mercoledì 31 dicembre 2014

Dalla caduta di Totila "l'immortale" ai Goti del Valdarno

Totila - l'immortale
Francesco Salviati, 1549
Luglio dell'anno 552 Totila, il cui nome significa nella lingua gotica "l'immortale" (piccola morte, -ila suffisso diminutivo gotico come Wulfila, lupetto), ultimo grande re degli Ostrogoti cade sul campo di battaglia di Tagina presso l'odierna Gualdo Tadino. Ecco come Procopio di Cesarea descrive nel dettaglio la caduta del re (La guerra gotica, IV 32, pp. 241-245):
"Totila, che fuggiva fra le tenebre con non più che cinque uomini, un dei quali Scipuar, era inseguito da alcuni romani, i quali ignoravano ch'ei fosse Totila; fra questi trovavasi il gepido Asbade. [...] Ma Asbade spinse con tutta forza la lancia contro Totila. [...] Quei che accompagnavano Totila, credendo di essere ancora inseguiti dai nemici, non cessavano di correre innanzi, pur trasportando fermamente lui [Totila], ferito a morte e agonizzante, dacché la necessità li dominava cotringendoli a corsa forzata. Percorsi ottantaquattro stadi giunsero a una località chiamata Capre; ivi posarono, e curarono la ferita di Totila, il quale poco dopo uscì di vita; ed il suo seguito, colà sotterratolo, sen partì"; "V'ha però chi dice che la battaglia e la fine di Totila non andassero così, ma in altro modo, che non credo inopportuno qui riferire. Dicono dunque che l'esercito dei goti non volgesse in fuga così senza motivo e alla cieca, ma che in una scaramuccia mossa da un drappello di romani un dardo colse improvvisamente Totila, senza che a ciò pensasse chi lo scagliava. [...] Ed ei, ferito a morte e preso da acuto dolore, uscì con pochi altri di mezzo alle file e pian piano ritirossi indietro. A cavallo egli arrivò, resistendo al dolore, fino a Capre, ove venuto meno si fermò a curare la ferita. Ma poco dopo giunse per lui l'ora suprema"
Capre corrisponderebbe all'odierna Caprese Michelangelo nell'alta Val Tiberina. Riportiamo a questo punto il racconto dei fatti successivi alla battaglia di Tagina dalle "Notizie appartenenti alla storia della sua patria raccolte ed illustrate da Giuseppe Robolini gentiluomo pavese", Pavia, 1823.
"Alla morte di Totila avvenuta dopo essere stato sconfitto da Narsete il Generale Cesareo sotto Gubbio, i pochi Goti scampati alla battaglia si ridussero in Pavia, e quivi crearono Re Teja il più valoroso dei loro Uffiziali. Trovò egli nella nostra città parte del Tesoro, che per sicurezza vi aveva mandato Totila, e con esso tentò di tirare in lega i Franchi, e nel tempo medesimo rimise in piedi un esercito competente, ma siccome l'ammasso maggiore delle ricchezze gotiche depositato era in Cuma fortissimo castello della Campania, sul timor di non perderlo uscì di Pavia, e arditamente passando per molti luoghi stretti all'improvviso comparve in quelle parti. Ivi presto trasferissi anche Narsete. Passarono ben due mesi senzaché l'una armata potesse, o volesse assalir l'altra. Attaccata finalmente la mischia vi rimase morto Teja, e ciò non ostante seguitarono i suoi a combattere furiosamente. Alla fine radunato consiglio deliberarono di proporre a Narsete, che avrebbero deposte le Armi ritirandosi nella Toscana, Venezia e Liguria promettendo d'ivi vivere quieti sotto il dominio Cesareo. Fu accettato il partito; se non che mal disposti alla Capitolazione circa mille Goti uscirono anticipatamente dal campo, e condotti da un certo Indulfo se ne vennero a Pavia.
 e continua  ...
"Frattanto que' Goti, che abitavano tra le Alpi, e il Po nemmeno essi contenti di sottoporsi al dominio Cesareo spedirono Ambasciatori a Teodebaldo Re d'Austrasia, e comunque i Consiglieri del detto Re, che era di età minore avessero dichiarato, che le circostanze del Regno non gli permettevan d'entrare a parte dei pericoli altrui, Leutari, e Buccellino fratelli, e Ducj primari fra quelle genti radunato un esercito di ben settantacinque mille combattenti s'avviarono alla volta d'Italia in soccorso de' Goti. Attesa la facilità che trovarono dalla parte di questi non ebbero a penar molto i Franco-Alamanni per occupare tutto il di qua del Po, indi passare a man salva sin verso Roma. Non andò però molto, che il Goto Aligerino troppo ben conosciuta la mala fede di quei sedicenti alleati rassegnò a Narsete le chiavi di Cuma, e allora i Franco-Alamanni parte vinti, e disfatti, parte consumati dalle malattie furono alla fine forzati di evacuare l'Italia, nella quale l'opposto non v'ha dubbio, che rimase pacificamente gran numero di Goti in que' luoghi, ove prima tenevano abitazione, e beni con riconoscere in loro Sovrano il Greco Imperadore."
Ecco quindi che nei fatti nell'anno 555 grazie all'abilità del generale bizantino Narsete gran parte dell'Italia torna sotto il dominio dell'impero Romano, grande parte dei Goti rimasti si stanziarono pacificamente nella Toscana sud-orientale, nel Valdarno Superiore, nell'aretino e nella zona di Chiusi. Nel Valdarno Superiore l'eredità gotica è riscontrabile in molta della toponomastica come per esempio nel toponimo Arfoli presso Reggello a cui abbiamo recentemente dedicato un post in questo blog: Le pievi toscane, Sant'Agata in Arfoli.

