mercoledì 24 dicembre 2014

Origine dell'idronimo Arno

A conclusione di questo secondo anno di vita del blog, anno ricco di spunti e suggestioni, faccio i miei auguri a tutti voi. Questo blog non è un'opera sistematica ma un modo per mettere nero su bianco come in un blocco note spunti, idee, riflessioni, alle quali molti di voi hanno contribuito chi con suggerimenti e proposte, chi condividendo in rete i contenuti. Per questo vi ringrazio.

Vi lascio con un regalo: l'origine del nome del nostro principale fiume. L'idronimo Arno significa semplicemente Aquila, forse perché nel suo primo tratto il fiume disegna un ampio cerchio ritornando su se stesso così come volano le aquile quando vanno a caccia.

Gotico Ara: germ. *arnō-, *arnōn, *arna-, *arnan, *arn, sw. M. (n), Aar, Adler, Lehmann A191; idg. *er- (1), Sb., Adler, Pokorny 325 (http://www.koeblergerhard.de/wikiling/?query=arno&f=got&mod=0)

Tedesco moderno (poetico): Aar (plurale Aare)

Il nome Arno è anche un nome di battesimo di origine germanica che deriva da Arn (Aquila) anche nella sua variante scandinava Arne. Da questo nome derivano anche i nomi italiano Arnaldo e Arnolfo, tra i fiorentini illustri si ricordano Arnolfo di Cambio (Arn = aquila + Wulf = lupo).

Arn su Nordic Names Wiki

Curiosità: nella Svezia meridionale esiste una cittadina chiamata Arnö nella regione storica del Götaland.




Arnoweg, la via dell'aquila, è un percorso di trekking di forma circolare della lunghezza di 1200 km nei pressi di Salisburgo, inaugurato nell'occasione dei 1200 anni dalla morte dell'arcivescovo Arno di Salisburgo detto Aquila (c. 750–821)



Dalla stessa radice deriva anche la parola italiana arnése, modenese harnais.

Addendum relativo alle origini latine del nome Arno ed all'incertezza delle fonti: mi è stato fatto notare da numerosi lettori che l'idronimo Arno è attestato da fonti classiche latine, come anche riportato da numerosi vocabolari. Tacito, Annales, 1.79; Livio 22,2 (da Perseus). A tal proposito faccio notare che, per quanto riguarda gli Annales, già Voltaire ragionava che furono un clamoroso falso in quanto contengono numerose incongruenze storiche e parti riportate da altri autori. Ma a sostenere con vigore questa ipotesi fu nel XVIII secolo John Wilson Ross che nel 1878 pubblicò a Londra il libro "Tacitus and Bracciolini, the Annals Forged in the XVth Century" nel quale dimostrò che fu l'umanista italiano Poggio Bracciolini, segretario di papa Martino V e amanuense disinvolto (1380-1459), a falsificare gli Annali nel 1429. Se gli Annales sono un falso la citazione del nome latinizzato dell'Arno non ha alcun fondamento. Per quanto riguarda Tito Livio nelle "Dissertazioni del cavaliere Lorenzo Guazzesi ..." si parla di ciò che rimane delle sue opere conservato nella libreria di San Lorenzo in Firenze (Laurenziana), e si nota che nell'originale non compare la parola ARNUS ma soltanto la parola FLUVIUS. Non era raro che un amanuense aggiungesse sul margine del libro qualcosa che pensava dovesse essere compreso nel testo, come in questo caso, mettendo per così dire un po' del suo (che fiume è? ma questo è certamente l'Arno ... ), quando poi il manoscritto veniva trascritto nuovamente l'aggiunta veniva poi inserita nel testo come in questo caso.

