domenica 29 giugno 2014

L'antico battistero ariano a Sant'Appiano in Val d'Elsa

Alle vestigia di questo antico battistero ariano di fronte alla Pieve di Sant'Appiano ho già dedicato un post in passato, essendomi procurato foto assai migliori, tornerei sull'argomento. Dell'antico battistero rimangono oggi solo le colonne ungulate sui cui capitelli sono scolpiti i motivi tipici della simbologia dei primi culti germanico-cristiani: possiamo infatti facilmente riconoscere il Nodo di San Giovanni (St. Hans's Cross), l'Irminsul ovvero il pilastro del mondo sacro ai popoli germanici, le figure zoomorfe che diventeranno tipiche dello stile romanico.

Capitello ungulato: Nodo di San Giovanni
Nel suo "Dizionario Geografico Storico Fisico", il Repetti a proposito di questo Battistero scriveva: "Questa chiesa contava uno dei più vetusti battisteri della Toscana, da molti tenuto per un tempio dei gentili. Era di forma ottagona, sostenuto da colonne di pietra con architravi ed altri ornati di un’architettura anteriore alla decadenza delle belle arti. Fu rovinato in gran parte dai terremoti che nel 1805 afflissero cotesta contrada. Il timore e l’incuria fecero atterrare il restante invece di risarcire un’opera che era per molti una istruttiva rarità.

Sant'Appiano, vestigia del Battistero ariano
I capitelli ungulati erano un elemento stilistico tipico di queste architetture proto-romaniche altomedievali di matrice germanica, se ne possono trovare tracce nella chiantigiana Canonica di San Michele presso Rèncine nel comune di Castellina in Chianti sul versante prospiciènte la Val d'Elsa; nell'Abbazia di Santa Maria Assunta a Conèo presso Colle Val'Elsa, anche questa ricostruita successivamente come si può ben evincere dalle differenti parti della facciata. Questa importante rottura stilistica con la tradizione classica è evidente nell'arte longobarda a partire dai capitelli ungulati della Cripta di Sant'Eusebio a Pavia detti anche a "Fibula alveolata" e "a foglie d'acqua", sembra che le parti angolari di questi capitelli fossero decorate con vetri colorati e smalti alla stregua dei gioielli dell'arte orafa longobarda.

Capitello ungulato, Fleur de lis
L'Arianesimo, da non confondersi con l'arianismo, si diffuse in Italia ed in Toscana dopo il crollo dell'impero romano d'occidente. Si tratta di una dottrina cristologica che negava decisamente la trinità e soprattutto l'uguaglianza tra il Padre ed il Figlio proclamando la subordinazione del secondo rispetto al primo, fu diffusa tra i popoli germanici attraverso la predicazione del vescovo Ulfila (lupacchiotto) per la conversione dei Goti. Centrale in questa dottrina era il culto giovannitico del Battesimo che avveniva per immersione totale ed era sostanzialmente un rito di iniziazione e di ingresso nell'età adulta per i giovani guerrieri che riprendeva analoghe pratiche ancestrali della tradizione nordica. Negando la natura divina del Cristo gli Ariani tendevano a valorizzare gli aspetti storici legati alla figura di Gesù rispetto a quelli fideistici. Essi erano devoti al Battista e a San Michele. L'Arianesimo era anche un modo per i Germani cristianizzati di conservare la loro specificità razziale e culturale nei confronti dei Romani ormai tutti convertiti al Cattolicesimo.

Capitello ungulato: Irminsul
La Chiesa Ariana ebbe almeno fino al VII secolo una organizzazione parallela alla Chiesa Cattolica con proprie sedi di culto e propri Vescovi, spesso in contrasto con quelli Cattolici. Dal punto di vista artistico è riscontrabile una certa tendenza aniconica che possiamo vedere anche in questo Battistero che evita di rappresentare la figura umana, preferendo il ricorso a figure o simbologie ricavate dalla natura.

