giovedì 28 agosto 2014

L'Ebola è provocata dallo stesso virus della Peste nera?

Un recente quanto controverso studio scientifico rivela che contrariamente a quanto creduto fino ad adesso la peste nera che flagellò l'Europa medievale nel XIV secolo non era provocata dal batterio della Yersinia pestis ma piuttosto un virus molto simile a quello che oggi provoca l'Ebola.

La Peste nera spazzò via circa un quarto della popolazione europea del Medioevo, secondo i libri di storia la malattia venne trasmessa attraverso le pulci infette dei ratti, questa nuova ricerca condotta in Inghilterra avanza la tesi che la malattia invece di essere batterica era provocata piuttosto da un virus che si trasmetteva da persona a persona, proprio come quello dell'Ebola.

Tra il 1347 ed il 1352 circa 25 milioni di europei perirono per il morbo al quale fu dato il sinistro nome di Peste nera o Morte nera per poi ricomparire a più riprese nei successivi 300 anni, gli storici sostengono che la malattia fu portata in Europa attraverso i commerci marittimi con l'estremo oriente.

Combinando moderne tecniche epidemiologiche e di biologia molecolare con simulazioni fatte al computer, i ricercatori Christopher Duncan e Susan Scott dell'Università di Liverpool sostengono che il modo di propagazione della Peste nera non corrisponderebbe a quello della Peste bubbonica. Analizzando i documenti dell'epoca, la velocità di trasmissione del virus era di circa trenta miglia ogni 2-3 giorni, la Peste bubbonica si sarebbe dovuta propagare ad una velocità assai inferiore, probabilmente la causa era da attribuirsi al lungo periodo di incubazione del morbo superiore alle due settimane. Il periodo di incubazione dell'Ebola varia da 5 a 22 giorni per tutto questo periodo persone apparentemente sane e prive di sintomi possono trasportare il virus letale rendendo difficile il contenimento della malattia.

La Peste bubbonica, quella provocata dal batterio della Yersinia Pestis tuttora esiste in diverse parti del mondo, Asia, India. Ultimamente sono stati segnalati dei focolai anche negli Stati Uniti: Colorado Man Infected With Deadliest, Rarest Form Of Plague senza che ci siano stati particolari problemi di contenimento della malattia. Nel loro libro "Biology of Plagues: Evidence from Historical Population" i ricercatori inglesi hanno comparato i sintomi della Peste nera con quelli di altre malattie ed in particolare con quelli dell'Ebola.

I testi medievali raccontano della comparsa di sintomi come le febbri emorragiche che provocavano il disfacimento degli organi interni e la comparsa di grosse pustole di colore rosso scuro che erano considerate il segno del castigo divino (God's token), descrizioni che coinciderebbero con i sintomi dell'Ebola.

Viene inoltre fatto rilevare come il ricorso alla sistematica quarantena di interi villaggi e comunità utilizzato nel Medioevo come unico antidoto per debellare la propagazione del morbo non deporrebbe a favore della trasmissione attraverso i topi, in quanto sarebbe stato molto difficile includerli nella quarantena.

Un altro fattore da considerare è l'interazione col gene mutato CCR5-delta32, presente nella popolazione di origine ancestrale europea in una percentuale che varia tra il 10 ed il 18%, di cui è già stata dimostrata l'immunità ad altri virus tra cui quello dell'HIV. Di questa mutazione genetica ho già parlato in questo blog nel post sulla Peste di Giustiniano alla quale, come scrive Paolo Diacono nella sua Historia Langobardorum, i Longobardi erano immuni, ed in quello proprio sulla Peste nera: "L'origine della mutazione delta 32 del Gene CCR-5"