Ma come mai la questione dell'Arno in Tito Livio è stata così approfonditamente studiata? Questo non ha niente a che vedere con la toponomastica e la linguistica bensì con la diatriba circa le Paludi di Annibale, In questa lunga dissertazione viene dimostrato che l'attraversamento delle paludi non avvenne in Toscana bensì nella Gallia Cisalpina (oggi Pianura Padana) zona molto paludosa e pantanosa quindi prima del passaggio degli Appennini, in quanto tra l'attraversamento delle stesse e la vittoriosa battaglia del Trasimeno passarono non meno di tre mesi, e quindi il fiume non poteva in alcun modo essere l'Arno.

In definitiva si tratterebbe di fonti inattendibili per determinare se l'Arno si chiamasse davvero così al tempo dei Romani.

12 commenti:

Anonimo ha detto...

in realte deriva dall' etrusco ARNTH, come il serchio da AESAR.... ecc, ecc.

Bighipert ha detto...

Ah si certo ... gli Etruschi ... fonte?

Anonimo ha detto...

pallottino, alinei, cristofani, morandi ecc.

Anonimo ha detto...

ssimo pittau :
http://www.pittau.it/Etrusco/Studi/Arno.html

Bighipert ha detto...

L'etimo Arn dal germanico *arnō-, *arnōn, *arna-, *arnan, *arn è anche presente nell'italiano starna e in starnazzare che include anche il suffisso -az che serve per creare un verbo da un nome, probabilmente anche àrnia deriva dalla stessa radice (sp. e catalano arna). I toscani di oggi, come è stato provato da recenti ricerche genetiche compiute dall'Università di Firenze, hanno ben poco a che fare con gli Etruschi, una popolazione mediorientale di origine anatolica che apparteneva all'aplogruppo J2, un aplogruppo che in in Toscana arriva appena al 10% della popolazione. Questo perché dopo la caduta dell'impero romano d'occidente e soprattutto dopo la guerre gotiche la Toscana era rimasta praticamente spopolata e vi stabilirono prima i Goti poi i Longobardi.

Anonimo ha detto...

Vel Lautni ha detto

Il Pittau per quanto possa essere pirotecnico nelle sue conclusioni (vedi la teoria dei sardi) e' comunque una fonte autorevole della glottologia italiana come lo stesso Alinei che e' arrivato alla conclusione dell' origine ugro turgica della lingua Etrusca.
Ed ad onor del vero la tesi dell' Alinei sull' origine della lingua etrusca e' accattivante perche' confermerebbe che l'adozione da parte dei "tipi" umani di un linguaggio trova origine solo esclusivamente nella convenzione (imposta o non) e non necessariamente nell'appartenenza a quell' aplogruppo piuttosto che all'altro.
Mi vengono in mente (come esempio piu o meno calzante) gli afroamericani che pur omogenei nella loro convinzione culturale e condizione antropomorfa, comunque una forte minoranza e' detentrice di un aplogruppo patriliniera di origine europea (R1b ?? oppure I1??).
In sintesi tutte le tesi esposte se pur non prive di fondamento convergono in aporema in quanto tutt' oggi perfettibili e frutto ancora di approssimazioni perche' originate da statistiche fatte su campioni di popolazione. E' la statistica nei suoi risultati sappiamo (fermo restando il buon Corrado Gini) che poi cambia in base all' allargamento e alla contrazione della forbice di campionamento.
Comunque qui c'e' un articolo da parte di una fonte anche da te frequentata che corrobora e smentisce quello che dici tu (origine anatolica degli etruschi) e anche quello che dico io:

http://www.lescienze.it/news/2013/02/11/news/origine_etruschi_autoctoni_anatolia_analisi_genetiche-1500957/

Bighipert ha detto...

