venerdì 30 settembre 2016

L'etimologia del Lambrusco

Lo so, non è un vino toscano, ma non ho saputo resistere appena ho avuto l'illuminazione su questo splendido etimo di origine 100% barbarica e che in giro vedo sempre spiegato con un origine latina da labrŭscum altamente improbabile. Ma andiamo per ordine, per chi non lo conoscesse ma ne dubito, il Lambrusco è un vino rosso giovane, frizzante che si produce in Emilia, nella zona di Modena in particolare.

La parola Lambrusco è composta da due etimi differenti, partiamo dalla fine. Come riportato sulla nostra glossa longobarda abbiamo già trovato l'etimo brusk (arbusto spinoso) in altre parole toscane come in bruschetta, fetta di pane arrostito preparata strofinandoci uno spicchio d'aglio e condita con olio novo; in bruschino piccola spazzola per la pulizia delle unghie; in bruscolo fastidioso e pungente corpo estraneo che finisce nell'occhio nonché nel reggiano bruscia, spazzola usata per cavalli o buoi, quindi sempre ad indicare qualcosa che graffia, che raschia. proprio come l'effetto del vino frizzante e un po' acido sulla gola. Lam è più difficile significa agnello come sostantivo, ma a noi interessa l'aggettivo che vale incompleto, imperfetto, non compiuto anche paralizzato ed è riferito al concetto del "vin giovane" consumato prima del tempo, prima di arrivare alla sua maturazione, proprio come l'agnello dal punto di vista alimentare. Ancora una volta il dialetto modenese sembra essere in Italia quello più profondamente influenzato dalle parole di origine barbarica.

domenica 25 settembre 2016

L'ultimo vichingo

950 anni fa, una disperata, sanguinosa battaglia cambiò per sempre la storia d'Inghilterra.

25 settembre, 1066 - Gli invasori del re vichingo Harald Hardrada furono massacrati a Stamford Bridge fuori York. Colti di sorpresa dal re inglese Harold e dal suo esercito gli uomini del Nord combatterono fino all'ultimo respiro, come tutti i guerrieri dovrebbero.

Strappato alla battaglia, insanguinato ed esausto il re guerriero ormai non più nel fiore degli anni trovò riparo in una semplice casa col tetto di paglia, il clamore della battaglia e le grida dei caduti svaniscono dietro di lui. Il grande Harald Hartrada ancora non lo sa ma le sue spoglie mortali, violate ed insanguinate ormai giacciono sul campo di battaglia accanto al fiume. Ma grande è la sua voglia di vita e la sete della fama in battaglia e delle gloria, che egli ha ancora una storia da raccontare. Un finale epico da condividere del suo viaggio sulla via del guerriero, prima che la sua anima parta per l'aldilà.

E Odino il dio della lancia signore della guerra e della poesia, la vorrà ascoltare.

Senti il calore della battaglia, ascolta la musica delle spade sugli scudi, cattura l'abilità ed il coraggio e ascolta il racconto di uno dei più grandi guerrieri mai vissuti. Realizzato dallo scrittore di bestseller Giles Kristian e dal premiato regista Philip Stevens, questo cortometraggio unisce la bellezza delle ballate con la narrazione cinematografica d'azione per divertire ed educare.


lunedì 19 settembre 2016

Saghe longobarde: la caduta di Cividale ad opera degli Avari

E infine giunse per i Longobardi di Cividale l'appuntamento con la storia e col destino, gli Avari calarono dalla valle dell'Isonzo con un esercito sterminato che riempiva tutta la valle. Il duca Gisulfo II signore di Cividale li affrontò in campo aperto con i migliori guerrieri della città, ma soverchiato dal numero dei nemici, fu circondato e massacrato sul campo con tutti i suoi uomini. Al Khan degli Avari adesso si apriva la strada del capoluogo del ducato friulano che seppur spogliato dei suoi guerrieri era fortezza ben protetta dove si rifugiarono dal contado donne, bambini ed anziani. Oltre che a Cividale i Longobardi si erano barricati negli altri castelli del Friuli: Cormona, Nimis, Osoppo, Artegna, Reunia, Gemona, Ibligine.

I Longobardi avevano già conosciuto gli Avari dai tempi nei quali stavano in Pannonia e per questo li temevano, sapevano del loro valore in battaglia, della loro ferocia, della loro abilità nella cavalcata che gli permetteva di poter scoccare coi loro archi ricurvi al galoppo in perfetto equilibrio senza neppur toccare le briglie. Fu proprio grazie ai patti con gli Avari che Alboino poté sbarazzarsi degli odiati Gepidi, gli eterni rivali di sempre e creare le condizioni per l'avventura italiana con le spalle coperte: un capolavoro politico prima ancora che militare.

