domenica 4 ottobre 2015

Affinità tra Anglo-Sassoni e Longobardi in Widsith e Beowulf

All'anno 854 nella genealogia dei re Sassoni contenuta nelle Anglo-Saxon Chronicle, un documento che traccia la storia del popolo Anglo-Sassone a partire dal 60 a.C., si fa riferimento come capostipite dei re Sassoni occidentali a Sceaf ovvero Sceofa dei Longobardi. Di quella che viene chiamata "la leggenda longobarda" ha scritto anche J.R.R. Tolkien e ce ne siamo già occupati in un precedente post dedicato alla sua opera "The Lost Roads and other Writings" purtroppo mai tradotta e mai pubblicata in Italia. Ma la leggenda longobarda è molto antica e se ne fa menzione sia nel poema Widsith che nel ben più famoso Beowulf.

Su Widsith è stato recentemente ripubblicato dalla Cambridge University Press: "Widsith: A Study in Old English Heroic Legend" di Raymond Wilson Chambers del 1912. Widsith è un manoscritto in inglese antico della fine del decimo secolo nel quale la voce narrante Widsith appunto, un cantastorie girovago, racconta dei suoi viaggi nei paesi del Nord Europa e descrive i vari popoli che incontra, una sorta di catalogo delle varie genti alla fine di quello che viene definito il periodo storico dei "Dark Ages".

Di questo interessante libro vale la pena riportare alcuni stralci dai quali il lettore può evincere come stretti siano i legami tra i Longobardi e gli Anglo-Sassoni anche dal punto di vista genealogico.

I Longobardi

Tacito descrisse i Longobardi come una piccola nazione votata alla guerra che riuscì ad affermare il proprio spirito di libertà tra i molti popoli che li circondavano. Questo carattere indipendente sarà il filo conduttore che guiderà tutta la loro storia attraverso i secoli. Quanto affermato da Tacito sarà ripreso nei testi di Paolo Diacono sui Longobardi. Il quadro di una piccola ma valorosa nazione in mezzo a soverchianti nemici catturò per lungo tempo l'attenzione degli storici, dalle gesta di Agio e Ibor ed il loro esiguo schieramento contro i Vandali fino alle leggendarie vittorie dei Longobardi contro gli Eruli ed i Gepidi.
Tracce della loro terra di origine rimangono lungo il basso corso dell'Elba nel toponimo medievale Bardengau o Bardowyk. Proprio qui tra gli Angli a Nord e la confederazione dei popoli Suebi a Sud fu che i primi autorevoli storici Strabone, Tacito e Tolomeo li collocano in tempi storici. Ma loro devono aver lasciato questi luoghi prima del 165 quando li troviamo sul confine romano, la loro partenza avrà messo gli uni di fronte agli altri gli Angli e la confederazione Suebica e sicuramente qualche problema sarà venuto fuori prima che i confini si fossero ristabiliti. Finalmente come sappiamo da Widsith l'ordine fu ristabilito dalla spada vittoriosa di Offa:
heoldon forð siþþan
Engle ond Swæfe, swa hit Offa geslog
Come i loro vicini, gli Angli ed i Sassoni, i Longobardi erano meno civilizzati degli altri popoli germanici orientali con cui i Romani erano più familiari. All'inizio della loro storia, uno storico romano che li vide da vicino li descrisse come "selvaggi oltre ogni misura la cui ferocia era più grande perfino della ferocia dei Germani". Sei secoli più tardi il papa Gregorio Magno contrariamente all'aspetto angelico dei loro vicini Angli ["Non Angli sed Angeli"] definì i Longobardi col termine di "indicibili". Il racconto di questi tratti caratteristici dei Longobardi fu frequente nel primo secolo della nostra era, ma d'un tratto questi sparirono dalle cronache storiche verso la metà del secondo secolo per riapparire nel sesto secolo, quando inanellarono una serie di vittorie belliche che culminarono con la conquista dell'Italia. Siccome il nostro poema [Widsith] riflette gli eventi storici del IV e V secolo, proprio il periodo nel quale i Longobardi sono fuori dalla portata delle cronache storiche romane, i riferimenti ai re longobardi vanno presi con attenzione e sono di particolare importanza.

