sabato 21 gennaio 2017

Breve storia dei Sassoni d'Italia


Nel II secolo della cosiddetta era volgare, tra le varie tribù della Germania Magna che occupavano il basso corso dell'Elba si andò affermando sempre di più quella dei Sassoni il cui etnonimo deriva dalla parola Seax: il lungo coltello tuttofare che gli uomini portavano sempre attaccato alla cintola. Germani dell'Elba come loro (Herminones secondo Tacito), sarà proprio con i Sassoni, che i latini chiamavano Saxones, che i Longobardi strinsero i rapporti più stretti tanto che Paolo Diacono nella sua Historia Langobardorum definisce i Sassoni "amici vetuli Alboini". Non deve quindi stupire trovare ventimila Sassoni che, con le loro donne ed i loro bambini, il giorno di Pasqua del 568 si preparano sul piano pannonico a partire al fianco dei Longobardi per intraprendere la vittoriosa avventura italiana condotta da Alboino.

Dalla Historia sappiamo anche che i Sassoni migrarono in massa dalle loro terre: il conseguente spostamento di altre tribù suebiche negli stessi luoghi lascerebbe infatti supporre che come era norma presso questi popoli tutti i Sassoni partirono.

Nel terzo libro della Historia si torna a parlare diffusamente dei Sassoni a cominciare dalla loro incursione in Alta Provenza dove si accamparono presso la città di Riez mettendo a soqquadro la campagna circostante cominciando a razziare, come era nel loro costume, tutto quello che potevano. Almeno fino a quando non intervenne in modo energico il generale gallo-romano Ennio Mummolo al servizio del re merovingio Gontrano (532-592). La battaglia andò avanti con scaramucce per tutto il giorno e fino alla notte. Il giorno dopo i Sassoni schierarono l'esercito ma si giunse ad evitare lo scontro con i Franchi a patto che si concludesse la scorreria e si ritornasse in Italia.

Tornati quindi in Italia i Sassoni non vollero adattarsi a vivere secondo il costume longobardo anche perché questo li avrebbe costretti a perdere il nome e ad essere assimilati dai Longobardi come accadde per i Gepidi in Pannonia prima e per gli Ostrogoti in Italia dopo. Raccolte le loro cose e le loro famiglie i Sassoni che non vollero sottomettersi agli usi dei Longobardi ripresero la via del paese dei Franchi. Giunti in Gallia si divisero in due tronconi, il primo si stabilì a Nizza, l'altro ripercorse lo stesso tragitto della precedente scorreria e si ritrovò nuovamente davanti a Mummolo presso il Rodano. Questa volta i Sassoni avendo le famiglie al seguito decisero di evitare lo scontro e pagarono un tributo per il passaggio del fiume e per tornare nella loro terra ancestrale nel Nord della Germania. Ma il ritorno non fu facile perché queste terre erano state nel frattempo occupate da altre tribù suebiche. Inutili furono tutti i tentativi di risolvere la questione ed alla fine si giunse allo scontro finale con la loro sconfitta e la loro assimilazione agli Svevi. Da quel momento non possiamo più parlare di un vero e proprio regno Sassone nell'area compresa tra i fiumi Weser, Eider e Elba, gli storici collocano questa data al 573 quindi appena cinque anni dopo la loro partenza per l'Italia con Alboino.

Questi passi di Paolo Diacono coincidono con la Storia dei Franchi di Gregorio di Tours; poi la Historia non nomina più i Sassoni, ma dalle sue righe si evincono alcune caratteristiche importanti di questo popolo come per esempio la loro abilità nella lavorazione dei metalli e nell'oreficeria. Erano infatti riusciti a dorare il rame ed a rivenderlo ai gallo-romani spacciandolo per oro, quindi truffandoli. Inoltre si parla della loro abitudine, peraltro comune ad altri popoli germanici, di non tagliarsi i capelli e la barba prima di aver ucciso un nemico in battaglia.

