sabato 22 novembre 2014

9.9.9 la battaglia nella foresta di Teutoburgo spartiacque dei destini d'Europa

999 non è solo un numero ma rappresenta la data in cui i destini dell'Europa hanno preso due strade differenti destinate ad avere grandi ripercussioni culturali, sociali e politiche che costituirono quello spartiacque tra la parte settentrionale del nostro continente di lingua e cultura germanica e la parte meridionale di cultura latina. Conseguenze che sono ancora oggi evidenti nell'attuale crisi dell'Unione Europea che vede allargarsi il fossato tra queste due distinte aree culturali della vecchia Europa.

Il 9 settembre dell'anno 9 d.C. dopo aver passato l'estate nel campo estivo oltre il fiume Weser, tre legioni romane sotto la guida di Publio Quintilio Varo mentre stavano facendo ritorno per svernare sul Reno furono attaccate da una confederazione di tribù germaniche comandate da Arminio della tribù dei Cherusci nella foresta di Teutoburgo presso l'odierna Kalkriese (Bassa Sassonia), e nel corso di una cruentissima battaglia durata tre giorni, furono annientate sul campo.

Si trattava della della Legio XVII Classica, della Legio XVIII Lybica e della Legio XIX Paterna, due delle quali erano state fondate da Giulio Cesare, appresa la notizia lo sgomento a Roma fu grande, si narra che l'ormai vecchio imperatore Augusto vagasse affranto per il suo palazzo picchiando la testa contro il muro urlando "Varo, ridammi le mie legioni!"

Una testimonianza successiva alla battaglia ci arriva dallo storico romano Tacito che negli Annales scrive:
« ...nel mezzo del campo biancheggiavano le ossa ammucchiate e disperse... sparsi intorno... frammenti di armi e carcasse di cavalli e teschi conficcati sui tronchi degli alberi. Nei vicini boschi sacri si vedevano altari su cui i Germani avevano sacrificato i tribuni ed i centurioni di grado più elevato. I superstiti di quella disfatta, sfuggiti alla battaglia od alla prigionia, ricordavano che qui erano caduti i legati e là erano state strappate le Aquile; e mostravano dove Varo ricevette la prima ferita e dove si colpì a morte, suicidandosi; mostravano il rialzo da dove Arminio aveva parlato ai suoi, i numerosi patiboli preparati per i prigionieri, le fosse scavate e con quanta tracotanza Arminio avesse schernito le insegne e le Aquile imperiali... »
La responsabilità di questa sconfitta sta nel comportamento di Varo, più un burocrate che un condottiero, già governatore della Siria che arrivato in Germania pretendeva di applicare le stessi leggi e modi contro i già riottosi Germani che, seppur tra loro divisi e sempre in guerra gli uni contro gli altri, trovarono nella ribellione alla insopportabile tassazione imposta dai Romani l'occasione di unirsi per scacciare l'invasore.

Non è certo se i Longobardi fossero tra le tribù che parteciparono alla battaglia di Teutoburgo, sicuramente non da subito, i Longobardi avevano avuto già modo di assaggiare per la prima volta il ferro romano rimediando una sonora sconfitta nella prima campagna militare di Tiberio oltre il Weser del 5 d.C. nella quale furono coinvolte e sottomesse anche le tribù germaniche dell'Elba, tra cui i Longobardi, come scrive lo storico romano Velleio Patercolo nella Historiae Romanae:
« ...Furono vinti i Longobardi, popolo addirittura più feroce della ferocia germanica. Da ultimo [...] l'esercito romano con le insegne fu condotto fino a quattrocento miglia dal Reno, fino al fiume Elba, che scorre tra le terre dei Semnoni e degli Ermunduri... »
Probabilmente quando la notizia che i romani erano stati attaccati ed erano in difficoltà si diffuse anche alle altre tribù dell'Elba, i Longobardi col senso di opportunismo che sempre caratterizzava questa tribù esigua nel numero, si unirono alla battaglia il terzo giorno, quando i romani ormai sfiancati dalle continue imboscate e dalle pessime condizioni meteorologiche che impedivano alle legioni di manovrare furono massacrati in campo aperto.

Nei secoli che seguirono i Romani consolidarono il saliente sul Reno e solo sporadicamente si avventurarono oltre il Weser, una spedizione punitiva fu organizzata nel 15 d.C.sotto la guida di Germanico per ritornare sui luoghi della sconfitta più grande dai tempi di Canne, anche per cercare di ritrovare le tre aquile emblema delle legioni, non è chiaro se siano state trovate, in alcune fonti si dice che ne fu trovata una, secondo altri ne furono trovate due, certamente non tutte, fatto sta che almeno un'aquila restò in Germania, per tramandare ai posteri l'idea che l'impero ancorché arrogante e corrotto potesse essere battuto, un sicuro viatico per le future invasioni che portarono alla caduta dell'impero romano d'occidente nel V secolo.

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1 commento:

Cristiano Da Mont'Olmo ha detto...

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