Pieve di Sant'Appiano: particolare della facciata
Gli ultimi sovrani ariani d'Europa furono Grimoaldo re dei Longobardi (662-671) ed il suo giovane figlio e successore Garibaldo (671). Secondo alcuni studiosi Isacco Newton, che fu anche un eminente teologo, sebbene nato in una famiglia di fede anglicana si convertì all'Arianesimo in quanto non credeva nella trinità. Ai suoi occhi la natura divina di Cristo era da ritenersi pura idolatria. Nella sua opera si dedicò all'esegesi delle sacre scritture concentrandosi in modo particolare su alcune profezie contenute nel libro di Daniele (La cronologia degli antichi regni emendata). In punto di morte Newton rifiutò l'estrema unzione. Una sintesi della fede ariana si può dedurre dalla formula del credo di Ulfila:
« Io, Ulfila, vescovo e confessore, ho sempre creduto in questo modo, e in questa fede unica e veritiera passo al mio Signore: credo che Dio Padre sia unico, ingenerato ed invisibile, e credo nel suo Figlio unigenito, Signore e Dio nostro creatore, ed artefice di ogni creatura, che non ha nessuno simile a sé: quindi uno è il Dio padre di tutti, che è anche Dio del Dio nostro; e credo che uno sia lo Spirito Santo, virtù illuminante e santificante […] né Dio, né Signore, ma ministro fedele di Cristo, non uguale, ma suddito ed obbediente in tutto al Dio padre »

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sabato 14 giugno 2014

L'Origo Gentium Langobardorum tradotta in italiano

Nel nome di Dio, qui comincia l'origine della nazione longobarda.

I. C'è un'isola nelle regioni del Nord che è chiamata Scadanan (Scandinavia, Scania o Jutland, ndr), che significa "distruzione", che molti popoli abitavano (Angli, Sassoni, Juti e Vandali, ndr). Tra questi c'era un piccolo popolo che era chiamato Winnili. E con loro vi era una donna il cui nome era Gambara che ebbe due figli. Ybor era il nome di uno e Agio il nome dell'altro. Essi assieme alla madre Gambara regnarono sui Winnili. Allora i capi dei Vandali che erano Ambri ed Assi, si mossero con i loro eserciti e dissero ai Winnili "O ci pagate un tributo o vi dovete preparare alla guerra per combattere con noi. Allora Ybor e Agio assieme alla madre Gambara risposero "Meglio prepararci alla battaglia che pagare tributi ai Vandali". Allora Ambri e Assi che erano i capi dei Vandali chiesero a Godan di dargli la vittoria sui Winnili. La risposta di Godan fu "A quelli che vedrò prima all'alba darò la vittoria. Allora Gambara con i suoi due figli che erano Ybor e Agio, che regnavano sui Winnili, supplicarono Frea moglie di Godan di intercedere per i Winnili. Così Frea consigliò ai Winnili di arrivare all'alba assieme alle loro donne, con i capelli raccolti attorno al viso come se fossero delle barbe. Quando cominciò a far chiaro, mentre il sole stava sorgendo, Frea la moglie di Godan, girò attorno al letto dove stava dormendo il marito, gli volse la testa verso oriente e lo svegliò. E disse "Chi sono queste barbe lunghe?" E Frea disse a Godan "Ora che gli hai dato il nome dagli anche la vittoria". E gli dette la vittoria che dovettero difendersi in accordo col suo consiglio di ottenere la vittoria. Da quel momento i Winnili si chiamarono Longobardi.

II. Allora i Longobardi partirono e giunsero a Golaida (Basso corso dell'Elba, ndr) e dopo occuparono gli aldionati di Anthaib e Bainaib ed anche quello di Burgundaib (Bardengau, ndr). Si dice che a questo punto elessero un re di nome Agilmund, il figlio di Agio, della stirpe di Gugingus. Dopo di lui regnò Laiamicho della stirpe di Gugingus. E dopo di lui Lethuc che si dice regnò per quarant'anni. E dopo di lui regnò Aldihoc il figlio di Lethuc. E dopo di lui regnò Godehoc.

III. In quel tempo il re Audoachari piombò sul Rugiland (Medio corso del Danubio tra Linz e Vienna, ndr) da Ravenna con l'esercito degli Alani e combattè contro i Rugi ed uccise Theuvane il re dei Rugi, e riportò molti prigionieri in Italia. Allora i Longobardi decisero di abbandonare i loro territori e si stabilirono nel Rugiland.