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lunedì 29 dicembre 2014

Origine ed espansione dell'aplogruppo R1b-L21 in Europa

L'origine di questo aplogruppo che da molti viene ancora chiamato celtico atlantico avviene sicuramente in area celtica probabilmente nella Germania meridionale dove si separa dal ramo principale R-P312. A questo punto durante la tarda età del bronzo vi fu un'espansione a nord verso la Germania settentrionale e le coste del Baltico meridionale dove rimase per più di mille anni, quando attorno al 100 d.C. a causa del sovrappopolamento ed al rapido esaurirsi delle risorse disponibili ed anche in seguito a cambiamenti climatici ed eventi estremi come le inondazioni, queste popolazioni dettero vita al fenomeno della grandi migrazioni o per dirla alla tedesca Völkerwanderung, che i latini chiamarono invasioni barbariche.

Quindi se l'origine dell'aplogruppo è celtica, la sua espansione in Europa è germanica: Anglo-Sassoni e Juti (Geati) portarono questo aplogruppo in Inghilterra, gli Ostrogoti in Italia, Visigoti e Vandali lo portarono in Spagna. L'aplogruppo R-L21 non è l'unico aplogruppo diffuso con queste migrazioni di massa che vanno sotto il nome di invasioni barbariche, altri aplogruppi sono l'aplogruppo R-U106, l'aplogruppo I1 e l'aplogruppo I2a2a. la lingua protogermanica comincia ad affermarsi solo a partire dal 500 a.C.

Evidente è l'importante di queste migrazioni dal nord-europa nei regni romano-barbarici delle penisola iberica dove i nomi di alcune regioni sono direttamente legati a questi eventi storici come nel caso già citato in questo blog della Catalogna da Gotolonia e dell'Andalusia da Vandalusia. Anche il nome Vizcaya o detto alla basca Bizcaya potrebbe avere un'origine gotica. Proprio da Viz (occidente) e Caia, parola di origine gallica che significa riserva, territorio chiuso adibito alla caccia (Gerhard Koebler - Gotisches Woerterbuch), nella lingua gotica sono presenti prestiti dal celtico che non sono presenti nelle altre lingue germaniche.

Vediamo alcuni di questi prestiti: *rīks 'reggente' veniva dal celtico *rīxs 're' chiaramente si tratta di una forma non nativa in quanto il PIE *ē → ī non è tipico del germanico ma comune nel celtico. Un altro prestito dalla lingua celtica è *walhaz "straniero; Celta" dalla tribù celtica dei Volsci. Altri prestiti dal celtico sono *ambahtaz 'servo', *brunjǭ 'cotta di maglia', *gīslaz 'ostaggio', *īsarną 'ferro', *lēkijaz 'guaritore', *laudą 'piombo', *Rīnaz 'Reno', *tūnaz, tūną 'fortificazione'. Queste parole sono state prestate durante le culture di Halstatt e La Tene durante il periodo di massima influenza nell'Europa centrale.

