mercoledì 31 dicembre 2014

Dalla caduta di Totila "l'immortale" ai Goti del Valdarno

Totila - l'immortale
Francesco Salviati, 1549
Luglio dell'anno 552 Totila, il cui nome significa nella lingua gotica "l'immortale" (piccola morte, -ila suffisso diminutivo gotico come Wulfila, lupetto), ultimo grande re degli Ostrogoti cade sul campo di battaglia di Tagina presso l'odierna Gualdo Tadino. Ecco come Procopio di Cesarea descrive nel dettaglio la caduta del re (La guerra gotica, IV 32, pp. 241-245):
"Totila, che fuggiva fra le tenebre con non più che cinque uomini, un dei quali Scipuar, era inseguito da alcuni romani, i quali ignoravano ch'ei fosse Totila; fra questi trovavasi il gepido Asbade. [...] Ma Asbade spinse con tutta forza la lancia contro Totila. [...] Quei che accompagnavano Totila, credendo di essere ancora inseguiti dai nemici, non cessavano di correre innanzi, pur trasportando fermamente lui [Totila], ferito a morte e agonizzante, dacché la necessità li dominava cotringendoli a corsa forzata. Percorsi ottantaquattro stadi giunsero a una località chiamata Capre; ivi posarono, e curarono la ferita di Totila, il quale poco dopo uscì di vita; ed il suo seguito, colà sotterratolo, sen partì"; "V'ha però chi dice che la battaglia e la fine di Totila non andassero così, ma in altro modo, che non credo inopportuno qui riferire. Dicono dunque che l'esercito dei goti non volgesse in fuga così senza motivo e alla cieca, ma che in una scaramuccia mossa da un drappello di romani un dardo colse improvvisamente Totila, senza che a ciò pensasse chi lo scagliava. [...] Ed ei, ferito a morte e preso da acuto dolore, uscì con pochi altri di mezzo alle file e pian piano ritirossi indietro. A cavallo egli arrivò, resistendo al dolore, fino a Capre, ove venuto meno si fermò a curare la ferita. Ma poco dopo giunse per lui l'ora suprema"
Capre corrisponderebbe all'odierna Caprese Michelangelo nell'alta Val Tiberina. Riportiamo a questo punto il racconto dei fatti successivi alla battaglia di Tagina dalle "Notizie appartenenti alla storia della sua patria raccolte ed illustrate da Giuseppe Robolini gentiluomo pavese", Pavia, 1823.
"Alla morte di Totila avvenuta dopo essere stato sconfitto da Narsete il Generale Cesareo sotto Gubbio, i pochi Goti scampati alla battaglia si ridussero in Pavia, e quivi crearono Re Teja il più valoroso dei loro Uffiziali. Trovò egli nella nostra città parte del Tesoro, che per sicurezza vi aveva mandato Totila, e con esso tentò di tirare in lega i Franchi, e nel tempo medesimo rimise in piedi un esercito competente, ma siccome l'ammasso maggiore delle ricchezze gotiche depositato era in Cuma fortissimo castello della Campania, sul timor di non perderlo uscì di Pavia, e arditamente passando per molti luoghi stretti all'improvviso comparve in quelle parti. Ivi presto trasferissi anche Narsete. Passarono ben due mesi senzaché l'una armata potesse, o volesse assalir l'altra. Attaccata finalmente la mischia vi rimase morto Teja, e ciò non ostante seguitarono i suoi a combattere furiosamente. Alla fine radunato consiglio deliberarono di proporre a Narsete, che avrebbero deposte le Armi ritirandosi nella Toscana, Venezia e Liguria promettendo d'ivi vivere quieti sotto il dominio Cesareo. Fu accettato il partito; se non che mal disposti alla Capitolazione circa mille Goti uscirono anticipatamente dal campo, e condotti da un certo Indulfo se ne vennero a Pavia.
 e continua  ...
"Frattanto que' Goti, che abitavano tra le Alpi, e il Po nemmeno essi contenti di sottoporsi al dominio Cesareo spedirono Ambasciatori a Teodebaldo Re d'Austrasia, e comunque i Consiglieri del detto Re, che era di età minore avessero dichiarato, che le circostanze del Regno non gli permettevan d'entrare a parte dei pericoli altrui, Leutari, e Buccellino fratelli, e Ducj primari fra quelle genti radunato un esercito di ben settantacinque mille combattenti s'avviarono alla volta d'Italia in soccorso de' Goti. Attesa la facilità che trovarono dalla parte di questi non ebbero a penar molto i Franco-Alamanni per occupare tutto il di qua del Po, indi passare a man salva sin verso Roma. Non andò però molto, che il Goto Aligerino troppo ben conosciuta la mala fede di quei sedicenti alleati rassegnò a Narsete le chiavi di Cuma, e allora i Franco-Alamanni parte vinti, e disfatti, parte consumati dalle malattie furono alla fine forzati di evacuare l'Italia, nella quale l'opposto non v'ha dubbio, che rimase pacificamente gran numero di Goti in que' luoghi, ove prima tenevano abitazione, e beni con riconoscere in loro Sovrano il Greco Imperadore."
Ecco quindi che nei fatti nell'anno 555 grazie all'abilità del generale bizantino Narsete gran parte dell'Italia torna sotto il dominio dell'impero Romano, grande parte dei Goti rimasti si stanziarono pacificamente nella Toscana sud-orientale, nel Valdarno Superiore, nell'aretino e nella zona di Chiusi. Nel Valdarno Superiore l'eredità gotica è riscontrabile in molta della toponomastica come per esempio nel toponimo Arfoli presso Reggello a cui abbiamo recentemente dedicato un post in questo blog: Le pievi toscane, Sant'Agata in Arfoli.

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