IV. Claffo il figlio di Godehoc regnò dopo di lui. E dopo di lui regnò Tato il figlio di Claffo. I Longobardi abitarono per tre anni sui campi di Feld. Tato combattè contro Rodolf re degli Eruli e lo uccise strappandogli le insegne e l'elmo. Dopo di lui gli Eruli non ebbero più una loro terra. E Wacho il figlio di Unichis assieme a Zuchilo uccisero il re Tato che era suo zio da parte di padre. E Wacho ed il figlio di Tato Ildichis combatterono, Ildichis fuggì dai Gippidi (Gepidi, ndr) dove morì e per vendicare il torto subito i Gypidis fecero guerra ai Longobardi. In quel tempo Waco portò gli Suabians sotto il dominio dei Longobardi. Wacho ebbe tre mogli: (la prima) Raicunda, figlia di Fisud re dei Turingi. Dopo di lei egli prese in moglie Austrigusa una ragazza dei Gippidi. E Wacho ebbe da Austrigusa due figlie; il nome di una di queste era Wisigarda che egli diede in moglie a Theudipert re dei Franchi, il nome della seconda era Walderada che fu data in moglie a Scunsuald re dei Franchi, che avendola in odio la cedette a Garipald che la prese in moglie. Come terza moglie Wacho sposò la figlia del re degli Eruli di nome Silinga. Da lei ebbe un figlio di nome Waltari. Wacho morì e suo figlio Waltari regnò per sette anni senza successori. Costoro erano tutti Lethinges.

V. Dopo Waltari regnò Auduin. Egli portò i Longobardi in Pannonia. E dopo vi regnò Albuin, suo figlio, la cui madre era Rodelenda. In quel tempo Albuin combattè col re dei Gippidi (Gepidi, ndr) che si chiamava Cunimund, e Cunimund morì in quella battaglia (Battaglia di Asfeld, 567) ed i Gippidi furono soggiogati. Albuin prese per moglie la figlia di Cunimund, Rosemund che aveva catturato come preda di guerra, poiché la sua moglie Flutsuinda che era la figlia di Flothar re dei Franchi era morta. Da lei ebbe una figlia che si chiamava Albsuinda. I Longobardi abitarono in Pannonia per quarantadue anni. Poi Albuin, re dei Longobardi, condusse i Longobardi in Italia poiché chiamati da Narsete. Albuin lasciò la Pannonia nel mese di Aprile dopo la Pasqua il primo anno (anno 568, ndr), il secondo anno piombò sull'Italia, il terzo anno Albuin era il signore dell'Italia. Albuin regnò in Italia per tre anni dopodiché fu ucciso a Verona nel suo palazzo dalla moglie Rosemund e da Hilmichis su consiglio di Peritheo. Hilmichis voleva essere re ma non poteva perché i Longobardi lo volevano uccidere. Allora Rosemund chiese asilo al prefetto Longinus a Ravenna. Longinus se ne rallegrò e mandò una nave a prendere Rosemund, Hilmichis, la figlia Albsuinda, la figlia di Albuin,  assieme a tutti i tesori dei Longobardi.
Allora Longinus convinse Rosemund ad uccidere Hilmichis e diventare sua moglie.
Dando retta al suo consiglio allora lei mescolò il veleno e, dopo il bagno, gli porse il veleno in una coppa. Ma quando Hilmichis ebbe bevuto, capì di aver bevuto qualcosa che non andava. E impose a Rosemund di bere anche lei, e morirono entrambi. Il prefetto Longinus prese il tesoro dei Longobardi e mandò Albsuinda, la figlia del re Albuin, in nave a Costantinopoli dall'imperatore.

VI. Il resto dei Longobardi elesse un re di nome Cleph, della stirpe di Beleos, Cleph regnò per due anni e morì. I Duchi dei Longobardi amministrarono la giustizia per dodici anni e dopo questo periodo elessero un re di nome Autari, il figlio di Cleph. Allora Autari prese in moglie Theudelenda, una figlia di Garipald e Walderada di Baviera. Con Theudelenda arrivò anche il fratello che si chiamava Gunduald, che Autari elesse duca della città di Asta (Aosta, ndr). Autari regnò per sette anni. Allora Acquo il duca turingio partì da Torino per unirsi in matrimonio con la regina Theudelenda e diventò re dei Longobardi. Uccise Zangrolf il duca ribelle di Verona, Mimulf dell'isola di San Giuliano e Gaidulf di Bergamo, ed altri che si erano ribellati. E Acquo generò da Theudelenda una figlia di nome Gunperga. Acquo regnò per sei anni e dopo di lui Aroal regnò per dodici anni. Dopo di lui regnò Rothari, della stirpe di Arodus, ed egli distrusse tutte le città e le fortezze dei Romani che erano sulla costa dalle parti di Luna (Luni, ndr), fino alla terra dei Franchi e ad oriente di Ubitergium (Oderzo, ndr). Combattè sul fiume Scultenna (torrente Scoltenna, ndr) dove caddero 8.000 romani. (Battaglia dello Scoltenna, 643, ndr)

VII. Rothari regnò per diciassette anni. Dopo di lui regnò Aripert per nove anni. Dopo di lui regnò Grimoald. In quel tempo l'imperatore lasciò Costantinopoli per venire in Campania, poi tornò in Sicilia, dove fu ucciso dalla sua stessa gente. Grimoald regnò per nove anni e dopo di lui regnò Berthari.