In effetti nei Paesi Baschi è presente una quota di R-L21 non trascurabile e difficilmente spiegabile altrimenti. Uno studio compiuto da Begoña Martínez-Cruz et al. nel 2012 mette in evidenza come ben il 16,3% dei baschi sottoposti al test appartenga all'aplogruppo R-L21 mentre nella stessa area è minima la presente del R-U106, 1,3%. Ma vi è anche un ulteriore indizio: la maggioranza dei cognomi di coloro che appartengono sono patronimici caratterizzati dal suffisso gotico -ez, che significa figlio di ed è riferito ai lignaggi patriarcali dei Visigoti. Da qui questi patronimici si sono diffusi in tutto l'enorme impero coloniale spagnolo ed in particolare in America centrale e latina.

I Visigoti furono i primi a costituire nella penisola iberica uno stato unitario caratterizzato da una unità politica e amministrativa. Il Regno visigoto della seconda metà del VII secolo fu caratterizzato come tutti i regni romano-barbarici da una società rigidamente divisa tra la popolazione autoctona romano-ispanica e quella dei nuovi arrivati germanici che requisendo tutte le terre crearono degli immensi latifondi. Nei Paesi Baschi nel 581 Liuvigild re dei Visigoti fondò la città di Vitoria-Gaistez (Victoriacum), se il nome della città è latino non è lo è lo stemma della città con i classici due corvi che rimandano al retaggio gotico.

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sabato 27 dicembre 2014

Genetica delle popolazioni, un anno memorabile

L'anno che sta finendo è stato molto importante per la ricerca scientifica sulla genetica delle popolazioni, all'inizio di quest'anno uno studio condotto dall'Università di Harward e dal Max Planck Institute in Germania ha permesso di determinare come la popolazione attuale dell'Europa sia composta da tre antiche popolazioni. Il confronto è stato possibile analizzando il DNA estratto dalle ossa di antichi uomini vissuti in Europa migliaia di anni fa con quelli degli attuali popoli europei tra cui i toscani. Come abbiamo evidenziato più volte in questo blog i toscani sono considerati un gruppo genetico a se stante, mentre non esiste un gruppo genetico italiano nel suo insieme visto le grandi differenze tra le varie parti del paese, Lo studio molto recente è stato pubblicato sulla rivista Nature il 17 settembre di quest'anno, è il più importante studio sulla genetica delle popolazioni europee Eurogenes: Ancient human genomes suggest three ancestral populations for present-day Europeans

Nel dettaglio sono stati sequenziati i genomi di un agricoltore antico di 7.000 anni ritrovato in Germania, quello di due cacciatori-raccoglitori ritrovati in Lussemburgo ed in Svezia, quello di altri DNA arcaici con quello di 2345 persone viventi oggi in Europa. Il risultato è che gli europei di oggi derivano da tre antiche popolazioni assai differenti tra loro: cacciatori-raccoglitori dell'europa occidentale, antiche popolazioni euroasiatiche in relazione con i siberiani del paleolitico superiore, antichi agricoltori europei originari del mediterraneo orientale.

Dove sono posizionati i toscani in questo contesto? Bene la cosa interessante è che i toscani sono proprio centrali rispetto a queste antiche popolazioni ancestrali europee, più vicini ai cacciatori raccoglitori scandinavi e ai primi agricoltori europei, come si può dedurre dal grafico ripreso da Nature. Molto probabilmente come per altre popolazioni europee come per esempio gli spagnoli i toscani nascono dall'incontro tra linee patriarcali di origine nordica con linee matriarcali di origine mediterranea. Gli altri gruppi italiani presi in considerazione oltre ai toscani sono i bergamaschi, i sardi, i siciliani e l'Italia meridionale che ha una consistenza genetica uniforme.


Se siete interessati a fare il confronto tra il vostro DNA e calcolare il vostro retaggio genetico confrontandolo con queste popolazioni occorre fare il test del DNA autosomale, il costo è di 99 dollari, presso le principali aziende che effettuano test genealogici. Una volta ricevuti i risultati potete calcolare l'admixture con i valori di riferimento del progetto Eurogenes anche sul sito GEDmatch.

