giovedì 12 novembre 2015

Antiche famiglie toscane: i Pazzi di Valdarno

Su questo blog abbiamo dedicato alla famiglia Pazzi un post qualche tempo fa nel quale abbiamo raccontato delle gesta di Pazzino de' Pazzi che fu il primo cavaliere crociato a salire sulle mura di Gerusalemme nelle prima crociata, quella di Goffredo di Buglione.

Stemma dei Pazzi di Valdarno
Oggi parliamo di un ramo differente di questa casata, i cosiddetti Pazzi di Valdarno. Mai altra antica famiglia toscana incarnò l'indomito e ribelle spirito ghibellino come i Pazzi di Valdarno. Il turista distratto che si trovi a girellare per il centro di Firenze dalle parti dell'Arco di San Pierino probabilmente non presterà attenzione ad una casa apparentemente anonima a sinistra dell'arco dalla parte della Piazza di San Pier Maggiore, ebbene se la guardasse meglio scoprirebbe che in realtà si tratta di una torre medievale mozzata. Le torri medievali rappresentavano il prestigio delle antiche famiglie fiorentine che facevano a gara a costruirne sempre di più alte, e non di rado capitava che sfidando le leggi della statica, queste torri rovinassero al suolo con gran danno per tutti. Quando i Ghibellini furono cacciati da Firenze e mandati in esilio nel contado, le loro torri, simbolo del loro prestigio in città ormai decaduto furono smezzate cioè demolite per la metà. Questo è quello che è capitato anche a questa famiglia ghibellina di Firenze.

Per certo imparentati con gli Albizzi e gli Ubertini e quindi probabilmente di origine longobarda, da quel momento i Pazzi di Valdarno gliela giurarono a Firenze e ogni volta che Firenze volgeva lo sguardo da qualche altra parte, loro erano sempre lì pronti a dar battaglia come nel 1268 quando attaccarono dai loro feudi di Piantravigne (Piano di Trevigno) i castelli di parte guelfa di Montefortino, Poggitazzi e Ristruccioli. Molti furono condottieri valorosi tra cui Guglielmo Pazzo figlio di Ranieri de' Pazzi capitano delle truppe imperiali aretine che cadde sul campo nella battaglia di Campaldino (1289) assieme a due suoi nipoti. Da allora i Pazzi furono sempre attivi attraverso le generazioni nella faida contro gli interessi fiorentini nel Valdarno e in Toscana. Il tutto si inquadrava in un più ampio cambiamento della società medievale e nel superamento delle consuetudini feudali ancora in auge nelle campagne a vantaggio dell'importanza sempre maggiore assunta dalle città ormai veri e propri centri di potere egemonico. Nel 1302 fu la volta di Carlino de'Pazzi dare l'assalto al castello di Piantravigne, ormai baluardo fiorentino sulle balze del Valdarno, assieme ad altre famiglie ghibelline tra cui i fratelli Mino e Concino di Jacopo conti della Penna.

Come racconta il Villani: "Hanno preso d'assalto Piantravigne con lance, spade e altre armi da offesa e da difesa [...]. Hanno proditoriamente tolto il castello alla giurisdizione del comune di Firenze, cui era sottoposto, facendovi entrare i Ghibellini, gli Aretini e altri suoi nemici, con grave danno e vergogna per la città, la Chiesa Romana e la Parte Guelfa [...] Lo tengono tuttora occupato e, assieme ai Ghibellini di Arezzo e di altre parti, commettono ogni giorno ruberie, omicidi e sequestri a danno di uomini e donne del contado, nuocendo non poco allo stato fiorentino e al Valdarno in particolare...".

Guglielmo Pazzo dei Pazzi di Valdarno “vestito”
con il leone di Guglielmino degli Ubertini
Foto gentilmente concessa da Mario Venturi
www.parvimilites.it
Alla fine fu proprio Carlo de'Pazzi detto Carlino per distinguerlo dal padre Carlo a tradire la sua gente e a consegnare il castello di Piantravigne nelle mani dei fiorentini in cambio di una somma di denaro e dell'annullamento di tutte le condanne a morte che aveva collezionato negli anni. I Pazzi furono quindi considerati dalle cronache del tempo poco più che alla stregua di volgari briganti, ladroni e fuorilegge ormai banditi anche da altre città toscane come Arezzo. Le ultime notizie storiche su questa indomita famiglia toscana si riferiscono a Gaspare de' Pazzi attivo al fianco dei pisani sempre contro Firenze nel 1405.

La famiglia Pac di Lituania, una famiglia molto importante ai tempi della confederazione Polacco-Lituana, asseriva di discendere da questo ramo della famiglia Pazzi anche se su questo i genealogisti non si sono trovati mai d'accordo, come non si sono trovati d'accordo sulla comune discendenza fiesolana dei due rami della casata Pazzi.

Anche Dante, guelfo di parte bianca, avendo perso molti amici a Piantravigne, mette questi elementi guerrafondai tra i personaggi incontrati nelle cerchie infernali: Camicione de' Pazzi e Carlino de' Pazzi tra i traditori (If, XXXII) e Rinier Pazzo tra i violenti (If. XII).

Chiudo con una curiosità etimologica in linea col tenore del post, la parola guerrafondaio è di origine longobarda, già sappiamo che guerra deriva dal longobardo werra, fon da preposizione, tedesco von, inglese "to be fond of something" Gif þe salt be fonnyd it is not worþi [Wyclif, Matt. v:13, c. 1380].

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