English Text

I. There is an island that is called Scadanan, which is interpreted “destruction,” in the regions of the north, where many people dwell. Among these there was a small people that was called the Winniles. And with them was a woman, Gambara by name, and she had two sons. Ybor was the name of one and Agio the name of the other. They, with their mother, Gambara by name, held the sovereignty over the Winniles. Then the leaders of the Wandals, that is, Ambri and Assi, moved with their army, and said to the Winniles: ‘Either pay us tribute or prepare yourselves for battle and fight with us.’ Then answered Ybor and Agio, with their mother Gambara: ‘It is better for us to make ready the battle than to pay tributes to the Wandals.’ Then Ambri and Assi, that is, the leaders of the Wandals, asked Godan that he should give them the victory over the Winniles. Godan answered, saying: ‘Whom I shall first see when at sunrise, to them will I give the victory.’ At that time Gambara with her two sons, that is, Ybor and Agio, who were chiefs over the Winniles, besought Frea, the wife of Godan, to be propitious to the Winniles. Then Frea gave counsel that at sunrise the Winniles should come, and that their women, with their hair let down around the face in the likeness of a beard, should also come with their husbands. Then when it became bright, while the sun was rising, Frea, the wife of Godan, turned around the bed where her husband was lying and put his face towards the east and awakened him. And he, looking at then, saw the Winniles and their women having their hair let down around the face. And he says, ‘Who are these Long-beards?’ And Frea said to Godan, ‘As you have given them a name, give them also the victory.’ And he gave them the victory, so that they should defend themselves according to his counsel and obtain the victory. From that time the Winniles were called Langobards.

II. And the Langobards moved thence and came to Golaida and afterwards they occupied the aldionates of Anthaib and Bainaib and also Burgundaib. And it is said that they made for themselves a king, Agilmund by name, the son of Agio, of the race of Gugingus. And after him reigned Laimaichio of the race of Gugingus. And after him reigned Lethuc and it is said that he reigned about forty years. And after him reigned Aldihoc the son of Lethuc. And after him reigned Godehoc.

III. At that time king Audochari went forth from Ravenna with the army of the Alani and came into Rugiland and fought with the Rugians and killed Theuvane king of the Rugians, and led many captives with him into Italy. Then the Langobards departed from their own territories and dwelt some years in Rugiland.

IV. Claffo, the son of Godehoc, reigned after him. And after him reigned Tato the son of Claffo. The Langobards settled three years in the fields of Feld. Tato fought with Rodolf king of the Heruli and killed him and carried off his banner and helmet. After him the Heruli had no kingly office. And Wacho the son of Unichis killed king Tato his paternal uncle together with Zuchilo. And Wacho fought, and Ildichis the son of Tato fought, and Ildichis fled to the Gippidi where he died. And to avenge his wrong the Gypidis made war with the Langobards. At this time Wacho bent the Suabians under the dominions of the Langobards. Wacho had three wives : (first) Raicunda, daughter of Fisud king of the Turingi. After her he took as his wife Austrigusa a girl of the Gippidi. And Wacho had from Austrigusa two daughters; the name of one was Wisigarda whom he gave in marriage to Theudipert king of the Franks, and the name of the second was Walderada whom Scusuald king of the Franks had as his wife, but having her in hatred he transferred her to Garipald for a wife. He had as his third wife the daughter of the king of the Heruli, Silinga by name. From her he had a son, Waltari by name. Wacho died and his son Waltari reigned seven years without posterity. They were all Lethinges.

