mercoledì 14 ottobre 2015

Sopravvivenze dell'arianesimo nel romanico toscano

L'arianesimo fu una dottrina cristologica assai popolare tra il III ed il VII secolo che nacque in oriente e prese il nome dal teologo Ario nato ad Alessandria d'Egitto, sconfessata dal Concilio di Nicea del 425 ebbe una grande diffusione presso i popoli germanici durante il cosiddetto periodo delle grandi migrazioni attraverso la predicazione del vescovo di fede ariana Wulfila presso il popolo dei Goti. Le linee essenziali dell'approccio dottrinale ariano sono il rifiuto della consustanzialità tra il padre ed il figlio che si traduce nella subordinazione del figlio, la migliore creatura, al padre supremo. Come usava dire Ario "Ci fu un tempo in cui il figlio non c'era". Lo scontro dottrinale con la chiesa ariana fu così profondo che tuttora nella liturgia della chiesa cattolica si recida la preghiera del credo di Nicea per ribadire le differenze tra la dottrina cattolica e quella ariana: "Credo in un solo Signore Gesù Cristo, unigenito figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli.Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato non creato, della stessa sostanza del Padre."

Quando i Longobardi arrivarono in Italia molti di loro erano già convertiti al cristianesimo di confessione ariana come la maggior parte dei popoli germanici tranne i Franchi. Il diverso credo serviva anche per rimarcare le differenza con la popolazione latina di fede cattolica, ogni confessione cristiana aveva propri edifici di culto e strutture gerarchiche ecclesiali, quindi accadeva di sovente che nella stessa città vi fosse un vescovo ariano ed un vescovo cattolico.

Quali erano le caratteristiche architettoniche e gli apparati liturgici degli edifici di rito ariano? Essendo l'arianesimo una dottrina nata in oriente, il rito ariano era più vicino al rito ortodosso delle chiese d'oriente e richiedeva in primis una rigida demarcazione tra il presbiterio dove praticava l'officiante e la navata dei fedeli. Questa separazione avveniva con dei pannelli divisori in pietra arenaria o marmo detti plutei. Cosa è rimasto oggi di questi apparati decorativi alto-medievali.

Andando in giro per Pievi nella campagna toscana mi è più volte capitato di imbattermi in queste lastre che una volta rimosse dalla loro funzione architettonica originaria sono entrate in altro modo a far parte dell'arredo liturgico spesso applicate sul basamento dell'altare di fronte alla navata oppure posizionate in altre parti della chiesa. Dal punto di vista stilistico questi plutei sono caratterizzati da decori floreali e zoomorfi, intrecci geometrici o a tralci di vite. Il tardo arianesimo vede una radicalizzazione delle posizioni dogmatiche con l'abbandono della riproduzione della figura umana, e la scelta di un rigido aniconismo.

Lastra in arenaria presso la Pieve di San Leolino
Panzano in Chianti

Lastra in arenaria presso la Pieve di Corsignano
Pienza

Lastra in arenaria presso la Pieve di Sant'Agata in Arfoli
Reggello
Per concludere questo post sull'arianesimo non potrebbero esserci parole migliori del testamento spirituale del vescovo Wulfila, pronunciate in punto di morte: "Io, Wulfila, vescovo e confessore, ho sempre creduto in questo modo, e in questa fede unica e veritiera passo al mio Signore: credo che Dio Padre sia unico, ingenerato ed invisibile, e credo nel suo Figlio unigenito, Signore e Dio nostro creatore, ed artefice di ogni creatura, che non ha nessuno simile a sé: quindi uno è il Dio padre di tutti, che è anche Dio del Dio nostro; e credo che uno sia lo Spirito Santo, virtù illuminante e santificante […] né Dio, né Signore, ma ministro fedele di Cristo, non uguale, ma suddito ed obbediente in tutto al Dio padre"

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