Grazie per gli spunti e per l'interesse dimostrato sull'argomento che non è semplice, attualmente l'origine degli Etruschi è discussa, è possibile che il DNA matriarcale ovvero quello contenuto nel mitocondrio della donna segua dinamiche diverse rispetto alle linee patriarcali. Basti pensare che negli Stati Uniti un terzo delle linee patriarcali degli afroamericani è di origine europea, ma solo il 6% è di origine matriarcale europea.
L'Italia non ha una sua unitarietà genetica, questa non è una mia affermazione ma lo si ricava dai campioni genetici omogenei che utilizzano i ricercatori nelle loro indagini sulle origini degli Europei (Eurogenes). Un recente studio su cui ho appena scritto un post

http://bighipert.blogspot.it/2014/12/genetica-delle-popolazioni-un-anno.html

mette in relazione il DNA autosomale (linea paterna + linea materna) degli attuali europei con tre popolazioni ancestrali, come puoi evincere dal grafico l'Italia è presente con diverse popolazioni campione tra cui i Toscani, i Sardi che tu hai giustamente menzionato, i Siciliani, l'Italia meridionale nel suo insieme escluse le isole ed i Bergamaschi probabilmente a causa di uno studio specifico condotto su quella popolazione. Come puoi vedere nel grafico le popolazioni si collocano in maniera diversa rispetto alle tre popolazioni ancestrali, i Toscani in particolare sono equidistanti anche se la componente mediterranea è appena più vicina. Ora il coltivatore mediterraneo o quello anatolico in alcuni casi potrebbe anche essere di origine etrusca ma il cacciatore-raccoglitore baltico sinceramente la vedo dura.
Gli ultimi anni dal punto di vista della genetica delle popolazioni sono stati semplicemente rivoluzionari. Si esiste uno stretto legame tra diffusione delle lingue indoeuropee e linee genetiche patriarcali Y-DNA indo-iraniche che corrispondono all'aplogruppo R1, nei paesi nei quali l'R1 non è maggioritario si parlano infatti lingue di ceppo differente vedi la Finlandia.

Anonimo ha detto...

Simil-questione per quanto concerne la gorgia toscana che tu hai trattato in questo post :
http://bighipert.blogspot.it/2013/12/la-lingua-longobarda-nel-toscano.html

nel quale hai fatto un ritratto verosimile di una realta' possibile che il sottoscritto ti confuta ( con altrattanto "ritratto verosimile" ) attiggendo ad altre fonti (wikipedia le riassume tutte) che trattano della gorgia toscana come residuale pronuncia della lingua etrusca : http://it.wikipedia.org/wiki/Gorgia_toscana

La gorgia toscana si accentua molto nel fiorentino fino a sparire totalmente nella parlata della costa (livorno e pisa/lucca) e arriva ad armonizzarsi procedendo verso sud nel resto della toscana dove si confonde ai limiti dei confini umbro/laziali.....

il Fiorentino risente di piu di questo "presunto retaggio" perche ai tempi dell' etruria storica (secondo autorevoli scuole di pensiero etruscologhe) nonostante che il nucleo della civilta' etrusca fosse nella toscana del sud /alto lazio/ umbria, ( quindi nelle medioevali "tuscia ducale" e "tuscia romana",) la parte centrale e settentrionale dell' etruria (quasi tutta l'odierna toscana) fu l'ultima ad essere romanizzata.
Quindi la calata usata dagli etruschi o presunti tali , ricordiamoci che secondo l'Alinei gli etruschi erano degli invasori (aplogruppo J o G ?? ) che si sovrapposero ai villanoviani ( aplogruppo R1b??), nel pronunciare la nuova lingua (latino) manteneva l' aspirazione della c della p e della t.

Per fare degli esempi moderni gli etruschi e di conseuenza i loro eredi sicuramente morali quali i toscani di oggi detengono ancora quello che l'inglesi chiamano IRISH BROGUE a proposito dell'inglese parlato e pronunciato oggi in IRLANDA dai diretti discendenti degli antichi Hiberni

Vel Lautni





Bighipert ha detto...

Credo che tu non abbia ben presente il quadro generale della questione. Non puoi mettere sullo stesso piano l'influenza culturale degli Etruschi con quella dei Longobardi. I primi furono una civiltà della quale poco sappiamo e che già nel V a.C. entra in crisi con l'espansione celtica in Italia settentrionale, i secondi hanno dominato l'Italia per due secoli proprio nel momento di formazione dei primi stati nazionali e della lingua italiana che, come ebbero a dire il Varchi ed il Bembo nasceva dalla fusione delle parlate dei barbari col latino volgare parlato dagli autoctoni gallo-romani.