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martedì 26 agosto 2014

La pratica dell'allungamento del cranio presso i Goti

Un recente studio pubblicato nell'aprile di quest'anno sulla rivista Neurosurgical Focus getta nuova luce sulla pratica dell'elongazione del cranio in auge nella Pianura Pannonica, un vasto bassopiano dell'Europa orientale che ha come epicentro l'attuale territorio ungherese. In realtà quello dell'eloongazione craniale o dolicocefalia indotta è un fenomeno che è stato osservato in varie aree geografiche e culturali dando luogo ad una ridda di ipotesi, qualcuno lo ha messo in relazione con una precedente cultura aliena sulla terra come nel caso dei celebri crani di Paracas in Perù. Nella maggioranza dei casi si tratta di tecniche adottate per differenziare all'interno di società divise in rigide caste gli appartenenti a quelle dominanti e renderne ben visibile lo status sociale. Questo avveniva applicando sin dai primi giorni di vita dei nascituri e fino ai tre anni di età delle forti pressioni sulla testa per mezzo di supporti rigidi di legno e bendaggi.

Ricostruzione del volto di donna gota
col cranio elongato
In Pannonia queste pratiche sono rilevabili a partire dalla tarda età del ferro e attraversano differenti popoli e culture: Goti, Alani, Sarmati, Unni, fino ad oggi sono stati trovati circa 200 crani con questa peculiarità, sembra che il popolo che per primo utilizzò questa pratica in Europa fosse proprio quello degli Unni che poi lo trasmise a tutte le popolazioni che entrarono nella sua sfera d'influenza, poi furono i popoli germanici che la esportarono ad ovest tra il IV-V secolo ed il VII secolo, quindi nel pieno del periodo delle migrazioni, quello che noi conosciamo meglio come "invasioni barbariche".

Dagli studi antropometrici sui crani ritrovati è stato possibile determinare che le pratiche riguardavano sia i maschi che le femmine, i ritrovamenti riguardano soggetti di età compresa tra i 15 e gli 80 anni, gli scienziati hanno anche catalogato quattro tipi diversi di elongazione: tabulare obliqua, tabulare eretta, circolare obliqua e circolare eretta che erano prodotte con tecniche differenti applicando al cranio elementi rigidi di legno fissati attraverso bendaggi sulla testa. Le deformazioni applicate al cranio variavano molto, alcune erano molto pronunciate.

Sembra però che gli Unni non furono gli ideatori di questa pratica ma la assimilarono anche loro da altre popolazioni asiatiche. E' stato anche possibile ricostruire le fasi della propagazione da est ad ovest di questa pratica che ebbe origine circa 4000 anni fa nelle pianure dell'Asia centrale nei territori ad ovest del Tien-Shan, poi passò in area caucasica e attraverso il bacino del Danubio fino all'attuale Ungheria e Repubblica Ceca. A questo punto la diffusione seguì tre differenti direttrici: nella Germania centrale, dove l'elongazione del cranio veniva eseguita solo sulle donne, nella Germania meridionale in particolare in Baviera e nell'area del Reno come si evince dai ritrovamenti in queste aree ed infine nella Valle del Rodano e nell'Italia settentrionale presso i Goti.

A Collegno (TO) nei pressi di un guado sulla Dora e lungo un percorso che conduceva ai valichi alpini, è stato ritrovato un sito funerario goto composto da 8 tombe non lontano da una più grande necropoli longobarda di 157 tombe. Analizzando gli scheletri presenti in questo sito la deformazione indotta del cranio è stata rilevata in un soggetto maschile, probabilmente il capo del gruppo, ed in un infante. Sembra quindi che tale pratica fosse ancora portata avanti dai Goti anche dopo il loro arrivo in Italia, ma che fosse invece estranea ai Longobardi.

Ritratto di donna (c. 1464)
Bottega di Rogier van der Weyden
Londra, National Gallery 
Nel XV secolo si diffuse la moda della rasatura alta della fronte nelle dame della nobiltà fiamminga con un effetto ieratico ben immortalato in questo ritratto di signora attribuito alla bottega di Rogier van der Weyden.
















Riferimenti e fonti:

Molnar, M., Jason, I., Szucs, L. & Szathmary, L. (2014). Artificially deformed crania from the Hun-Germanic Period (5th-6th century AD) in northeastern Hungary: historical and morphological analysis. Neurosurgical focus, 36 (4), pp 1-9.

