martedì 8 novembre 2016

Non fu Cortez il killer ma il sistema immunitario

Il mattino dell’8 novembre 1519 il Vecchio ed il Nuovo Mondo si trovarono l’uno di fronte all’altro. Montezuma e Cortez si guardarono a lungo negli occhi soppesando i rispettivi destini. Tutto, intorno taceva, era come se il tempo, il moto dei pianeti e delle stelle si fosse di colpo fermato. Appena un anno più tardi Montezuma sarebbe morto, un altro anno e la splendida Messico la capitale del Nuovo Mondo sarebbe diventata una città fantasma, distrutta. Mai nella storia una civiltà giunta al massimo del suo sviluppo collassò tanto velocemente. Come un bellissimo girasole a cui un viandante avesse staccato di netto il capo. Cortez sbarcò in Messico dove oggi sorge Vera Cruz proveniente da Cuba con 110 marinai, 553 soldati armati di 32 balestre e 13 carabine, 10 cannoni pesanti, 4 colubrine leggere e 16 cavalli. Gli Spagnoli erano fortemente impreparati, del Messico non conoscevano praticamente nulla, non avevano carte geografiche né sapevano la lingua degli abitanti, condotti dalla brama per l'oro e la gloria penetrarono questo territorio spingendosi via via verso la capitale eludendo tutti gli ostacoli che si frapponevano alla loro fame di vittoria, circostanze che raramente hanno avuto un parallelo nella storia.

Come è spiegabile tutto ciò? Al tempo di Montezuma II gli Aztechi erano una civiltà giunta all’apogeo del suo sviluppo, il Messico contava una popolazione di 25,2 milioni di abitanti, negli stessi anni tutta l’Europa ne contava  57,2 milioni. Spagna e Portogallo assieme non arrivavano appena a 10 milioni di abitanti. I ricercatori Cook e Borah dell’Università di Berkeley  in California hanno determinato che dopo cento anni dall’arrivo degli spagnoli in America latina la popolazione del Messico si era ridotta ad appena un milione di abitanti. Come fu possibile? Che cosa era successo?


La storiografia moderna ha determinato che la causa del collasso anche demografico di questa civiltà pre-colombiana fu provocato in prima istanza dalla diffusione di malattie portate dagli europei contro le quali le popolazioni autoctone americane non avevano alcuna difesa poiché queste erano sconosciute al loro sistema immunitario. Nel corso dei millenni, grazie ad un lungo processo di selezione naturale, gli europei hanno sviluppato gli anticorpi ad una quantità di virus e batteri dei quali oggi non ci ammaliamo più, alcuni di questi ormai neppure esistono, è stato calcolato che circa l'8% del nostro DNA è composto da virus che sono stati per così dire inglobati nel nostro organismo. Quindi dentro di noi portiamo la memoria di tutte queste battaglie che il nostro corpo ha dovuto debellare per sopravvivere. Se consideriamo che gran parte degli europei ha una percentuale variabile dal 2 al 4% di DNA di Neanderthal spostiamo l'asticella della memoria del nostro sistema immunitario ad oltre 300.000 anni fa in quanto dai Neanderthal abbiamo ereditato tra le altre cose un sistema immunitario particolarmente reattivo che è il responsabile dalla enorme diffusione di allergie e malattie autoimmuni.

Questi spagnoli arrivati in Messico erano i discendenti dei sopravvissuti alla Peste Nera che funestò l'Europa nel XIV secolo, considerando l'attuale composizione degli aplogruppi maschili in Europa occidentale ed in particolare in Spagna, possiamo affermare con una certa ragionevolezza che l'aplogruppo R1b, che oggi è l'aplogruppo più diffuso in Europa occidentale, ha avuto un ruolo in questo.

La Spagna è infatti uno dei paesi europei con la più alta frequenza media di aplogruppo R1b pari al 69% della popolazione maschile, che arriva all'85% nei Paesi Baschi, i Baschi hanno avuto un ruolo di primo piano nella conquista e nella colonizzazione dell'America Latina per le doti marinaresche e la solidità delle imbarcazioni dei cantieri cantabrici. Tra le figure di rilievo spicca Lope Aguirre che veniva da Oñati e che ha incarnato l'essenza stessa del Conquistador con tutte le sue contraddizioni come emerge dal film "Aguirre, der Zorn Gottes" di  Werner Herzog.

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