venerdì 23 dicembre 2016

Il culto di San Giovanni Battista presso i Longobardi

La devozione a San Giovanni Battista è piuttosto diffusa, forse proprio per quel sincretismo che ha, nel corso del medioevo, introdotto il suo culto in sostituzione di quello legato al solstizio d'estate.

Il culto di San Giovanni Battista presso i Longobardi è comprovato in ben tre passi della Historia Langobardorum di Paolo Diacono: IV, 47; V, 6; V, 41 e passivamente anche in IV, 21. Proprio in relazione a due di questi passi (IV, 21 e V, 6) si trova attestata in tre codici della Historia paolina una glossa (detta Monzese dal codice Monza, Biblioteca Capitolare b-18; gli altri due codici sono Vat. Reg. lat. 710 e Paris, BNF, lat. 6159). La glossa si trova inserita a testo nel Chronicon Modoetiense ab origine Modoetiae usque ad annum 1349 di Bonincontro Morigia. Il testo dei passi di Paolo Diacono interpolati dalla Glossa, la Glossa stessa e i capitoli del Chronicon Modoetiense sono editi alle pp. 456-457. Inoltre il saggio, a conferma della venerazione del Battista in ambito longobardo, analizza una formula magica aggiunta da un correttore nei margini di un manoscritto veronese delle Leggi longobarde (Vat. Lat. 5359) del IX sec., nel quale i protagonisti della historiala sono Cristo, il fiume Giordano e San Giovanni Battista. (Lucia Castaldi)

Testa longobarda sotto il gocciolatoio della scarsella
del Battistero di San Giovanni battista a Firenze

ALCUNE CONSIDERAZIONI SU UN INCANTESIMO ANTIEMORRAGICO IN USO TRA I LONGOBARDI

Analizziamo in questa sede l'incantesimo antiemorragico, cod. 5359 margine f. 30v, di cui già abbiamo accennato in precedenza. Trattasi di un testo in latino che non presenta alcuna parola in lingua germanica, come invece potrebbe far credere l'opera di Giovanna Princi Braccini (Vecchi e nuovi indizi sui tempi della morte della lingua dei Longobardi Studi in memoria di Giulia Caterina Mastrelli Anzilotti Firenze, Istituto di studi per l'Alto Adige 2001).

Giungo a questa conclusione: sospetto che la formula sia stata utilizzata impropriamente dalla stessa Princi Braccini come prova nel suo articolo per situare l'estinzione della lingua nel corso dell'VIII secolo, evidentemente a mo' di terminus ante quem. Nel riassunto dell'opera in questione si menziona il testo (che risale al IX-X secolo) in modo ambiguo:

"Sulla base dell'esame delle testimonianze e delle sopravvivenze linguistiche nell'Historia Langobardorum di Paolo Diacono, nel Chronicon Novaliciense, nell'incantesimo antiemorragico riportato a margine del f. 30v del ms. Vat. lat. 5359, nel Chronicon Salernitanum, nell'Elementarium di Papia e nell'Expositio ad Librum Papiensem, l'A. colloca la possibile data dell'estinzione della lingua longobarda tra i primi decenni e la fine dell'VIII secolo. (Roberto Gamberini)"

A questo punto riporto senza indugio il testo dell'incantesimo, finalmente ritrovato dopo una non facile ricerca nel Web:

Christus et sanctus Johannes ambelans ad flumen Jordane, dixit Christus ad sancto Johanne “restans flumen Jordane”. Commode restans flumen Jordane: sic res te venast* in homine it**. In nomine patris et filii et spiritus sancti. amen.

*Da leggersi vena ista
**Da leggersi in homine isto

Traduzione:

Cristo e San Giovanni vanno al fiume Giordano, disse Cristo a San Giovanni: “fermati fiume Giordano”. Così come il fiume Giordano si fermò, così fermati vena. In questo uomo. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Il punto è che questo incantesimo di per sé non prova assolutamente nulla. Si vede che non ha molto senso il suo uso ad opera della Princi Braccini nel suo articolo (tuttora irreperibile): formule interamente in latino come questa sono note in Germania e usate accanto a formule in antico alto tedesco o miste. Un testo in latino non ci dice nulla sulle reali condizioni della lingua longobarda all'epoca in cui fu scritto. Non è molto corretto affermare che esso contenga "testimonianze e sopravvivenze linguistiche", come menzionato nel famoso riassunto.

Inoltre si noteranno due cose di grande importanza:

1) Il latino nei secoli VIII-IX non era la lingua nativa di nessuno. Non è quindi possibile che i Longobardi lo avessero adottato come lingua parlata, come nel mondo scolastico è inveterata credenza;

2) Il latino era ritenuto una lingua prestigiosa. Era diffusa opinione tra i Germani cristiani che fosse la lingua di Dio: ad esempio Carlo Magno era molto preoccupato che una cattiva pronuncia delle preghiere potesse riuscire sgradita a Dio. Naturale quindi che tra i Longobardi una formula in latino fosse ritenuta dotata di grande potere magico.