Per questo è opinione comune presso gli storici che di questi Sassoni che parteciparono alla conquista dell'Italia nel nostro paese non ne fosse rimasta traccia. Eppure sono tanti gli indizi che rimandano ad una presenza Sassone in Italia ed in Toscana in particolare. Se è vero che noi sappiamo poco di questi sassoni d'Italia e anche vero che sappiamo invece tanto dei Sassoni che migrarono nel V secolo nelle Isole britanniche, Una grande mole di documenti che ci da informazioni sull'onomastica, la toponomastica, gli usi e i costumi di questo popolo che non dovrebbe essere troppo dissimile dai loro omologhi italiani. Fondamentale in questo senso il Domesday Book con il censimento di tutte le proprietà fondiarie d'Inghilterra dopo la conquista normanna del 1066. La raccolta di tutti i nomi di origine sassone è contenuto nell'Onomasticon Saxonicum.

Tipico dei Sassoni era il ricorso all'antroponimico, ovvero il ricorso a denominare un luogo secondo il nome del fondatore dell'insediamento, argomento al quale ho già dedicato un post in questo blog per chi voglia approfondire la materia: Toponomastica anglo-sassone di base. In questo modo è possibile incrociare alcuni nomi di chiara origine sassone con i toponimi presenti in alcune parti d'Italia. Alcuni di questi si trovano nel Valdarno Superiore, per esempio in Dudda, antroponimico dal soprannome sassone Dudda che significa rotondo, in Bigazzi antroponimico dal soprannome sassone Biga che significa grosso attraverso la latinizzazione col suffisso genitivo -tius tipico dei nomi di origine barbarica, a Vallombrosa fu abate un Bigatius, in Certignano antroponimico da Cerdic attraverso la classica rotazione consonantica d > t e l'aggiunta del suffisso prediale latino -anus. La presenza dei suffissi latini non deve stupire più di tanto, il latino era considerata una lingua prestigiosa per cui aggiungerla al proprio nome dava lustro alla schiatta. Altro toponimo che questa volta deriva da un toponimo sassone questa volta legato alle caratteristiche morfologiche del terreno è La Penna dalla parola antica sassone penn che significa salto, balzo, rupe. Il toponimo Penn è presente in Inghilterra.



Dalle pagine di Paolo Diacono, dove si parla della trattativa tra i Sassoni e gli Svevi per il rientro nelle proprie terre nel Nord della Germania come nazione autonoma, si fa riferimento alla divisione in terzi, questo punto a prima vista di secondo piano è invece un tratto importante delle culture celto-germaniche. Tre infatti era il numero perfetto e quindi non si contava come facciamo noi in decine ma in dozzine ovvero in multipli di tre. Sarà solo con la conversione al cristianesimo che questi popoli cambiarono il modo di contare. Ecco perché questi popoli quando devono spartirsi un territorio lo dividono sempre in tre, perché così fatto è perfetto: Westfalii, Ostfalii ed Engri; Ostrogoti, Visigoti e Gepidi; Essex, Sussex e Wessex; Ostanglia, Northumbria e Mercia; a questo schema non sfuggono neanche i Longobardi quando dividono il Nord Italia in Neustria, Austria e Tuscia. Ecco perché nei documenti di questo periodo troviamo numeri che non sono "pari" ma sono multipli di tre per esempio presso i Longobardi il tempo per l'esecuzione di una sentenza era di dodici notti. Di questo rimane traccia anche nella numerazione del tedesco moderno dove l'undici (elf) anticamente denotava il dieci e il ten, tien, zehn era il dodici e zwolf l'undici; i numeri composti con le decine cominciano solo col drei-zehn, vier-zehn, etc.

La numerologia del tre si ritrova anche nella divisione delle classi sociali delle popolazioni celto-germaniche che vede la società suddivisa in tre caste: la casta sacerdotale a cui appartenevano anche i nobili, la casta degli arimanni ovvero dei guerrieri uomini liberi e la casta dei lavoratori della terra dipendenti e non liberi. I nobili ovvero quelle persone a cui veniva attribuita un'origine divina presso i Sassoni si chiamavano Edelingi termine molto simile a quello dei nobili Longobardi Adelingi.

Come i Longobardi i Sassoni erano dediti al culto arboreo rappresentato dall'Irminsul, l'albero sacro dei Sassoni che era situato presso la "Stonehenge" dei Germani nella foresta di Teutoburgo in una località caratterizzata da particolarissime formazioni rocciose denominata Eksternsteine il cui nome significa "roccia delle gazze" (rupes picarum). Per questo motivo non è raro trovare negli armoriali delle famiglie di origine sassone la raffigurazione di un albero talvolta sostituito da una croce.