Ma la storia ti presenta sempre il conto e la pressione degli Avari verso occidente si era fatta sempre più forte, la prospettiva di una terra fertile, prospera, baciata dal sole, la promessa di un ricco bottino era un ottimo incentivo per lasciare le ugge delle pianure pannoniche.

Ormai vedova e senza guerrieri validi la moglie del duca Gisulfo del Friuli, Romilda osservava dall'alto delle mura di Cividale la valle che si riempiva dei cavalieri venuti da oriente, vide il giovane Khan circondato dai guerrieri più valorosi che si avvicinava alle mura di Cividale. Era preoccupata da un assedio che sarebbe potuto durare settimane se non mesi e per il destino dei suoi figli. Aveva quattro figli maschi: Taso e Cacco adolescenti, Rodoaldo e Grimoaldo ancora fanciulli e quattro figlie femmine, le maggiori delle quali si chiamavano Appa e Galia. Ormai senza protezione, seguendo l'inclinazione della donna longobarda educata in una società rigidamente patriarcale a ricercare nell'uomo forte una tutela per sé e la propria famiglia, Romilda si decise ad inviare un messaggero al giovane Khan degli Avari chiedendogli di prenderla in moglie e così risparmiare il suo popolo. Il capo degli Avari soppesata la proposta e subito intravista la possibilità di una facile e rapida vittoria accettò la proposta. Subito Romilda aprì agli Avari le porte di Cividale, questi una volta entrati in città fecero scempio della popolazione razziando tutto quello che poterono portare via.

I sopravvissuti furono riportati in Pannonia loro terra per essere sorteggiati tra loro come schiavi, tra questi vi erano anche i figli e le figlie di Romilda. Ma alla prima occasione propizia Taso, Cacco e Rodoaldo che avevano ereditato il coraggio dal padre Gisulfo e preferendo combattere e magari cadere piuttosto che vivere una vita in schiavitù, saltarono a cavallo per scappare via il più velocemente possibile. Il fratellino Grimoaldo era troppo piccolo per poter fuggire con loro e allora Taso estrasse la spada preferendo ucciderlo che lasciarlo in mano agli Avari, ma il piccolo Grimoaldo con gli occhi gonfi di lacrime implorò il fratello maggiore di risparmiarlo e di portarlo con sé che si sarebbe tenuto stretto alla criniera del cavallo. I quattro fratelli scapparono subito inseguiti dagli abili cavalieri Avari che presto raggiunsero il piccolo Grimoaldo che fu catturato e riportato indietro verso l'accampamento che gli Avari chiamavano "Campo sacro". Mentre l'Unno si rallegrava per la facile e prestigiosa cattura sottovalutando la minaccia del bambino longobardo alle sue spalle, Grimoaldo estrasse la spada che a malapena riusciva a sollevare e da dietro gli mollò un fendente sulla testa spaccandogli il cranio e uccidendolo all'istante, allora girò il cavallo e raggiunse i fratelli. Da allora i Longobardi dissero di Grimoaldo futuro loro re "agitando un grande animo in un piccolo petto".

Purtroppo al campo tutti i Longobardi in età adulta furono massacrati per vendetta, quanto a Romilda il Khan la sposò per salvare l'onore e mantenere la parola data ma, trascorsa la prima notte di nozze con lei, il giorno dopo la consegnò ai suoi uomini affinché la violentassero a proprio piacimento poi gli Avari la impalarono in mezzo al campo perché fosse di monito ai Longobardi. Ma le sue figlie, volendo mantenersi caste escogitarono uno stratagemma, sotto la lunga fascia che stringeva loro il seno si infilarono degli avanzi di selvaggina che dopo qualche giorno cominciarono ad emanare un fetore insopportabile. Fu così che tutte le volte che un uomo gli si avvicinava per abusare di loro era costretto ad allontanarsi subito maledicendo la fetida razza longobarda.

Mantenuta la castità le ragazze furono riscattate da nobili casate: una andò in sposa al re degli Alamanni e l'altra ad un principe dei Bavari e vissero felici e contente per il resto della vita. Il loro fratello Grimoaldo fu incoronato re dei Longobardi e d'Italia nel 662 ed il suo regno durò nove anni nei quali ottenne importanti vittorie sui Bizantini dell'imperatore Costante II; di lui si disse "Fu gagliardo di corpo, primo fra tutti per audacia, dalla testa calva, dalla lunga barba, ornato di saggezza non meno che di forza ".

Tutto questo ho raccontato io Paolo Diacono di Cividale del Friuli discendente di Leipchis giunto in Italia dalla Pannonia con Alboino.

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