Riporto una mia traduzione dell'incantesimo nella lingua longobarda ricostruita:

CHRIST ANDI THER AILAGO IOHANNES GENGUN ZO IORDANE FLUTZE. QUAD CHRIST THEMO AILAGON IOHANNE: "IN STADI STAND IORDANIS FLUZ". SUASO IORDANIS FLUZ IN STADI STOD, SUA GUECT THIR THIU ADRA IN THISEMO MANNISCON. IN NAMON FADER ANDI SUNIES ANDI AILACHES CAISTES. AMEN.

Trascrizione fonemica (semplificata):

/'krist andi θer 'ailago jo:'annes 'ge:ngun tso: jor'da:ne 'fluttse 'khwad 'krist θɛmo 'ailagon jo:'anne - in 'stadi 'stand jor'da:nis 'fluts - 'swaso jor'da:nis 'fluts in 'stadi 'sto:d swa: 'gwɛkt θir θiu 'a:dra in 'θisemo 'manniskon in 'namon 'fader andi 'sunjes andi 'ailaxes 'kaistes 'amen/

Questo è un preciso parallelo, un testo alemanno del IX secolo:

Ad fluxum sanguinis narium
Christ unde Iohan giengon zuo der Iordan. do sprach Christ:
“stant, Iordan, biz ih unde Iohan uber dih gegan”. also Iordan do stuont, so stant du .N. illivs bluot. hoc dicatur ter et singulis uicibus fiat nodus in crine hominis.

Traduzione:

Per il flusso del sangue dal naso. Cristo e Giovanni andarono al Giordano. Allora disse Cristo: “Fermati, Giordano, finché io e Giovanni ti avremo attraversato”. Come il Giordano si fermò, così fermati tu sangue di (Nome). Questo si dica per tre volte e ogni volta si faccia un nodo nei capelli della persona.

Sembra innegabile il rapporto della formula alemannica contro l'epistassi con l'incantesimo antiemorragico cod. 5359 margine f. 30v. Mi sembra il caso di far notare che l'uso pervasivo del latino negli incantesimi nell'antica Germania non esclude affatto il rigoglioso uso della lingua nativa, tanto che nelle stesse aree si parla tuttora una lingua germanica.

Fonti: 

Post sul blog "il filo di piombo delle scienze" del 18/06/2015

Giovanna Princi Braccini La glossa monzese alla «Historia Langobardorum», altri documenti del culto di san Giovanni Battista presso i Longobardi e l'incantesimo del cod. Vat. lat. 5359

Paolo Diacono. Uno scrittore fra tradizione longobarda e rinnovamento carolingio. Atti del Convegno internazionale di studi. Cividale del Friuli-Udine, 6-9 maggio 1999 cur. Paolo Chiesa, Udine, Forum. Editrice universitaria udinese 2000 (Libri e biblioteche 9) pp. 625, 427-67


sabato 17 dicembre 2016

Mappare gli spostamenti della popolazione europea attraverso la ricerca genomica



Questo è il titolo di un articolo preliminare, pubblicato su "medieval worlds" di quello che forse è il più imponente studio di genetica delle popolazioni mai realizzato e condotto dal Prof. Patrick J. Geary del dipartimento di Storia dell'Università di Princeton. Studio che Toscana Longobarda segue con attenzione già da quattro anni perché riguarda proprio i Longobardi con il seguenziamento genetico dei resti ossei di 1.200 soggetti provenienti dalle necropoli pannoniche, adesso in Austria, Ungheria e Moravia (VI e inizio VII sec,) e da quelle del Nord Italia (VII sec.). Visto la mole delle analisi da compiere ci vorrà ancora molto tempo e molti altri finanziamenti per portare a termine l'immane opera. Possiamo subito dire che oltre al matriarcale mtDNA verrà analizzato anche il cromosoma Y, il che permetterà quindi di ritracciare i lineaggi patriarcali dei discendenti viventi dei Longobardi che arrivarono in Italia nell'Alto Medioevo fino in Pannonia. Il tutto dovrebbe gettare ampia luce sul cosiddetto periodo delle grandi migrazioni che a ragione è considerato l'elemento fondante degli odierni popoli europei.