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mercoledì 24 dicembre 2014

Origine dell'idronimo Arno

A conclusione di questo secondo anno di vita del blog, anno ricco di spunti e suggestioni, faccio i miei auguri a tutti voi. Questo blog non è un'opera sistematica ma un modo per mettere nero su bianco come in un blocco note spunti, idee, riflessioni, alle quali molti di voi hanno contribuito chi con suggerimenti e proposte, chi condividendo in rete i contenuti. Per questo vi ringrazio.

Vi lascio con un regalo: l'origine del nome del nostro principale fiume. L'idronimo Arno significa semplicemente Aquila, forse perché nel suo primo tratto il fiume disegna un ampio cerchio ritornando su se stesso così come volano le aquile quando vanno a caccia.

Gotico Ara: germ. *arnō-, *arnōn, *arna-, *arnan, *arn, sw. M. (n), Aar, Adler, Lehmann A191; idg. *er- (1), Sb., Adler, Pokorny 325 (http://www.koeblergerhard.de/wikiling/?query=arno&f=got&mod=0)

Tedesco moderno (poetico): Aar (plurale Aare)

Il nome Arno è anche un nome di battesimo di origine germanica che deriva da Arn (Aquila) anche nella sua variante scandinava Arne. Da questo nome derivano anche i nomi italiano Arnaldo e Arnolfo, tra i fiorentini illustri si ricordano Arnolfo di Cambio (Arn = aquila + Wulf = lupo).

Arn su Nordic Names Wiki

Curiosità: nella Svezia meridionale esiste una cittadina chiamata Arnö nella regione storica del Götaland.




Arnoweg, la via dell'aquila, è un percorso di trekking di forma circolare della lunghezza di 1200 km nei pressi di Salisburgo, inaugurato nell'occasione dei 1200 anni dalla morte dell'arcivescovo Arno di Salisburgo detto Aquila (c. 750–821)



Dalla stessa radice deriva anche la parola italiana arnése, modenese harnais.

Addendum relativo alle origini latine del nome Arno ed all'incertezza delle fonti: mi è stato fatto notare da numerosi lettori che l'idronimo Arno è attestato da fonti classiche latine, come anche riportato da numerosi vocabolari. Tacito, Annales, 1.79; Livio 22,2 (da Perseus). A tal proposito faccio notare che, per quanto riguarda gli Annales, già Voltaire ragionava che furono un clamoroso falso in quanto contengono numerose incongruenze storiche e parti riportate da altri autori. Ma a sostenere con vigore questa ipotesi fu nel XVIII secolo John Wilson Ross che nel 1878 pubblicò a Londra il libro "Tacitus and Bracciolini, the Annals Forged in the XVth Century" nel quale dimostrò che fu l'umanista italiano Poggio Bracciolini, segretario di papa Martino V e amanuense disinvolto (1380-1459), a falsificare gli Annali nel 1429. Se gli Annales sono un falso la citazione del nome latinizzato dell'Arno non ha alcun fondamento. Per quanto riguarda Tito Livio nelle "Dissertazioni del cavaliere Lorenzo Guazzesi ..." si parla di ciò che rimane delle sue opere conservato nella libreria di San Lorenzo in Firenze (Laurenziana), e si nota che nell'originale non compare la parola ARNUS ma soltanto la parola FLUVIUS. Non era raro che un amanuense aggiungesse sul margine del libro qualcosa che pensava dovesse essere compreso nel testo, come in questo caso, mettendo per così dire un po' del suo (che fiume è? ma questo è certamente l'Arno ... ), quando poi il manoscritto veniva trascritto nuovamente l'aggiunta veniva poi inserita nel testo come in questo caso.

Ma come mai la questione dell'Arno in Tito Livio è stata così approfonditamente studiata? Questo non ha niente a che vedere con la toponomastica e la linguistica bensì con la diatriba circa le Paludi di Annibale, In questa lunga dissertazione viene dimostrato che l'attraversamento delle paludi non avvenne in Toscana bensì nella Gallia Cisalpina (oggi Pianura Padana) zona molto paludosa e pantanosa quindi prima del passaggio degli Appennini, in quanto tra l'attraversamento delle stesse e la vittoriosa battaglia del Trasimeno passarono non meno di tre mesi, e quindi il fiume non poteva in alcun modo essere l'Arno.