V. And after Waltari, reigned Auduin. He led the Langobards into Pannonia. And there reigned after him Albuin, his son, whose mother is Rodelanda. At that time Albuin fought with the king of the Gippidi, Cunimund by name, and Cunimund died in that battle and the Gippidi were subjugated. Albuin took as his wife Cunimund’s daughter Rosemund, whom he had captured as booty, since his wife Flutsuinda, who was the daughter of Folthar, king of the Franks, had already died. From her he had a daughter by name Albsuinda. And the Langobards dwelt forty-two years in Pannonia. This Albuin led the into Italy the Langobards who were invited by Narses of the secretaries. And Albuin, king of the Langobards, moved out of Pannonia in the month of April after Easter in the first indiction. In the second indiction, indeed, they began to plunder in Italy, but in the third indiction he became master of Italy. Albuin reigned in Italy three years, and was killed in Verona in the palace by Rosemund his wife and Hilmichis upon the advice of Peritheo. Hilmichis wished to be king and could not because the Langobards wanted to slay him. Then Rosemund sent word to the prefect Longinus that he should receive her in Ravenna. When Longinus presently heard this he rejoiced; he sent a ship of the public service and they brought Rosemund and Hilmichis and Albsuinda, king Albuin’s daughter, and conducted all the treasures of the Langobards with them to Ravenna. Then the prefect Longinus began to persuade Rosemund to kill Hilmichis and become the wife of Longinus. Having given ear to his counsel, she mixed poison and, after the bath, gave it to him (Hilmichis) to drink in a goblet. But when Hilmichis had drunk, he knew that he had drunk something pernicious. He commanded that Rosemund herself should drink although unwilling, and they both died. The prefect Longinus took the treasure of the Langobards and commanded Albsuinda, the daughter of king Albuin, to be put in a ship, and sent over to Constantinople to the emperor.

VI. The rest of the Langobards set over themselves a king named Cleph, of the stock of Beleos, and Cleph reigned two years and died. And the dukes of the Langobards administered justice for twelve years and after these things they set up over themselves a king named Autari, the son of Cleph. And Autari took as his wife Theudelenda, a daughter of Garipald and of Walderada from Bavaria. And with Theudelenda came her brother Gundoald, and king Autari appointed him duke in the city of Asta. And Autari reigned seven years. And Acquo, the Thuringian duke, departed from Turin and united himself with queen Theudelenda and became king of the Langobards. And he killed his rebel dukes Zangrolf of Verona, Mimulf of the island of St Julian and Gaidulf of Bergamo, and others who were rebels. And Acquo begot of Theudelenda a daughter, Gunperga by name. And Acquo reigned six years, and after him Aroal reigned twelve years. And after him reigned Rothari, of the race of Arodus, and he destroyed the city and fortresses of the Romans which were around the coasts from the neighbourhood of Luna up to the land of the Franks and in the east up to Ubitergitum (Oderzo). And he fought near the river Scultenna, and there fell on the side of the Romans the number of eight thousand.

VII. And Roathari reigned seventeen years. And after him reigned Aripert nine years. And after him reigned Grimoald. At this time the emperor Constantine departed from Constantinople and came into the territories of Campania and turned back to Sicily and was killed by his own people. And Grimoald reigned nine years, and after him Berthari reigned.

Latin Text

IN NOMINE DOMINI INCIPIT ORIGO GENTIS LANGOBARDORVM

I. Est insula qui dicitur scadanan, quod interpretatur excidia, in partibus aquilonis, ubi multae gentes habitant; inter quos erat gens parva quae winnilis vocabatur. Et erat cum eis mulier nomine gambara, habebatque duos filios, nomen uni ybor et nomen alteri agio; ipsi cum matre sua nomine gambara principatum tenebant super winniles. Moverunt se ergo duces wandalorum, id est ambri et assi, cum exercitu suo, et dicebant ad winniles: " Aut solvite nobis tributa, aut praeparate vos ad pugnam et pugnate nobiscum". Tunc responderunt ybor et agio cum matre sua gambara: "Melius est nobis pugnam praeparare, quam wandalis tributa persolvere". Tunc ambri et assi, hoc est duces wandalorum, rogaverunt godan, ut daret eis super winniles victoriam. Respondit godan dicens: "Quos sol surgente antea videro, ipsis dabo victoriam". Eo tempore gambara cum duobus filiis suis, id est ybor et agio, qui principes erant super winniles, rogaverunt fream, uxorem godam, ut ad winniles esset propitia. Tunc frea dedit consilium, ut sol surgente venirent winniles et mulieres eorum crines solutae circa faciem in similitudinem barbae et cum viris suis venirent. Tunc luciscente sol dum surgeret, giravit frea, uxor godan, lectum ubi recumbebat vir eius, et fecit faciem eius contra orientem, et excitavit eum. Et ille aspiciens vidit winniles et mulieres ipsorum habentes crines solutas circa faciem; et ait: "Qui sunt isti longibarbae" ? Et dixit frea ad godan: "Sicut dedisti nomen, da illis et victoriam". Et dedit eis victoriam, ut ubi visum esset vindicarent se et victoriam haberent. Ab illo tempore winnilis langobardi vocati sunt.