Ma perché i Longobardi? L'idea di concentrarsi sui Longobardi non deriva da uno specifico interesse storico legato ai Longobardi ed al loro rapporto con l'italia o la Pannonia piuttosto perché i Longobardi, che furono l'ultima popolazione barbarica ad invadere i territori che facevano parte dell'ex impero romano d'occidente, sono anche quelli più documentati attraverso le opere di Mario di Losanna, Gregorio di Tours e soprattutto Paolo Diacono che descrive nel dettaglio le vicende della storia dei Longobardi dal loro arrivo in Pannonia agli albori del VI sec. fino alla conquista dell'Italia nel 568 ad opera del loro mitico re Alboino. I Longobardi sono a buon diritto una popolazione europea con intrinseche caratteristiche di univocità e specificità che possono essere desunte dai resti archeologici ritrovati in altrettante necropoli chiaramente identificate ed immediatamente riconoscibili come longobarde. Affidabili o no queste caratteristiche fanno dei Longobardi una popolazione modello nel contesto della cosiddetta Volkswanderung ideale oggetto per questo studio scientifico.

La ricerca archeologica e lo studio delle fonti storiche ha potuto permettere infatti di considerare come longobardi centinaia di siti funerari sparsi per l'Europa con sorprendenti analogie nella morfologia e nelle caratteristiche delle fosse e dei corredi funerari dalla Pannonia all'Italia settentrionale.

Lo scopo di questa ricerca scientifica di genetica delle popolazioni non è quello di ricostruire l'identità etnica dei Longobardi. Piuttosto sarà possibile determinare se, nel corso del VI sec., in Ungheria esistevano comunità caratterizzate da stretti legami di parentela il cui profilo genetico differiva da quello delle comunità confinanti in modo da suggerire il loro recente arrivo. Oppure se alcune comunità a Sud delle Alpi seguivano pratiche funerarie analoghe ad altre popolazioni del Nord Europa o dell'Europa orientale. O se, nonostante le loro caratterizzazione culturale e le loro abitudini funerarie specifiche, il loro make-up genetico era affine a quello delle circostanti popolazioni autoctone romee tale da suggerire un rapido processo di integrazione.

In definitiva il progetto offre un diverso modo di concettualizzare lo spazio, questa volta nei termini di affinità genetica piuttosto che in quelli offerti dalla cultura materiale, dalla linguistica, dalla giurisprudenza e dalla politica.

Fonti:

Using Genetic Data to Revolutionalize Understanding of Migration History
By Patrick J. Geary · Published 2013

Mapping European Population Movement through Genomic Research
By Patrick J. Geary and Krishna Veeramah · medieval worlds · No. 4 · 2016 · 65-78


giovedì 8 dicembre 2016

Etimologia di palla, pallone ed origine del suffisso accrescitivo -one

Tra le parole di uso più comune che sono direttamente passate dal longobardo all'italiano vi è la parola palla, attraverso la rotazione consonantica (legge di Grimm) della prima lettera b > p tipica della lingua longobarda. Come possiamo notare in onomastica il tipico germanico bert diventa il longobardo pert.

Pallone ci introduce all'origine del suffisso accrescitivo -one molto usato in italiano. Questo tipo di suffisso è sconosciuto alla lingua latina che non conosce il suffisso accrescitivo. In latino non è possibile esprimere il concetto "grande X" aggiungendo un suffisso alla parola "X". L'origine di questo suffisso di origine certamente indoeuropea è comune in area teutonico-scandinava.
In antico sassone, lingua affine al longobardo, i suffissi verbali -on servono a fare gli infiniti a partire da un sostantivo: mak (sacco, borsa) -on (fare) = makon, hat (ostilità) -on (odiare) = haton. In modo del tutto analogo in Toscana, ma anche in lombardo, si chiama il magone quel senso di oppressione allo stomaco che deriva da pensieri e preoccupazioni ovvero dal sostantivo longobardo mag (stomaco) + il suffisso accrescitivo derivativo -one. La linguistica è una scienza esatta.

Il suffisso accrescitivo patronimico -son in onomastica, a cui si aggiunge anche una funzione derivativa-germinativa, cioé figlio. Il son inglese ed il Sohn tedesco hanno infatti un'origine scandinava, si veda lo svedese son e il danese søn, molto conservativa rispetto al PIE *su(e)-nu- "dare origine a ...", si noti il lituano sunus molto simile: la lingua lituana è tra le lingue più conservative rispetto al PIE. Se uno vuole sentire come parlava un originario indoeuropeo basta sentire un contadino lituano. L'utilizzo di questo sistema patronimico è ancora in auge in Islanda, dobve praticamente tutti i nomi terminano in -son, si tratta di un antico retaggio che prima era comune a tutta l'area teutonico-scandinava.

Altri post sulla lingua longobarda:

L'elemento linguistico longobardo nella lingua italiana
Il suffisso antico germanico -ja nel toscano retaggio della lingua longobarda
I suffissi di origine germanica nella lingua, onomastica e toponomastica italiana

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