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lunedì 18 agosto 2014

Le pievi toscane: Sant'Agata in Arfoli

Furono i Goti a fondare l'insediamento di Arfoli presso il quale oggi sorge la Pieve romanica di Sant'Agata, anche questa, come del resto tutto il sistema delle pievi romaniche toscane, addossata alla preesistente torre-granaio fortificata che aveva funzioni di avvistamento e di segnalazione del sopraggiungere del nemico. La pedecollinare del Valdarno Superiore rivestiva infatti una particolare importanza strategica fin dalle guerre gotiche come abbiamo visto in precedenza nel post "Il sistema delle torri".

Il toponimo Arfoli rimanda infatti alla lingua gotica: nel Suio-Gothic, il gotico orinario della regione della Svezia meridionale del Götaland, si intendeva col nome di Arfol letteralmente "la birra dell'eredità". Il termine traeva origine dall'antica usanza praticata in Scandinavia secondo la quale l'erede non potesse entrare in possesso dell'eredità prima di aver celebrato un banchetto a base di birra al quale era invitata tutta la comunità. Arf originariamente era il bestiame, poi si applicò a designare tutte le proprietà. Questa usanza è rimasta nella parlata del Cumberland una contea storica dell'Inghilterra settentrionale dove col termine di Arvel si celebra questa festa dopo il funerale. Questa corrispondenza non deve stupire più di tanto il lettore, i dialetti del Cumberland del Lancashire e dello Yorkshire sono influenzati dall'Old Norse parlato dai coloni che provenivano dalla Scandinavia. Presumibilmente era proprio nell'ampio spazio davanti alla pieve che si celebrava il banchetto dell'Arfol.

A questo punto qualcuno penserà: - "Che ci azzecca (sic) l'Old Norse con l'italiano?". In realtà l'influenza delle lingue nordiche o germaniche che dir si voglia sull'italiano è stata più importante di quanto la cultura mainstream possa far pensare. Pensate che tra le parole importate ne abbiamo molte che riguardano parti del nostro corpo come nel caso della parola nocca o anca, per le altre parole consultate il nostro glossarietto sempre su questo blog.

All'interno della chiesa, originariamente di culto ariano, è rimasta buona parte di una lastra di pietra arenaria altomedievale (VIII-IX sec.) che probabilmente fungeva da pluteo (balaustra) nell'impianto pre-romanico il che rimanda ad un culto ariano tipico di queste culture, nel pluteo infatti troviamo oltre a diverse immagini di uccelli anche il nodo di San Giovanni ed il nodo di Salomone oltre ad un altro intreccio composito tipicamente celtico. Da notarsi la razionale composizione delle figure, quasi dei simboli grafici essenziali all'interno di un modulo regolare quadrato. I disegni sono una rappresentazione dei principi fisici che regolano la natura dall'atomo primordiale  ai vari stadi dell'evoluzione. In particolare l'immagine in basso a sinistra sembrerebbe rappresentare il disegno dello schema di una molecola, quella dell'acqua in particolare. Uno dei massimi esempi di scultura di epoca longobarda in Toscana.


Alla pieve nel XIII secolo fu aggiunto un piccolo chiostro; successivamente fu più volte rimaneggiata fino a giungere all'aspetto attuale. Nella Pieve è presente sul lato opposto della navata un'altra lastra in arenaria, probabilmente un paramento funerario della famiglia figlinese degli Ardimanni di chiara origine germanica, l'iscrizione fa riferimento all'anno 1126, Sulla stessa è raffigurato il giglio di Firenze, probabilmente in una delle sue più antiche apparizioni.

Lastra tombale della famiglia figlinese degli Ardimanni - 1126
Il culto della martire Santa Agata è una costante nel culto cristiano di rito ariano dei Goti. Il generale goto dell'impero romano d'occidente Ricimero (405-472) fondò in Roma la Chiesa di Sant'Agata detta dei Goti di rito ariano posta in posizione importante sotto il Quirinale in prossimità del comando delle truppe gote. Alla fine del VI secolo l'edificio fu ricondotto dal Papa Gregorio Magno al culto cattolico.

Fonti: Robert Ferguson, "The dialect of Cumberland", 1823.

