lunedì 24 aprile 2017

Origine e diffusione dell'aplogruppo Y-DNA I1 in Italia

Dopo qualche tempo torniamo a parlare di aplogruppi del cromosoma Y su questo blog. Lo spunto ci viene dato ancora una volta dal sito Eupedia.com che ha recentemente aggiornato in base alle ultime risultanze emerse le sue ormai famose mappe di genetica delle popolazioni questa volta relative all'aplogruppo I1. Per chi fosse a digiuno della materia ricordo che il cromosoma Y che si trasmette di padre in figlio attraverso la linea paterna, ha la prerogativa unica nel corredo genetico di rimanere inalterato nel corso degli anni e viene per questo chiamato "cromosoma fotocopia". Per questa sua caratteristica è molto utile in genealogia genetica e nella genetica delle popolazioni per stabilire le proprie origini ancestrali.


L'aplogruppo I1, probabilmente l'unico indigeno europeo, indica popolazioni di cacciatori-raccoglitori che dopo essere usciti dai rifugi nei quali si erano stabiliti durante l'ultima grande glaciazione, col ritiro dei ghiacci si spostarono a Nord tra il Neolitico Superiore ed il Mesolitico (11.000 a.C.) ed è quindi un marcatore caratteristico delle popolazioni del Nord Europa e della Scandinavia. L'aplogruppo è quindi legato alle popolazioni germaniche che nascono dall'incontro nell'età del bronzo tra questi cacciatori-raccoglitori e gli indoeuropei R1b provenienti dalle steppe pontiche (2.800 a.C.) che possiamo riferire a quattro antiche popolazioni: Cimmeri, Cimbri, Celti e Teutoni. Da questo incontro nascono anche le lingue germaniche che ancora oggi conservano traccia in alcune parole del vecchio idioma non indoeuropeo originario dei cacciatori-raccoglitori dell'Europa del Neolitico, tra questi molti termini marinareschi e attinenti alla guerra (See, Schiff, Schwert, Schield)

Oggi l'aplogruppo I1 non è maggioritario neanche nel suo "core" tra Norvegia e Svezia, ma vista la sua tipicità è un ottimo indicatore per tracciare gli spostamenti in Europa delle popolazioni germaniche che hanno caratterizzato sostanzialmente due periodi il primo che noi chiamiamo "invasioni barbariche" che portò alla caduta dell'impero romano d'occidente ed il secondo che corrisponde all'espansione dei Vichinghi/Normanni nel IX-X secolo.

Un ottimo marcatore quindi che troviamo anche in Italia in particolare in tre zone della penisola: Alto-Adige e Friuli, qui si tratta però di aree di confine tra il mondo latino ed il mondo germanico, caratterizzate anche da bilinguismo e quindi la presenza di questo aplogruppo potrebbe essere dovuta ad una lenta stratificazione nel corso dei secoli; l'appennino centro-meridionale in corrispondenza della Langobardia Minor tra quelli che furono i ducati di Spoleto e di Benevento dove abbiamo un vero e proprio hot-spot del 15% tra l'Aquila, Avezzano e Sulmona, dovuto ai Longobardi; last but not least la Sicilia nord-occidentale (Palermo 15%) che come sappiamo da tempo ha una sua peculiarità genetica grazie ai Normanni di cui evidentemente è rimasta una forte traccia nella popolazione.

Come possiamo vedere l'aplogruppo non è particolarmente presente nell'Italia settentrionale a parte le due aree a Nord-Est già menzionate il che conferma per differenza come quelle aree abbiano una forte componente ancestrale celtica e non germanica evidenziato anche dal picco massimo dell'aplogruppo R-U152. L'importanza genetica delle tribù celtiche in Italia settentrionale è stata una delle prime ipotesi portate avanti da questo blog e sembra sempre più confermata anche nell'evoluzione delle risultanze scientifiche: Ipotesi sulla diffusione dell'aplogruppo R1b (Y-DNA) in Italia

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