II. Et moverunt se exhinde langobardi, et venerunt in golaidam, et postea possiderunt aldonus anthaib et bainaib seu et burgundaib; et dicitur, quia fecerunt sibi regem nomine agilmund, filium agioni, ex genere gugingus. Et post ipsum regnavit laiamicho ex genere gugingus. Et post ipsum regnavit lethuc, et dicitur, quia regnasset annos plus minus quadraginta. Et post ipsum regnavit aldihoc, filius lethuc. Et post ipsum regnavit godehoc.

III. Illo tempore exivit rex audoachari de ravenna cum exercitu alanorum, et venit in rugilanda et inpugnavit rugos, et occidit theuvane regem rugorum, secumque multos captivos duxit in italiam. Tunc exierunt langobardi de suis regionibus, et habitaverunt in rugilanda annos aliquantos.

IV. Post eum regnavit claffo, filius godehoc. Et post ipsum regnavit tato, filius claffoni. Sederunt langobardi in campis feld annos tres. Pugnavit tato cum rodolfo rege herulorum, et occidit eum, tulit vando ipsius et capsidem. Post eum heruli regnum non habuerunt. Et occidit wacho, filius unichis, tatonem regem barbanem suum cum zuchilone. Et pugnavit wacho, et pugnavit ildichis, filius tatoni, et fugit ildichis ad gippidos, ubi mortuus est. Iniuria vindicanda gippidi scandalum commiserunt cum langobardis. Eo tempore inclinavit wacho suavos sub regno langobardorum. Wacho habuit uxores tres: raicundam, filia fisud regis turingorum; et postea accepit uxorem austrigusa, filiam gippidorum; et habuit wacho de austrigusa filias duas, nomen unae wisigarda, quam tradidit in matrimonium theudiperti regis francorum; et nomen secundae walderada, quam habuit uxorem scusuald rex francorum, quam odio habens, tradidit eam garipald in uxorem. Filia regis herulorum tertiam uxorem habuit nomen silinga; de ipsa habuit filium nomine waltari. Mortuus est wacho, et regnavit filius ipsius waltari annos septem; farigaidus: isti omnes lethinges fuerunt.

V. Et post waltari regnavit auduin; ipse adduxit langobardos in pannonia. Et regnavit albuin, filius ipsius, post eum, cui mater est rodelenda. Eo tempore pugnavit albuin cum rege gippidorum nomine cunimund, et mortuus est cunimund in ipsa pugna, et debellati sunt gippidis. Tulit albuin uxore rosemunda, filia cunimundi, quae praedaverat, quia iam mortua fuerat uxor ipsius flutsuinda, quae fuit filia flothario regis francorum; de qua habuit filia nomine albsuinda. Et habitaverunt langobardi in pannonia annis quadraginta duo. Ipse albuin adduxit langobardos in italia, invitatos a narsete scribarum; et movit albuin rex langobardorum de pannonia mense aprilis a pascha indictione prima. Secunda vero indictione coeperunt praedare in italia. Tertia autem indictione factus est dominus italiae. Regnavit albuin in italia annos tres, et occisus est in verona in palatio ab hilmichis et rosemunda uxore sua per consilium peritheo. Voluit regnare hilmichis, et non potuit, quia volebant eum langobardi occidere. Tunc mandavit rosemunda ad longinum praefectum, ut eam reciperet ravenna. Mox ut audivit longinus, gavisus est, misit navem angarialem, et tulerunt rosemunda et hilmichis et albsuindam, filia albuin regis, et omnes thesauros langobardorum secum duxerunt in ravenna. Tunc ortare coepit longinus praefectus rosemunda, ut occideret hilmichis et esset uxor longini. Audito consilium ipsius, temperavit venenum, et post valneum dedit ei in caldo bibere. Cumque bibisset hilmichis, intellexit, quod malignum bibisset; praecepit, ut ipsa rosemunda biberet invita; et mortui sunt ambo. Tunc longinus praefectus tulit thesauros langobardorum, et albsuinda, filia albuin regis, iussit ponere in navem et transmisit eam constantinopolim ad imperatorem.

