurik fu il capo vichingo che nel 862 prese il controllo della fortezza di Novgorod (norreno Holmgarðr) fondando poi il primo nucleo dello stato russo, e dando vita alla dinastia dei Rjurikidi e degli Zar di Russia.

Si dice che quando Rollo fu fatto Duca di Normandia dal re Carlo il Semplice nella cattedrale di Rouen nel 912, fu invitato a baciare i piedi al re di Francia, a quel punto Rollo esclamò "Ne se bi gots!" (No davvero per gli dei!), uno dei pochi relitti linguistici che ci rimane dell'antico danese, da quel momento i Norreni furono chiamati dai Franchi col nomignolo dispregiativo di Bigothi (*).
"Moult ont Franchois Normans laidis
Et de meffais et de mesdis.
Souvent lor dient reproviers,
Et claiment Bigos et Draschiers.
Souvent les ont meslez au Roi,
Souvent dient, Sire, pourquoi
Ne tollez la terre as Bigos?" (**)
"Et fut pris dedans un gentilhomme nommé Bigas, de nation Normande" (***)

Attorno all'820 i Normanni sono nel Mediterraneo e risalendo l'Arno saccheggiano Luni, che credono Roma, Pisa e arrivano fino a Fiesole dove distruggono l'Episcopio, e precedono di poco l'arrivo in quella città di San Donato da Fiesole Scoto (irlandese). In quell'occasione è possibile che come era loro abitudine alcuni di essi si siano fermati per fondare alcune colonie. Queste colonie possono essere rintracciate indagando per il toponimo Bigothi, Bigots, Bigas che era il termine con cui nei paesi occidentali chiamavano gli "uomini del Nord". Si trovano generalmente nei pressi di grandi fiumi navigabili le "autostrade" che i Norreni usavano  per penetrare all'interno dei territori nelle loro scorrerie. Per esempio abbiamo Bigas vicino a Viseu in Portogallo (fiume Douro) Bigots presso Saint-Blancard in Alta Garonna (fiume Garonna), Le Bigas in Dordogna (fiume Dordogna).

Nel IX secolo i Normanni furono chiamati dai feudatari Longobardi per risolvere una difficile questione geo-politica che si protraeva ormai da diverso tempo nell'Italia meridionale e che vedeva come principali protagonisti gli stessi Longobardi, i Bizantini e i Saraceni che con le loro incursioni contribuivano a rendere la situazione ancora più instabile. In quel momento i Normanni erano in Europa una vera e propria superpotenza militare, economica e culturale.

Ecco quindi che questo popolo di raminghi diventa il sostrato comune a tantissimi paesi europei da occidente ad oriente. Oggi con l'aiuto della genealogia genetica, una nuova branca della genealogia che usa le nuove tecnologie offerte dalla genetica per ripercorrere all'indietro le origini ancestrali delle persone, noi possiamo rintracciare le firme genetiche caratteristiche di questa popolazione, firme genetiche che ritroviamo in molti paesi europei. Queste ricerche per stabilire le origini ancestrali prendono in esame il cromosoma Y del genoma umano, che ha la particolare caratteristica di trasmettersi di padre in figlio praticamente identico attraverso le generazioni. Questo metodo è stato anche utilizzato dal RIS dei Carabinieri in alcune recenti indagini che hanno avuto un grande rilievo nei media.