In definitiva si tratterebbe di fonti inattendibili per determinare se l'Arno si chiamasse davvero così al tempo dei Romani.

domenica 7 dicembre 2014

I tesori segreti dell'Abbazia di San Giovanni Battista di Valsenio

Vi è mai capitato quando cercate una cosa di trovarne un'altra molto più importante? È quello che è capitato a me oggi, credo che non sia casuale ma un segno del destino. Si tratta di una parte di pluteo scolpito in arenaria che si trova nell'Abbazia di San Giovanni Battista di Valsenio presso Casola Valsenio nell'appennino tosco-romagnolo. Si tratta di una lastra ad ornato depresso che presenta non poche analogie con quella conservata presso la Pieve di San Leolino a Panzano in Chianti, come il nodo di San Giovanni (St. Hans's cross) al centro della croce, l'arricciamento degli spigoli della croce e gli intrecci che ricordano il culto ancestrale del serpente. Ma questa è ancora più ricca di particolari che testimoniano la sintesi tra elementi della tradizione pagana germanica con motivi cristiani quasi a testimoniare il momento esatto della conversioni di questi cosiddetti barbari all'arianesimo: la croce col fusto principale molto più grande di quello orizzontale riconduce all'Irminsul, il pilastro del mondo, l'albero sacro dei Germani, a conferma di questo due corvi stanno dalle due parti della croce, sono i corvi messaggeri di Odino: Huginn e Muninn, successivamente i corvi saranno sostituiti con dei più rassicuranti angeli.
Tutta la conversione dei popoli germanici al Cristianesimo è all'insegna del sincretismo con la sostituzione di miti ed eroi della tradizione norrena con quelli cristiani. E così la crocifissione ricorda un analogo sacrificio compiuto da Odino per il proprio popolo e Thor diventa San Michele, il santo guerriero che uccide il drago.
Il nodo di San Giovanni ha un'origine antichissima che riconduce ad antichi culti baltici, i primi esemplari sono stati rinvenuti presso l'Isola di Gotland nel Baltico meridionale è considerata la terra di origine dei Goti. Ancora oggi sull'Isola si celebra la festa di San Giovanni per celebrare l'inizio dell'estate.

Recentemente consistenti lavori di restauro effettuati presso l'Abbazia di San Giovanni di Valsenio hanno permesso alla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia Romagna di realizzare una serie di indagini archeologiche durante le quali sono venuti fuori i resti di una costruzione precedente di epoca altomedievale o addirittura precristiana. Durante questi lavori, mediante la rimozione delle macerie e materiali di risulta, è stato possibile portare alla luce l'antica cripta del monastero. I lavori di valorizzazione e restauro sono stati inaugurati nel maggio di quest'anno.

L'origine di questa croce ariana è sicuramente gotica, lo possiamo dedurre attraverso la comparazione stilistica con altri motivi decorativi sia in oreficeria, si veda il post sul fibbie dei Goti, sia nella scultura della tradizione visigota in Spagna e nella Francia meridionale tra cui il celebre e misterioso pilastro visigoto conservato nella chiesa di Santa Maria Maddalena a Rennes-le-Château. Anche qui il parrocco, un certo Bérenger Saunière, nel 1885 si occupò dei restauri della scalcinata chiesa che gli era stata affidata durante i quali venne alla luce un edificio preesistente del VII secolo che includeva un altare composto da una lastra di pietra sostenuto da due colonne in stile visigotico. Una di queste era cava all'interno, la leggenda vuole che vi fossero custodite delle antiche pergamene e forse anche altro. Tale leggenda ha dato luogo ad una ridda di ipotesi esoteriche, ma io cedo che il vero tesoro sia il pilastro stesso di cui allego uno schizzo.


Stirpe nobile quella dei Goti dalla quale discendono alcune delle più importanti casate europee che i Rosa+Croce collegano alla stirpe di David, cioé alla tribù di Giuda, attraverso Alarico. Sul legame tra la stirpe di David ed i faraoni della XVIII dinastia ho già scritto in questo blog nel post "Le origini europee dei faraoni d'Egitto: il DNA di Tutankhamon".


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sabato 6 dicembre 2014

Come calcolare quanto DNA di Neandertal è presente nel nostro DNA.

"Ao l'ultimo dei Neandertal" è una produzione francese del 2010 del regista Jacques Malaterre, nel film si racconta Ao l'ultimo Neandertal vivente e ell'interbreeding con i Sapiens.

