domenica 15 novembre 2015

L'etimologia di sbirciare e lo spirito della betulla

Ci sono alcune parole della lingua italiana che hanno letteralmente fatto impazzire gli etimologi che non sapevano che pesci prendere. Questi etimi impossibili sono stati spesso catalogati come parole di origine incerta, quando c'è l'origine incerta state pur sicuri che il longobardo c'è sempre di mezzo. La difficoltà con queste parole dipende dal fatto che ormai erano estranee al contesto culturale e geografico nel quale erano nate.

Questo è anche il caso della parola sbirciare, parola molto antica che risale ad una comune radice indoeuropea per designare l'albero di betulla. In antico sassone la betulla si chiamava birka, antico inglese berc o beorc, inglese moderno birch. Il prefisso s- è generalmente utilizzato per formare un derivato tipo "fuori da" a partire da un nome.

Ma cosa c'entra il verbo sbirciare con le betulle? I popoli celto-germanici prima di adottare il paganesimo norreno praticavano antichi culti naturalistici della tradizione indoeuropea. Per loro gli alberi non erano soltanto alberi ma erano considerati delle creature all'interno delle quali si celavano degli spiriti della foresta. Per loro la betulla era un albero sacro connesso al regno dei morti ed al mito del Cervo Bianco, una sorta di collegamento tra la terra ed il cielo, tra la vita e la morte.

La betulla è una metafora della vita in quanto ha la capacità di crescere ed adattarsi agli ambienti più difficili, di attecchire forte e robusta come nessun'altra pianta e di colonizzare in breve tempo vaste aree anche dopo grandi incendi. Dopo l'Era Glaciale, il "Grande Bianco", fu proprio la betulla il primo albero a ripopolare le terre liberate dai ghiacci dopo tanti millenni. Ecco perché la betulla è una pianta così importante per la cultura europea.

La betulla ha un caratteristica corteccia con delle spaccature orizzontali che assomigliano a delle fessure per gli occhi da cui gli spiriti della foresta potevano ... spiare, occhieggiare, sbirciare appunto.

Beorc o Berkana non è solo il nome dell'albero di betulla ma è anche una runa che rappresenta la lettera B simbolo di rigenerazione e rinascita.

Un'ultima notazione: che meraviglia doveva essere questa nostra lingua longobarda e che magia c'è dietro ognuna di queste antiche parole.

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