Il primo studio del DNA sui discendenti dei Normanni ha evidenziato come l'aplogruppo R1b sia il più frequente. Degli 89 uomini che hanno partecipato allo studio 52 sono risultati appartenenti all'aplogruppo R1b, un aplogruppo indoeuropeo originato nelle steppe pontiche a Nord del Mar Nero che è oggi il maggiore aplogruppo maschile dell'Europa occidentale. Un precedente studio analizza la diffusione del DNA portato nelle isole britanniche con la conquista normanna del 1066. L'autore dello studio è Michael R. Maglio: "A Y-Chromosome Signature of Polygyny in Norman England". Pur non essendo in grado di trovare discendenti diretti di Guglielmo il Conquistatore, è stata fatta un'analisi comparata su cognomi di chiara e indubbia origine normanna e una successiva riduzione del campione filtrando i risultati con i 12 marker più lenti (metodo Zhivotovsky, 2004). Il risultato è il cosiddetto William the Conqueror Modal Haplotype (WCMH a 37 markers) ovvero: 13 - 24 - 14 - 11 - 11 - 14 - 12 - 12 - 12 - 13 - 13 - 29 - 17 - 9 - 10 - 11 - 11 - 25 - 15 - 19 - 29 - 15 - 15 - 17 - 17 - 11 - 11 - 19 - 23 - 15 - 15 - 17 - 17 - 36 - 37 - 12 - 12. La sequenza degli STR è quella secondo lo standard di FTDNA. Questo modale sembrerebbe una sotto-categoria dell'R-P312. La distanza genetica (GD) tra questo modale ed il modale de partecipanti al progetto L21+ di FTDNA è di soli 4 step, quindi direi che possiamo affermare con una ragionevole certezza che il Conquistatore appartenesse all'aplogruppo R-L21 Y-DNA. Nel progetto sono inclusi due membri con origini ancestrali siciliane, dei due uno presenta una GD=3 (25 markers) e l'altro una GD=12 (37 markers).


DYS393

DYS390

DYS19

DYS391

DYS385a

DYS385b

DYS426

DYS388

DYS439

DYS389i

DYS392

DYS389ii

13

24

14

11

11

14

12

12

12

13

13

29



DYS458

DYS459a

DYS459b

DYS455

DYS454

DYS447

DYS437

DYS448

DYS449

DYS464a

DYS464b

DYS464c

DYS464d

17

9

10

11

11

25

15

19

29

15

15

17

17



DYS460

Y-GATA-H4

YCAIIa

YCAIIb

DYS456

DYS607

DYS576

DYS570

CDYa

CDYb

DYS442

DYS438

11

11

19

23

15

15

17

17

36

37

12

12

In base a questo studio è stato possibile realizzare un super-cluster di individui i cui lineaggi paterni puntano al modale del Conquistatore. Tra le persone famose di cui si conosce il DNA, lo Zar Nicola II Romanov mostra una GD=4 dal modale considerando i 16 marker confrontabili, il che fa pensare che anche lo Zar fosse di origine ancestrale norrena.

Y-DNA super-cluster normanno R1b


(*) Vetus Chronicon tom. 3. Hist. Franc. de Rollone primo Normannorum Duce
(**) Robert Wace, Le Roman de Vacces ou de Rou MS
(***) Chroniques d'Enguerrand de Monstrelet

domenica 2 aprile 2017

Museo degli Uffizi: l'Allegoria Sacra di Giovanni Bellini, interpretazione

Leggendo un'interpretazione di Vittorio Sgarbi dell'Allegoria Sacra di Giovanni Bellini conservata al Museo degli Uffizi mi si è accesa la lampadina ed ecco la mia versione che ne approfondisce alcuni aspetti.



La terrazza, inserita in un contesto naturale caratterizzato da ripidi balzi, si affaccia su un lago e ricorda il sacrario degli antichi Germani ad Eksternsteine dove sembra che sorgesse l'albero sacro dei Sassoni abbattuto da Carlo Magno, al centro della scena vi è infatti l'Irminsul (Axis Mundi). Un bambin Gesù scuote il tronco dell'albero per farne cadere i frutti, tre pomi d'oro che vengono raccolti dai tre figli legittimi di Carlo Magno e Ildegarda nei quali sarebbe stato diviso il Sacro Romano Impero alla morte dell'imperatore, sulla destra i due santi sono San Sebastiano (trafitto dalle frecce) e Sant'Antimo di Nicomedia le cui reliquie furono regalate da papa Adriano I, appoggiato alla balaustra, a Carlo Magno. Fuori dal recinto l'imperatore col mantello rosso brandisce la spada e impugna lo scettro del Sacro Romano Impero allontanando dalla scena un orientale a ricordare le guerre dei Franchi contro i mori, accanto ma al di qua del recinto la moglie di Carlo Magno, Ildegarda prega la Sacra Vergine protetta da un baldacchino, accanto una figura femminile levitata dal pavimento, forse una ninfa, Europa?