Nel frattempo se volete calcolare il livello del vostro interbreeding coi Neandertal è possibile farlo confrontando su GEDmatch il vostro DNA autosomale col reperto fossile di una femmina di Neandertal vissuta nella Siberia settentrionale circa 50.000 anni fa (kit F999902), la cui storia è descritta in questo articolo sulla rivista Nature. Il kit è stato appositamente rielaborato per consentire il confronto con i test degli uomini moderni. Io l'ho fatto è ho trovato le seguenti corrispondenze con questo nostro antichissimo antenato.

Altai Neandertal (50.000 anni fa):

a 100 SNPs
Segmento più grande in comune = 1,7 cM (cM = Centimorgans)
Totale dei segmenti > 1 cM = 8,0 cM

a 200 SNPs
Segmento più grande in comune = 1,4 cM
Totale dei segmenti > 1 cM = 1,4 cM

La cosa più interessante che possiamo notare nella comparazione di questi antichi DNA è che la percentuale di DNA di Neandertal nell'uomo moderno è stata da subito piuttosto bassa, ma nel corso dei millenni questa è rimasta pressoché costante. Infatti confrontando l'autosomale dell'Altai Neandertal, 50ky (kit F999902) con il più antico uomo moderno ritrovato, Ust'-Ishim, Siberia, 45ky (kit F999935) si ottiene

a 100 SNPs
Segmento più grande in comune = 4,0 cM
Totale dei segmenti > 1 cM = 131,8 cM

a 200 SNPs
Segmento più grande in comune = 4,0 cM
Totale dei segmenti > 2 cM = 39,3 cM

L'aliquota di DNA condiviso è abbastanza piccola e corrisponde a circa il 2,3% del genoma, la stessa percentuale si può facilmente trovare ancora adesso tra i non-africani. Sembrerebbe quindi che tale percentuale seppur piccola sia rimasta costante nel tempo nell'uomo moderno. Ust'-Ishim è anche il DNA antico al quale sono più vicino.

a 200 SNPs
Segmento più grande in comune = 4,6 cM
Totale dei segmenti > 2 cM = 161,8 cM

Il mio DNA corrisponde quindi a circa il 2,3% del DNA di questo cacciatore-raccoglitore siberiano vissuto 45.000 anni fa nei pressi dell'attuale Omsk.

Buona visione.

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mercoledì 3 dicembre 2014

Toscana terra degli ultimi Ostrogoti

Moneta raffigurante Teodato
In questo blog abbiamo spesso parlato dei Goti, ne abbiamo ripercorso le origini e abbiamo cercato di tracciare un percorso di questo popolo alla ricerca di una loro specificità ancor oggi riscontrabile al livello linguistico, culturale e genetico. Dopo la caduta di Totila a Tagina perdiamo le tracce storiche dei Goti, probabilmente essi caddero prima sotto il dominio bizantino e successivamente sotto quello longobardo dopo la campagna di Alboino in Italia. Sono convinto che tale campagna longobarda fu facilitata dalla presenza dei Goti che furono ben disposti verso i nuovi arrivati, questo non vuol dire che tra Goti e Longobardi corresse buon sangue. Basti pensare all'odio con cui i Longobardi hanno combattuto in Pannonia contro i Gepidi, che dei Goti erano una branca. Inoltre dal punto di vista archeologico le necropoli gote e longobarde anche quando poste le une accanto alle altre presentano delle differenze che sottintendono anche differenze culturali, nelle sepolture gote per esempio è sempre assente il corredo di armi.