Il "ripescaggio" culturale degli Etruschi avvenne allorquando, nell'ottica del progetto unitario massonico, fu necessario dare una comune antica origine ancestrale "identità italica" ad una nazione composta da genti assai diverse sia dal punto di vista culturale che genetico.

Voglio qui ricordare un grande toscano: Indro Montanelli: "Così finì l’Italia longobarda, e nessuno può dire se fu, per il nostro Paese, una fortuna o una disgrazia. Alboino e i suoi successori erano stati degli scomodi padroni, […] ma oramai si stavano assimilando all’Italia e avrebbero potuto trasformarla in una Nazione, come i Franchi stavano facendo in Francia. Ma in Francia non c’era il Papa. In Italia, sì."
Indro Montanelli, Storia d'Italia

Anonimo ha detto...

Non sapendo se hai ricevuto l'altro mio commento, ti rispondo al tuo ultimo in maniera più sintetica. Accantoniamo le dietrologie e i complotti, che a mio avviso lasciano il tempo che trovano. Il fatto e' che una lingua come nel caso delle neolatine si forma e si sviluppa sul substrato linguistico preesistente (vedi il francese frutto del volgare latino applicato su un già preesistente linguaggio celtico) , oltre che sul grado di civiltà' dei conquistatori ( la civiltà romana) , piuttosto che sulla colonizzazione o sulla durata del dominio. I longobardi che erano solo dei nomadi germanici e fra i meno civili ed organizzati (perché subirono per ultimi le influenze del mondo civile romano) persero una grande occasione storica, al contrario dei loro cugini (se così possiamo chiamarli) franchi, perché' fecero errori sia sotto il profilo politico, sia sociale, che religioso sbagliando i tempi e rimediando il tutto troppo tardi per buona pace del Montanelli. Ricordiamoci anche che il superstrato linguistico apportato dai popoli germanici nei paesi di lingua neolatina/romanza ammonta soltanto a poco meno di 500 vocaboli o presunti tali, irrilevanti per la formazione di un linguaggio. Unica eccezione e' il francese lingua neolatina più distante dal latino dove l'influenza dei franchi e' stata più pervasiva ma non determinante. Fece più il "normanno" Guglielmo il conquistatore, francese, con la conquista dell' Inghilterra che i tanto decantati nomadi germanici, sia per quanto concerne l'apporto linguistico che per quello presunto genetico, a mio avviso sotto tutti i punti di vista , da non sottovalutare, ma ad oggi irrilevante, per le tue convinzioni, non necessariamente rilevante
Vel lauti


Vel lautni

Bighipert ha detto...

tipo ... casa: http://bighipert.blogspot.it/2013/06/letimologia-della-parola-casa.html

Tutte le parole italiane derivate dal superstrato gotico e longobardo sul nostro blog: http://bighipert.blogspot.it/p/glossarietto-longobardo.html parole vive che usiamo tutti i giorni

Anonimo ha detto...

Altrettanto il substrato di parole etrusche che sono passate perfino al "germanico" (parola che a te piace tanto) inglese come da fonte : http://testi-italiani.it/list_of_english_words_of_etruscan_origin

Oltre ad un portale che raccoglie altri siti piu o meno istituzionali, utili (credo) per approfondire le tue (e le mie) presunte origini morali, ancestrali, genetiche o che siano di cui questa bellissima terra chiamata Toscana sia a te, almeno credo visto il tuo nickname bighipert. che assomiglia molto a sighipert, antico nome dell' insediamento longobardo di montespertoli (fonte: http://it.wikipedia.org/wiki/Montespertoli), sia a me ha dato i natali, ecco il portale sopracitato:
http://lila.sns.it/mnamon/index.php?page=Risorse&id=10

vel lautni vipsulial
































http://lila.sns.it/mnamon/index.php?page=Risorse&id=10

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