Sceafa
Sceafa [weold] Longbeardum

Sceofa dei Longobardi arriva su una barca
addormentato su una bica di grano
Nessun nome di un qualsivoglia re longobardo Sceaf è citato dagli storici, ma è proprio col nome di re Sceaf che comincia la genealogia dei re Sassoni occidentali d'Inghilterra, finché un monaco scrivano scoprì che Sceaf era il figlio di Noé nato sull'arca e quindi tracciò la discendenza di re Giorgio V fino ad Adamo: Questo riferimento a Sceaf significa che l'autore del Widsith sapeva bene che i Longobardi discendessero da Sceaf o almeno ascoltò dei racconti che lo affermavano, Sceaf è il mitico civilizzatore dei popoli che abitavano le coste del Mare del Nord ritenuto il fondatore che insegna ai popoli barbari di cacciatori-raccoglitori l'arte di lavorare la terra e con questo stabilisce un nuovo ordine regale. La bella storia di Sceaf della tradizione orale germanica si è preservata fino ai nostri giorni per merito di due storici anglo-latini rispettivamente del decimo e dodicesimo secolo: Ethelwerd e William di Malmesbury. Il loro resoconto coincide col prologo di Beowulf da cui sappiamo che la storia fu proprio così.
Egli [Sceafa] giunse quando era ancora un fanciullo su una barca senza equipaggio nell'isola di Scandza e fu trovato addormentato dalle genti di quell'isola con la testa poggiata su una bica di grano tutto circondato da armi. Quella gente lo crebbe fino all'età adulta finché egli diventò il reggente degli Angli nella terra di Sleswig. Quando arrivò alla fine dei suoi giorni e morì molto anziano fu rimesso sulla barca ricolma di armi e tesori e rimandato in mare per tornare nel luogo da cui era venuto così come egli aveva stabilito.

Biche di grano su un campo
Parentesi linguistica: l'etimologia della parola italiana bica deriva dal longobardo biga che significa "mucchio", in inglese bica si dice proprio Sheaf










Nel seguente passo tratto dalle Cronache Anglo-Sassoni abbiamo invece tutta la genealogia dei re Sassoni occidentali d'Inghilterra che discendono da Sceaf il Longobardo.

The Anglo-Saxon Chronicle

A.D. 854. This year the heathen men (34) for the first time remained over winter in the Isle of Shepey. The same year King Ethelwulf registered a TENTH of his land over all his kingdom for the honour of God and for his own everlasting salvation. The same year also he went to Rome with great pomp, and was resident there a twelvemonth. Then he returned homeward; and Charles, king of the Franks, gave him his daughter, whose name was Judith, to be his queen. After this he came to his people, and they were fain to receive him; but about two years after his residence among the Franks he died; and his body lies at Winchester. He reigned eighteen years and a half. And Ethelwulf was the son of Egbert, Egbert of Ealhmund, Ealhmund of Eafa, Eafa of Eoppa, Eoppa of Ingild; Ingild was the brother of Ina, king of the West-Saxons, who held that kingdom thirty-seven winters, and afterwards went to St. Peter, where he died. And they were the sons of Cenred, Cenred of Ceolwald, Ceolwald of Cutha, Cutha of Cuthwin, Cuthwin of Ceawlin, Ceawlin of Cynric, Cynric of Creoda, Creoda of Cerdic, Cerdic of Elesa, Elesa of Esla, Esla of Gewis, Gewis of Wig, Wig of Freawine, Freawine of Frithugar, Frithugar of Brond, Brond of Balday, Balday of Woden, Woden of Frithuwald, Frithuwald of Freawine, Freawine of Frithuwualf, Frithuwulf of Finn, Finn of Godwulf, Godwulf of Great, Great of Taetwa, Taetwa of Beaw, Beaw of Sceldwa, Sceldwa of Heremod, Heremod of Itermon, Itermon of Hathra, Hathra of Hwala, Hwala of Bedwig, Bedwig of Sceaf; that is, the son of Noah, who was born in Noah's ark: Laznech, Methusalem, Enoh, Jared, Malalahel, Cainion, Enos, Seth, Adam the first man, and our Father, that is, Christ. Amen. Then two sons of Ethelwulf succeeded to the kingdom; Ethelbald to Wessex, and Ethelbert to Kent, Essex, Surrey, and Sussex. Ethelbald reigned five years. Alfred, his third son, Ethelwulf had sent to Rome; and when the pope heard say that he was dead, he consecrated Alfred king, and held him under spiritual hands, as his father Ethelwulf had desired, and for which purpose he had sent him thither.

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