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mercoledì 6 agosto 2014

Era la Prussia la terra di origine dei Longobardi?

L'interesse su quella che Tacito definì come la più nobile tra le tribù dei Suebi, cioé i Longobardi è sempre maggiore. Un grande numero di visitatori di questo blog arrivano dagli Stati Uniti, dalla Federazione Russia, dalla Germania e dalla Lituania, In particolare dalla repubblica baltica giungono molti indizi e suggerimenti che ben presto hanno dato corpo ad una nuova tesi rispetto alla Urheimat dei Longobardi alternativa a quella prevalente. Quando Paolo Diacono nella sua Historia Langobardorum usa la parola Scandinavia per designare la terra di origine dei Longobardi non è detto che questa indichi gli stessi luoghi che indica oggi, anzi è più probabile che questo termine geografico indicasse nell'antichità tutte le terre dell'Europa settentrionale attorno al Baltico. Paolo Diacono dice che scadanan significa distruzione, ad indicare quei vasti fenomeni erosivi che caratterizzano le coste attorno al Baltico, e di cui sono affette anche le coste meridionali del Baltico come la penisola di Neringa che portano ad una vera e propria distruzione dei litorali con la scomparsa di villaggi inghiottiti dalle acque, la parola scadanan è molto simile alla parola lituana skadinti che significa annegare, e che potrebbe sottintendere ad un periodo di inondazioni.

Quest'area compresa tra la foce della Vistola e la penisola di Neringa a cavallo dell'Oblast di Kaliningrad e che corrisponderebbe alla regione storica della Prussia potrebbe essere la terra di origine dei Longobardi che successivamente si sono spostati verso sud-ovest dove sono entrati in contatto con i Vandali. Nella toponomastica ho recentemente trovato alcune congruenze con dei probabili luoghi riferibili a stanziamenti Longobardi nell'attuale Polonia un tempo Prussia orientale, si tratta di Barten (Barciany) e Bartenstein (Bartoszyce) nella regione storica prussiana del Gau Barten, questo toponimo è praticamente identico a quello della contea in Bassa Sassonia del Bardengau oggi Bardowick (Landkreis Luneburgo) dove la presenza longobarda (I-IV sec.) è ampiamente documentata (si veda il post precedente con le tappe della migrazione dei Longobardi).

D'altro canto occorre dire che né in Scania né nello Jutland abbiamo alcuna evidenza archeologica di una presenza longobarda nell'area, né sepolture con corredo di armi e ornamenti, né ceramiche né altro. I Longobardi quindi sarebbero una tribù di quella Germania Magna le cui terre si spingevano oltre la foce della Vistola fino alle attuali repubbliche baltiche, proprio la foce della Vistola corrisponderebbe alla mitica Scoringa di Paolo Diacono, il cui toponimo suggerirebbe l'abbondanza di temporali, italiano scroscio.

Il Lituano è la lingua indoeuropea forse più antica d'Europa, già altre volte ci siamo imbattuti in alcune parole lituane molto simili a parole longobarde. In particolare notiamo il lituano gairė per lancia e il lituano skydas per scudo, la parola gair per lancia è abbastanza rilevante, in quanto la lancia era il segno caratteristico dell'uomo libero longobardo, il termine si ritrova dall'Editto di Rotari (Gairethinx, assemblea delle lance) nel proto-germanico la parola per lancia è gaizaz (lituano gaiz è scontroso, germanico begaz è scontro), nel gotico dove lancia è gais, nell'antico inglese gār. Troviamo la parola gér nell'antico irlandese col significato di affilato. Questo è quello che ho ricavato da wikiling, ma se qualcuno trova altri etimi figli di gaer me lo faccia sapere.

Ci sono alcuni tratti di carattere religioso-simbolico che uniscono gli antichi culti baltici con il paganesimo dei Longobardi. Uno di questi si trova la Museo Stibbert di Firenze. Nella bacheca dei reperti di epoca longobarda troviamo alcuni elementi interessanti: in particolare una spilla con un simbolo della religione romuvana del paganesimo baltico.