Rupes picarum - Hamelmann (1564) 

Il vescovo Bonifacio abbatte un albero
sacro in Assia, Bernhard Rode, 1781

Nell'anno 772 Carlo Magno, stanco delle continue scorrerie dei Sassoni a danno delle istituzioni cristiane, ruppe gli indugi e mosse guerra contro di loro. Il Casus belli fu il saccheggio e l'incendio della chiesa di Deventer. L'atto simbolico più eclatante di queste operazioni militari fu l'abbattimento dell'albero sacro di Irminsul ad Eresburg, il pilastro che secondo la tradizione mitologica germanica sosteneva la volta del cielo.
Con questo atto Carlo Magno voleva sottintendere la forza della fede cristiana che abbatte le antiche tradizioni pagane ormai superate. Le guerre sassoni, possono essere infatti considerate delle vere e proprie guerre di religione tra due visioni del mondo. Da una parte Carlo Magno che vedeva nella cristianizzazione e nell'istituzione di un organismo di governo sovranazionale una sorta di ricostituzione dell'impero romano in salsa germanica. Dall'altra gli altri popoli germanici che non volevano rinunciare alle proprie tradizioni culturali, ai loro miti pagani ma soprattutto alla loro indipendenza e autonomia dal potere centrale. (dal post Irminsul: il pilastro del mondo su questo blog)

E tuttavia, come abbiamo visto, probabilmente il simbolo della colonna cosmica è sopravvissuto all’atto estremo del sovrano. La tradizione è riuscita a conservare l’asse del mondo, mettendola nelle mani di re ed imperatori. Quante volte l’abbiamo guardata, questa Irminsul, mentre studiavamo un antico disegno, una scultura medievale, una pittura, la miniatura di un manoscritto, senza nemmeno poterla riconoscere? Eppure i monarchi francesi ne fecero il primo segno della regalità: il giglio di Francia. (dal post Externsteine: Carlo Magno e Irminsul)

In effetti dopo la cristianizzazione il culto arboreo dell'Irminsul rimase presente in molte opere a testimonianza di quanto gli artisti conoscessero la sua importanza nel culto popolare. Due esempi eclatanti qui a Firenze sono l'albero della vita di Taddeo Gaddi nel Cenacolo di Santa Croce da cui si evince quasi una sovrapposizione semantica tra la croce e l'albero sacro degli Herminones ovvero il pilastro del mondo. Nell' Allegoria sacra di Giovanni Bellini conservata agli Uffizi l'enigmatica scena al centro della quale compare l'albero della vita è inserita in un contesto rupestre sulle sponde di un lago che richiama il santuario dei pagani a Externsteine. Sulla sinistra si scorge un Carlo Magno dal mantello rosso che con una mano brandisce la spada e allontana un moro che esce dalla scena e con l'altra impugna lo scettro del Sacro Romano Impero.

Cenacolo di Santa Croce
L'albero della vita di Taddeo Gaddi

Allegoria sacra di Giovanni Bellini
Galleria degli Uffizi - Firenze

L'evoluzione grafica del Fleur de Lis
partirebbe dal simbolo dell'Irminsul





Fonti:
Paolo Diacono, Historia Langobardorum
Gregorio di Tours, Storia dei Franchi
Onomasticon Anglo-Saxonicum, A list of Anglo-Saxon proper name from the time of Beda to that of King John, Cambridge University Press, 1897
Filippo Moisé, Storia dei dominii stranieri in Italia dalla caduta dell' impero romano in occidente fino ai nostri giorni, volume III, Batelli e compagni Firenze 1840



3 commenti:

Truefast ᛗ ha detto...

Salve! Saluti da Inghilterra. Ama il blog. Su quali l'inglese ora sappiamo della gazza, come si potrebbe http://truefastness.blogspot.co.uk/2016/08/the-true-witches-bird.html (grandi menti pensano allo stesso modo)Spero che il mio italiano è bene (Google translate!)

Rupes picarum ha detto...

Hello Truefast! Thank you for your interest in the blog, I read your article on magpies and it is very interesting. Do you think that magpies folklore in the British Islands is connected with Anglo-saxon heritage or is it Brythonic

Truefast ᛗ ha detto...

Anglo-Saxon! Certamente Sassone. Non Brythonic. Non ho mai sentito simili dalla Cornovaglia, Galles o anche l'Irlanda, ha fatto quello che non, ovviamente, preso in prestito da Inglese.

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