domenica 19 febbraio 2017

L'etnogenesi dei Longobardi: gli Irminones o Herminones

Col nome di Irminones o Herminones alla latina (greco antico: Ἑρμίονες) Tacito identificava una delle tre macro-tribù in cui si dividevano i Germani nella sua opera etnografica Germania (98 d.C.).
"Con canti di antica tradizione (questo è l'unico tipo di tradizione da loro coltivato), i Germani celebrano il dio Tuistone, affermando che nacque dalla terra. A Tuistone attribuiscono un figlio, Manno, considerato il capostipite della stirpe, primo ordinatore della società. A Manno, poi, assegnano tre figli, dai cui nomi derivano quelli degli Ingaevoni, che abitano la regione più vicina all'Oceano, degli Herminoni, nella parte centrale, degli Istevoni, nel resto." Tacito, Germania, 2.2
Anche Plinio nella Storia Naturale (4.100) menziona gli Herminones annoverandone nel gruppo  i Suebi, gli Hermunduri, i Chatti e i Cherusci.

La storiografia moderna identifica questi Irminones con il gruppo delle tribù germaniche che anticamente abitavano il bacino fluviale del grande fiume Elba, quindi nella parte più interna della Germania Magna. A queste tribù appartenevano gli Hermunduri, i Chatti, i Cherusci, i Suebi, i Marcomanni, i Quadi, i Semnoni che furono il primo nucleo della confederazione degli Alamanni e infine i Sassoni e i Longobardi. Come le altre due macro-tribù anche gli Herminones deriverebbero da un mitico dio Irmin, la cui reincarnazione fu quell'Arminio dei Cherusci che, educato a Roma, fu l'artefice dell'annientamento di tre legioni romane al comando di Varo nella battaglia della foresta di Teutoburgo e che avrebbe per sempre modificato i destini d'Europa.

Irmin, Hermann e Arminio sono tutte varianti dello stesso nome da cui deriverebbe anche il celtico Eremon e Ariomanus, l'iranico Airyaman, il persiano medio Erman arrivando fino al sanscrito Aryaman che con Varuna e Mitra fa parte degli dei del sole della tradizione vedica.

In giallo gli Irminones o Germani dell'Elba

Gli Irminones tra cui i Longobardi ed i Sassoni furono particolarmente devoti all'Irminsul, in antico sassone "il pilastro di Irmin", l'axis mundi sembra sorgesse nella foresta di Teutoburgo presso il dirupo di Externsteine dove fu distrutto da Carlo Magno nella sua vittoriosa campagna militare per sottomettere i Sassoni. Ancora oggi sul posto sorge una cappella votiva dove si celebrava il solstizio invernale.

Irminsul - Pavia, San Pietro

Exsternsteine - altare solare


Questa divisione ricalca anche quella linguistica che raggruppa queste tribù nell'area dei dialetti appartenenti al germanico occidentale ancestrale all'antico alto tedesco e quindi al tedesco moderno standard (Hoch Deutsch).

Gli Herminones, con gli Ingaevones e gli Istaevones erano uno dei tre gruppi in cui si dividevano i Germani occidentali. La numerologia del tre rivestiva una grande importanza presso queste popolazioni basti pensare che essi non contavano come noi di dieci in dieci ma di dodici in dodici. Di questo antico modo di contare rimane traccia nel tedesco moderno dove elf indica adesso l'undici quando anticamente esprimeva il dieci e il ten, tien o zehn esprimeva il dodici e lo zwolf l'undici, i numeri composti cominciano solo col drei-zehn, vier-zehn, etc. Ecco perché se leggiamo i codici altomedievali del periodo le ammende per i reati vengono calcolate in multipli di dodici, per esempio per i Longobardi il termine legale per applicare una sentenza era di dodici notti.




LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...