Che i Goti fossero presenti in Toscana non è un fatto nuovo, l'ostrogoto Teodato (482-536), nipote del grande Teodorico, della dinastia degli Amali fu duca di Tuscia dal 534 al 536. Già abbiamo fatto notare come quell'etnonimo Goti presente peraltro solo in Toscana è concentrato nella parte sud-orientale della regione in corrispondenza della provincia di Arezzo a cavallo tra Toscana, Umbria e Marche che furono i luoghi dello scontro finale tra gli Ostrogoti ed i Bizantini di Narsete nella battaglia di Tagina presso Gualdo Tadino nel luglio del 552, gli stessi luoghi che furono teatro della caduta del re Totila (Baduila) detto l'immortale che ferito in battaglia fu poi seppellito dai suoi più fedeli guerrieri in un luogo segreto assieme al suo ingente tesoro. In molti hanno cercato di rintracciare il luogo esatto della sua tomba ma nessuno ci è riuscito, la leggenda vuole che il corso di un fiume fu momentaneamente deviato per nascondere la tomba sotto il greto del fiume in modo che essa non potesse essere mai più trovata. In questa battaglia fu fondamentale l'apporto dei Longobardi inviati dalla Pannonia da Alboino in qualità di federati dell'impero romano. Forse ciò che restava del popolo non si è allontanato più di tanto dal loro venerato re, mettendosi a disposizione probabilmente in qualità di Arimanni dei nuovi arrivati prima Bizantini e poi Longobardi. Questi luoghi dell'Italia centrale furono assai strategici in quanto di qui passava una sottile fascia di territorio che prendeva il nome di Corridoio Bizantino (Provincia Castellorum) che collegava Ravenna con Roma, stretto tra la Tuscia, parte della Langobardia Maior ed il Ducato di Spoleto, quindi area "calda" particolarmente presidiata e militarizzata, i Goti che avevano familiarità sia con i Bizantini che con i Longobardi avrebbero potuto qui svolgere un importante ruolo non solo militare ma anche politico. Capisaldi goti furono quindi le città fortificate dell'aretino a Nord del Trasimeno come quella di Girifalco presso Cortona dove è documentata la presenza di una guarnigione gota a fronteggiare il castrum di Perugia.

Se quanto detto è vero per l'etnonimo, allora che fino hanno fatto i patronimici di origine gotica, è possibile che siano differenti da quelli longobardi e di altre tribù germaniche? Uno studio di questo tipo in Italia non è mai stato condotto, anche perché l'eredità barbarica è sempre stata considerata un parente scomodo dalla nostra cultura mainstream di formazione classica. Per trovare una risposta a questo quesito bisogna andare in un altro paese a noi molto vicino soprattutto dal punto di vista linguistico: la Spagna, che i Franchi chiamavano Gothia e che prende dai Goti anche il nome della Catalogna (Gotholonia). Gli abitanti della Canarie ancora oggi si riferiscono agli spagnoli del continente col nome Godos, tanto è stato importante l'influsso germanico in Iberia. Uno studio ha infatti dimostrato che l'origine del suffisso patronimico spagnolo -ez (portoghese -es) è di origine germanica e visigota in particolare, e significa "figlio di". Quindi cognomi spagnoli assai diffusi come Fernandez, Mendez, Perez, Ramirez, Vasquez hanno radici gotiche. Considerata l'affinità linguistica è allora assai probabile che anche i suffissi patronimici italiani terminanti in -azzi, -izzi, -ozzi siano di origine germanica con lo stesso significato di "figlio di". Probabilmente deriva dal genitivo gotico -ize (z = tz) che indica il possesso e che poi si è modificata nei vari paesi, Tale meccanismo è presente nella lingua tedesca in antiche forme patronimiche quindi Fritz trova il suo omologo italiano in Frizzi, Götze in Gozzi.

In generale, in alcune parti d'Italia ed in Toscana in particolare, il suffisso -zzi indica arcaiche forme patronimiche precedenti al VII sec. di origine germanica la cui radice è costituita dal nome del capostipite che in genere è un antico nome nordico e quindi in alcuni casi abbastanza difficile da riconoscere. Una banca dati di nomi nordici è disponibile sul seguente sito Nordic Names Wiki - The comprehensive site on Scandinavian first names.

Un ulteriore supporto ci viene dalla genetica, sono sempre di più le persone che si sottopongono al test genealogico del DNA condividendo i propri risultati in rete e ingrossando sempre di più le banche dati. In questo senso ci è utile il test del cromosoma maschile Y che ha la peculiarità di restare immutato nella linea patriarcale manche quello autosomale dal quale si può dedurre la composizione delle origini ancestrali paragonando il proprio DNA autosomale con quelle di un certo numero di popolazioni campione. Moltissime interessanti informazioni possono essere ricavate caricando il proprio DNA autosomale su GEDmatch.

Con questi strumenti presto sarà possibile arrivare ad identificare una firma genetica chiara e distintiva per le origini ancestrali gotiche e longobarde.

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