Simbolo della religione Romuvana
(Paganesimo Baltico)
Simbolo solare composto da intreccio di serpi
Museo Stibbert - Firenze

L'ingresso dei giovani longobardi nell'età adulta era segnato dal dono al giovane guerriero di una lancia e di uno scudo, la lancia era il simbolo della propria libertà e della possibilità di partecipare all'assemblea pubblica o assemblea delle lance dove si votava per acclamazione battendo le lance sugli scudi. Per un guerriero longobardo perdere la lancia significava perdere anche l'onore.

I Longobardi si confermano comunque un antico popolo europeo difficile da incasellare, se analizziamo tutti riferimenti storici e letterari ai Longobardi fin qui trovati abbiamo davvero una ridda di ipotesi che di seguito riepilogo:

Bardogavenses;
Beneventaner;
Osen > Elbgermanen > Bardogavenses e Winiler;
Nordgermanen (Scionen) > Winniler;
Westgermanen > Hermionen, Irmionen > Sueben, Schwaben > Langobarden > Winiler
Westgermanen > Ingwäonen, Ingwaier > Sachsen > Langobarden
Westgermanen > Sueben, Sweben: > Langobarden > Bajuwaren

Quindi tutto abbastanza confuso, senonché ho trovato questo riferimento per Bardi:

"BARD1, 1. Jh., die Langobardi heißen auch Bardi, F 362 Stammerklärung, s. Hammerstein, Der Bardengau 1869, 4ff., s. F2-1499 (Förstemanns zusammenstellung der Barden mit altpreußischen Barten wohl unzulässig)"

"BARD2, ?, Personenname (teilweise Beziehung auf Langobarden möglich), F1-363 Stammerklärung"

Stemma di Barten (Barciany)
Prussia orientale
Il che confermerebbe la mia teoria sull'origine longobarda del cognome toscano Bardi, forse questo post non ha aggiunto molto sulle origini dei Longobardi, ma dopo tutto il loro vagabondare per l'Europa hanno trovato nella Toscana la loro "terra promessa". L'etimologia di Bardi deriva dal proto-germanico barda, bardaz, gotico bards che significa sia barba che ascia, infatti una delle armi preferite da questo popolo era l'ascia barbuta, vedi il post: "Armi longobarde: l'ascia barbuta (Skeggöx)" Non è un caso che negli stemmi delle città di Barten (Barciany) e Bartenstein (Bartoszyce) è rappresentata proprio un'ascia barbuta longobarda.

Diffusione del cognome Bardi in Italia

Dal punto di vista genetico occorre ricordare il nostro post "DYS19=15 e rapida espansione di alcune linee genetiche ereditarie patriarcali". Verificando le linee di alcuni aplogruppi patriarcali per DYS19=15 si nota un effetto fondatore più marcato verso le aree più orientali della Germania Magna.

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martedì 5 agosto 2014

Genealogia materna di Barack Obama

Barack Obama ha ieri compiuto 53 anni, sul web popolano le fotostorie del presidente americano con molte foto di famiglia. Questo mi ha dato l'occasione di studiare il cognome della madre di Barack, Ann Dunham, Dunham è un cognome Anglo-Sassone che viene per la prima trovato nella contea di Norfolk sulla costa orientale dell'Inghilterra, si tratta di un cognome toponomastico (place name) di facile decifrazione che deriva dall'antico Inglese dūn = collina + hām = casa, cioè "casa sulla collina".

Storicamente la contea di Norfolk fa parte dell'Anglia orientale (East Anglia), si tratta di una parte del territorio inglese occupata tra il V ed il VI sec. dagli Angli, tribù germanica proveniente dalla Germania settentrionale, dalla regione che da loro prende il nome di Angeln nel attuale Land dello Schleswig-Holstein che vi fondarono uno dei regni Sassoni nei quali fu diviso il paese. Il nome Inghilterra (England) deriva dall'antico Inglese Englaland che significa terra degli Angli.

Dal punto di vista genetico sarebbe interessante sapere a quale aplogruppo apparteneva il nonno paterno di Barack Obama, Stanley Armour Dunham

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