VI. Reliqui langobardi levaverunt sibi regem nomine cleph de beleos, et regnavit cleph annos duos, et mortuus est. Et iudicaverunt duces langobardorum annos duodecim; posthaec levaverunt sibi regem nomine autarine, filio claffoni; et accepit autari uxorem theudelenda, filia garipald et walderade de baiuaria. Et venit cum theudelenda frater ipsius nomine gundoald, et ordinavit eum autari rex ducem in civitatem astense. Et regnavit autari annos septem. Et exivit acquo dux turingus de thaurinis, et iunxit se theudelendae reginae, et factus est rex langobardorum; et occidit duces revelles suos, zangrolf de verona, mimulf de insula sancti iuliani et gaidulf de bergamum, et alios qui revelles fuerunt; et genuit acquo de theodelenda filiam nomine gunperga. Et regnavit acquo annos VI. Et post ipso regnavit aroal annos duodecim. Et post ipso regnavit rothari ex genere arodus, et rupit civitatem vel castra romanorum quae fuerunt circa litora apriso lune usque in terra francorum quam ubitergium ad partem orienti, et pugnavit circa fluvium scultenna, et ceciderunt a parte romanorum octo milia numerus. VII. Et regnavit rothari annos decem et septem. Et post ipsum regnavit aripert annos novem. Et post ipsum regnavit grimoald. Eo tempore exivit constantinus imperator de constantinopolim, et venit in partes campaniae, et regressus est in sicilia, et occisus est a suis. Et regnavit grimoald annos novem; et post regnavit berthari.

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giovedì 12 giugno 2014

Il nome indoeuropeo della notte

Come ormai sa bene chi segue questo blog una delle nostre tesi è che la teoria di un proto-popolo con caratteristiche linguistiche e culturali comuni e ben definite, sia vera. Oggi questa teoria è suffragata anche da dati genetici inconfutabili. Abbiamo anche visto che l'aplogruppo genetico di questa proto-popolazione è l'aplogruppo R in particolare nei due rami R1a e R1b. L'origine geografica o Urheimat è nelle grandi pianure dell'Asia centrale. Vedasi in particolare le due mappe della diffusione delle lingue indoeuropee e quella dell'aplogruppo R Y-DNA che sono eclatanti.

Diffusione delle lingue indo-europee

Mappa dell'aplogruppo R

Mappa dell'aplogruppo R1b

Studiando i termini portati nella lingua italiana dopo le invasioni barbariche ci siamo più volte imbattuti in parole che hanno una comune origine indoeuropea, soprattutto per quanto riguarda parole particolari come mamma o alba/albiz (bianco). Oggi vediamo un'altra di queste antiche parole che è la parola notte. Anche questa deriva da una comune radice proto-indo-europea nokt, greco nyktòs, latino noctis, germanico nahtiz, gotico nahts, lituano naktis, svedese natt, gallese nos, tutte deriverebbero dal sanscrito naktanaktam, In Europa si differenziano solo il basco gauean, il magiaro éjszaka, il finlandesein quanto appartenenti a ceppi linguistici differenti. Nella tabella che segue viene fatta la comparazione linguistica tra la traduzione della parola notte in Europa e l'origine genetica indoeuropea, i dati sono presi da Eupedia.com

LinguaTraduzione% R1a% R1b% R1a+R1b
albanesenatë91625
bielorussonoč515,556,5
bosniaconoć153,518,5
bulgaronosht171128
catalanonit0,582,583
croatonoć248,532,5
ceconoc342256
danesenat153348
olandesenacht44953
inglesenight4,56771,5
italianonotte43943
toscanonotte452,556,5
francesenuit358,561,5
galizianonoite06363
tedesconacht1644,560,5
greconýchta11,515,527
islandesenótt234265
irlandeseoíche2,58183,5
lettonenakts401252
lituanonaktis38543
macedonenoḱ13,512,526
norvegesenatt25,53257,5
polacconoct57,512,570
portoghesenoite1,55657,5
romenonoapte17,51229,5
russonoch'46652
serbonoć16824
slovacconoc41,514,556
slovenonoč381856
spagnolonoche26971
svedesenatt1621,537,5
ucrainonich457,552,5
gallesenos183,584,5

Un'altra parola per certi versi ancora più interessante è la parola corto, latino curtus, tedesco kurz dal germanico kurtaz, ho trovato lo stesso lemma in farsi: khoochak che significa piccolo, e in urdu kurta  corto.

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domenica 8 giugno 2014

Le origini germaniche della lingua italiana, etimologia di schiacciare / schiacciata

Stamane vediamo l'etimologia di una delle parole che i bambini qui in Toscana imparano più velocemente che è schiacciare da cui deriva la nostra amata schiacciata. Antica origine dal germanico klakjan, battere, rompere e frangere cose che hanno il guscio, antico alto tedesco kleken. La s iniziale è dovuta ad un indurimento eufonico.

