venerdì 28 ottobre 2016

Berserker: il gene del guerriero

Il 25 settembre 1066 una spedizione di vichinghi norvegesi comandata da Harald Hardråde fu intercettata dal grosso delle armate sassoni presso il villaggio di Stamford Bridge nell'Inghilterra orientale. La battaglia fu una disfatta per i vichinghi che furono praticamente annientati. Le cronache raccontano tuttavia di grandi gesti di eroismo, in particolare un solo guerriero Berserker tenne il ponte sul fiume dando ai compagni il tempo di riorganizzarsi sull'altra sponda, impegnando per oltre un'ora l'esercito inglese. Armato di un'ascia a doppio taglio uccise da solo più di quaranta sassoni. Gli inglesi riuscirono ad eliminarlo solo andando sotto il ponte con una barca e colpendolo da sotto con una lunga lancia. Non conosciamo il nome del guerriero ma sappiamo che appartenenva alla casta dei Berserker, una sorta di elite di guerrieri che combatteva in uno stato di esaltazione semi-mistica.


Anche nell'antichità classica abbiamo esempi di guerrieri che combattevano in stato di trance, ne è un esempio Achille nell'Iliade del quale Omero canta le gesta e ne descrive l'ira funesta, ma furono gli scrittori e gli storici romani a parlare nei loro racconti di quello che chiamavano il "furor celtico", uno stato di trasfigurazione semi-mistica che caratterizzava i guerrieri di etnia celto-germanica allorquando nell'agone della battaglia non sentivano più il dolore e la fatica diventando imbattibili e invulnerabili guidati in modo meccanico da un istinto primordiale. Sembra che l'uso di sostanze psicotrope e di alcool aiutasse questi guerrieri a raggiungere questo stato di trasfigurazione, proprio la distillazione di alcool potrebbe essere stata alla base di alcune culture indoeuropee dell'età del bronzo, come per esempio quella dei Bell Beakers ovvero la cultura del vaso campaniforme, vaso che veniva seppellito insieme al defunto a testimoniare l'importanza dell'accessorio per quella cultura.

Ad ogni modo numerose testimonianze storiche raccontano delle caste dei guerrieri-bestia in area scandinava che prendevano il nome dal proprio animale totemico di riferimento: dai più famosi uomini-orso Berserk della cultura vichinga o normanna agli uomini-lupo Ulfendnar o Varulven, gli Svinfylking guerrieri che combattevano nella cosiddetta formazione "a testa di cinghiale", gli Hundingas, figli di cane o clan del cane, guerrieri cinocefali di cui fa menzione Paolo Diacono nella sua Historia Langobardorum quando parla dei Winnili, l'antico etnonimo dei Longobardi. Dei Berserker e degli Ulfendnar si parla nella Saga di Egill il Monco, nella Saga di Hrolf Kraki e nella Saga di Yngling, nella Saga di Grettir, nel poema Edda. Degli Hundingas si parla nel poema Widsith. Con la cristianizzazione del Nord Europa a partire dall'anno mille questi guerrieri vennero banditi, questo corrisponde all'eclissi storica delle caste di guerrieri che si ebbe in tutta Europa con l'avvento del feudalesimo, anche perché i guerrieri avevano acquisito dei privilegi giuridici a cui la nobiltà non voleva più accondiscendere come avvenne in Italia per le Arimannie di cui abbiamo parlato in questo blog. Così si aprì anche per i guerrieri la damnatio memoriae dell'era cristiana con le storie dei mannari e dei licantropi che tanta fortuna hanno avuto nella letteratura e nella cinematografia moderna. Il vescovo svedese Olao Magno (1490-1557) parla dei gravi danni provocati al bestiame dai lupi mannari della Prussia, della Livonia e della Lituania, il tutto ormai è visto in connessione al male e al peccato che agisce sugli uomini riducendoli ad uno stato bestiale.

Da tempo la comunità scientifica ha identificato il cosiddetto "gene del guerriero" (Sabol et al, 1998), si tratta della variante genetica MAOA [2-3-4-5]  (Monoamine Oxidase A). Si tratterebbe di un gene che interagisce col processo decisionale dell'individuo nella valutazione dei rischi, portando a valutazioni impulsive ed a comportamenti agressivi e verrebbe innescato sotto stress. Questo gene si trova nel cromosoma X quindi è ereditato dalla madre, ma è efficace nei maschi che hanno un solo cromosoma X, nelle donne la presenza di due cromosomi X rende improbabile la presenza di due varianti quindi l'uno escluderebbe l'altro. Il test del gene del guerriero è disponibile sia per gli uomini che per le donne anche presso la società FTDNA al costo di 99 $. Il gene del guerriero è legato all'SNP rs909525 situato nel cromosoma X se è T/A (A;A) a seconda delle notazioni, è negativo (MAOE 4 o 5, normale), mentre i valori positivi sono C/G (G;G) MAOA 2 o 3, gene del guerriero. La mutazione genetica si può evincere dal DNA autosomale ottenuto da FTDNA, prodotto Family Finder (FF) e da 23andme, esportando il RAW file in excel e ricercando la riga contenente il codice rs909525 e rintracciando il valore della mutazione nella colonna accanto.

Possedere la variante genetica non necessariamente porta a comportamenti aggressivi o anti-sociali, una persona può condurre una vita pacifica tutta la vita senza che il gene interferisca nei suoi comportamenti, il gene invece ha un ruolo importante in situazioni di profondo stress emotivo in caso di minaccia della propria vita o di quella dei propri congiunti, oppure in combattimento dove l'empatia con i propri compagni d'arme può innescarlo. Dal punto di vista scientifico fu solo con la guerra nel Vietnam che gli americani cominciarono ad utilizzare la scienza psicologica nello studio del comportamento dei soldati ed a monitorarne i comportamenti in battaglia. In particolare nel testo "Achilles in Vietnam: Combat Trauma and the Undoing of Character" di Jonathan Shay vengono studiati i disordini da stress pot-traumatico presenti nei reduci dal Vietnam e vengono paragonati con l'Iliade di Omero. In pratica la mutazion genetica in situazioni di forte stress provoca una sorta di corto-circuito nelle sinapsi dei processi decisionali, avviene una trasfigurazione dell'individuo ad un livello pre-razionale ed il comportamento diventa istintivo, bestiale, quasi meccanicamente guidato da un entità superiore. I Vichinghi usavano il grido di battaglia di "By Gotz" cioè "con gli dei" per sottolineare come in battaglia il comportamento del guerriero trascenda la natura umana e venga direttamente guidato dagli dei stessi. Per questo i Francesi chiamarono i primi Normanni col nomignolo dispregiativo di Bigoz, Bigothi, Bigos. Dopo la causa scatenante l'individuo torna ad essere quello che era prima ed è possibile anzi probabile che la sua mente fatichi a giustificare i suoi comportamenti in battaglia provocando disordini psicologici e traumi che possono durare anche tutta la vita.

Fonte: Genealogia genetica



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