sabato 18 aprile 2015

I Longobardi e lo sviluppo dell'economia curtense

Come abbiamo visto nel post "L'eredità longobarda in Toscana" la discesa dei Longobardi in Italia coincise con la perdita di importanza delle città ed il loro conseguente spopolamento dovuto al collasso del sistema viario ed infrastrutturale romano successivo alle devastazioni del ventennio della guerra greco-gotica. Il quadro della penisola così come appare dalle pagine di Paolo Diacono, lo storico longobardo alla corte di Carlo Magno, è davvero deprimente: un paese in cui il sistema agricolo latifondista romano è ormai completamente saltato, con i campi e le messi abbandonate e le vie di comunicazione che assicuravano gli approvvigionamenti distrutte, la popolazione si era ridotta dagli otto milioni del periodo imperiale ai 4-5 milioni successivi alla peste di Giustiniano. E' in questo difficile contesto sociale che si inseriscono i Longobardi, un popolo che a scanso del loro esiguo numero (150 / 180mila persone) riuscirono a governare gran parte della penisola italiana per quasi due secoli.

Come fu possibile per così pochi uomini avere un controllo così capillare di questo enorme territorio? La risposta è che i Longobardi adottarono un modello socio-economico che ben si adattava al nuovo contesto storico e che alla fine si rivelò per loro vincente: questo modello fu l'economia curtense. Il prerequisito per questo passaggio fu la completa distruzione dell'aristocrazia fondiaria romana e la confisca di tutti i loro beni. Il fulcro di questo modello fu la corte: le corti erano piccoli insediamenti produttivi rurali situati in punti strategici della morfologia del territorio, la cui difesa era affidata alle arimannie, clan di guerrieri che avevano partecipato alla conquista e che pur non avendo la proprietà del bene potevano trasmetterla in eredità ai propri discendenti. La corte era sostanzialmente autosufficiente dal punto di vista produttivo, in quanto veniva prodotto in loco tutto quello che serviva alla sussistenza della piccola comunità. Spesso fortificate le corti hanno tramandato anche ai giorni nostri il concetto di luogo difeso, sicuro, come le corti di giustizia, le corti internazionali, etc.

In epoca imperiale romana era in atto una sorta di economia globale che, per certi versi era paragonabile all'attuale momento storico, con le merci che da tutto il mondo allora conosciuto affluivano alle province dell'impero e a Roma in particolare, Con la disarticolazione dell'impero dovuta l'avvio di quell'enorme processo migratorio che va sotto il nome di invasioni barbariche questo modello entrò sempre più in crisi. Voi immaginate cosa succederebbe oggi se, a causa di un quadro di generale instabilità politica e sociale, le vie di comunicazione e le infrastrutture che assicurano il veloce ed efficace spostamento delle merci ai quattro lati del globo entrasse improvvisamente in crisi. Ci sarebbe l'incapacità da parte delle comunità di provvedere alle più elementari forme di sussistenza. Così avvenne nell'alto medioevo nel periodo successivo alle guerre gotiche.

Come abbiamo visto la corte altomedievale è il primo passo verso il successivo feudalesimo, anche se l'etimologia del termine è tardo-latina "curtis", abbiamo un germanico "curtaz" che significa piccolo, separato, diviso, il toponimo è da considerarsi longobardo, moltissimi sono i toponimi in Toscana: Le Corti, Alle Corti, Cortine, Cortacci, Cortaccia, Cortazzone. Analogamente l'etimo corte si trova anche in molti cognomi italiani quali Corte, della Corte, de Curtis. In corrispondenza della corte era anche posta una torre di avvistamento prima costruita in legno, poi in pietra, questa torre che in origine aveva un compito esclusivamente militare successivamente in epoca medievale divenne la torre campanaria della Pieve che vi venne cotruita accanto. Attorno alle corti si sviluppava la proprietà fondiaria del padrone (pars dominica) che veniva coltivata direttamente dalla sua famiglia e dai suoi servi, per i Longobardi il concetto di ricchezza era strettamente legato all'angargathungi ossia l'estensione della proprietà fondiaria (cioè angar = estensione agricola + gathungi = grandezza, dignità - Meyer, Sprache der Langobarden). Oltre all'angargathungi c'erano i mansi, ovvero appezzamenti di terreno che erano concessi a terzi che dovevano corrispondere al proprietario la tertia, ovvero il terzo sul raccolto. Nell'Editto di Rotari il risarcimento per l'uccisione di un uomo libero era stabilito proprio in base alla dignità della persona uccisa che era legata alla quantità di terra da lui posseduta.

Nel Chianti abbiamo tutta una serie di villaggi rurali che riflettono l'economia curtense, piccoli gruppi di case aggregate in modo da limitare i punti di accesso che spesso comprendevano un grande forno in mattoni per fare il pane per tutta la comunità.

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