Nelle varie lingue il lemma ha subito delle traslazioni semantiche, in italiano il significato è quello di appiattire o ammaccare cose con una pressione dall'alto verso il basso, nel tedesco moderno il vocabolo klatschen significa applaudire, ovvero produrre un suono battendo le mani da cui il francese claque, in inglese clash significa scontrarsi, cozzare, l'etimo ha una corrispondenza anche nel polacco sklejka significa compensato che infatti si ottiene per schiacciamento del materiale, in lituano skiausti significa schiacciare.

Per chi volesse cimentarsi nella preparazione della schiacciata alla fiorentina ecco un utile link con tutti i passi: Ricetta della schiacciata alla fiorentina.

Fonte linguistica: Zaccaria Prof. Dott. Enrico, "L'elemento germanico nella lingua italiana". Bologna, Casa Editrice Treves di Luigi Beltrami, 1901 

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venerdì 6 giugno 2014

Onomastica: l'origine del cognome Rossi

Arrivata oggi una corrispondenza genetica con una persona inglese di nome Ross (aplogruppo R1b-M269), il cognome è di origine normanna ed è particolarmente diffuso in Scozia (clan Ross) e nello Yorkshire.

L'origine celto-germanica del cognome Ross è identica anche per i cognomi italiani Rossi, De Rossi, Russo. Tutti derivano dal fatto di discendere da persone con i capelli rossi o rossicci, un gene recessivo assai distintivo che può ricomparire anche dopo molte generazioni. Nelle lingue germaniche Ross significa anche cavallo a causa del colore fulvo del mantello più diffuso (bàio).

Rossi che è il cognome più diffuso in Italia, è maggiormente distribuito in Lombardia, Emilia Romagna, Toscana e Lazio, De Rossi è diffuso in Veneto e Lazio, Russo principalmente in Campania. Nell'antichità i capelli rossi erano un tratto distintivo tipicamente barbarico, i latini e gli antichi romani non possedevano questo gene come è documentato da vari autori come Tacito. Di seguito riporto le due mappe della diffusione dei capelli rossi e dell'aplogruppo R1b, si noti come le due mappe si sovrappongano perfettamente.

Mappa della diffusione dei capelli rossi in Europa
Courtesy: Eupedia.com

Mappa della diffusione dell'aplogruppo R1b
Courtesy: Eupedia.com
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mercoledì 4 giugno 2014

Etimologia di bizza, bizze, bizzoso, bizzarro

gli iracondi
Tornando sull'etimo toscano bizza, da cui fare le bizze, bizzoso ma anche l'imbizzarrirsi del cavallo, e l'aggettivo bizzarro (germ. biz- accendersi, antico alto tedesco bizzen = arrabbiarsi), mi scrive un lettore lituano segnalandomi che nella lingua lituana esistono parole uguali che hanno lo stesso significato: Bizė, Bizas, Biziuoti (www.lkz.lt). la lingua lituana riveste un particolare interesse negli studi linguistici, è infatti ritenuta la lingua indoeuropea più antica e pertanto conserva caratteristiche del linguaggio proto-indoeuropeo ormai perdute nelle altre lingue indoeuropee. Il motivo di questo retaggio è che il Baltico, che in epoche remote successive all'ultima grande glaciazione era un'enorme lago, fu centrale nello sviluppo delle prime civiltà europee celto-germaniche e delle loro lingue.
"Chiunque voglia sapere come parlavano gli indoeuropei dovrebbe ascoltare un contadino lituano" Antoine Meill
In pratica una corrispondenza col lituano è sempre indice di parole molto antiche, dei veri e propri reperti di archeologia linguistica. Lo spirito bizzarro dei fiorentini affonda le sue radici nel retaggio germanico della lingua toscana. Non a caso Dante mette Filippo Argenti, personaggio dal carattere focoso della cui litigiosità aveva fatto diretta esperienza essendo stato da lui malmenato, proprio nel girone infernale degli iracondi.
Tutti gridavano: "A Filippo Argenti!";
e 'l fiorentino spirito bizzarro
in sé medesmo si volvea co' denti. (Divina Commedia, Inferno, VIII vv 52-63 - Dante Alighieri)
In questa terzina la parola bizzarro conserva tutto l'antico significato di iracondo, stizzoso.

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