martedì 21 ottobre 2014

I Longobardi al servizio dell'impero: le campagne in Siria contro i Persiani

Uno degli episodi meno conosciuti della storia de' Longobardi è la partecipazione di un grosso contingente di circa 60.000 uomini al soldo dell'imperatore Giustino II, nipote e successore del grande Giustiniano, nella guerra romano-persiana del 572-591.

Dopo la morte di Alboino, l'artefice della spedizione italiana, seguì un periodo assai confuso di anarchia e guerra fratricida per la successione che va sotto il nome di Periodo dei Duchi, in questo contesto storico una parte dei Longobardi si unì ad una spedizione organizzata in tutta fretta probabilmente partita da Ravenna nel 575 alla volta della Siria dove le truppe persiane avevano scatenato un'offensiva rompendo di fatto la tregua voluta da Giustiniano nel 545 che obbligava l'impero al pagamento di cospicui tributi ai Persiani, tributi che, ad un certo momento, l'impero non fu più in grado di elargire. Questi dilagando in Siria avevano già conquistato Apapea e la fortezza di Dara (573-574) lungo il confine romano-sasanide e premevano quindi sul margine orientale dell'impero.

Lungo e complesso il rapporto dei Longobardi con l'impero romano, il primo loro contatto con i Romani avviene durante la campagna di Tiberio oltre il Weser del 5 d.C. nella quale i Longobardi sembrano avere avuto la peggio, di loro Velleio Patercolo dice:
"Furono vinti i Longobardi, popolo addirittura più feroce della ferocia germanica. Da ultimo [...] l'esercito romano con le insegne fu condotto fino a quattrocento miglia dal Reno, fino al fiume Elba, che scorre tra le terre dei Semnoni e degli Ermunduri."
I Longobardi non dovettero attendere troppo per la rivincita: riorganizzatisi sulla riva destra dell'Elba, nel 9 d.C. essi furono tra le tribù che annientarono tre legioni romane, la XVII, la XVIII e la XIX, comandate da Varo nella più tremenda della sconfitte romane dai tempi di Canne, la battaglia della foresta di Teutoburgo che pose fine alle velleità espansive romane oltre il Reno. Da questo momento i Longobardi pur essendo un popolo esiguo di numero, cominciarono sempre di più ad assumere un importante ruolo tra le tribù della Germania Magna, come riportato da Tacito.
"Nonostante l'esiguità del loro numero e il fatto di essere circondati da nazioni molto potenti, derivano la propria sicurezza non dalla sottomissione o da tributi, ma dal valore in battaglia." 
Poi per un paio di secoli non abbiamo più notizie storiche certe, sappiamo però da Procopio che al tempo del loro stanziamento sulla riva destra del Danubio, in Pannonia, i Longobardi erano federati dell'impero e che pertanto godevano di una certa libertà d'azione.
"aonde costoro, lasciate le patrie sedi, stabilironsi dall'altra parte del Danubio non molto discosti dai Gepidi, ed anzi essi andaron facendo preda e schiavi per la Dalmazia e per l'Illirico fino al confine di Epidamnio. E poiché alcuni dei fatti schiavi erano riusciti a fuggirsene e tornarsene a casa, questi barbari diedersi a scorazzare per l'impero romano, come quelli che coi Romani erano confederati, e se mai alcuni dei fuggiaschi ivi riconoscessero, li catturavano quasi fossero schiavi loro domestici fuggiti via, e strappabili ai genitori li menavano seco alla propria casa, senza che alcuno di loro si opponesse."
e anche
"alcuni di essi prestavano servizio anche nell'esercito romano, ascritti fra i cosiddetti federati"
Decisiva la loro partecipazione al fianco dei Bizantini sotto il comando del generale Narsete nella battaglia di Tagina (552) presso Gualdo Tadino dove ebbero un importante ruolo nella disfatta dei Goti di Totila. Senza questa spedizione in Italia, e l'incontro con la bellezza del paesaggio italiano e la bellezza del suo clima, non sarebbe mai nato l'amore di questo popolo per questa terra.

Le fonti storiche sono particolarmente avare riguardo a questa spedizione dei Longobardi in Siria, l'unica fonte è la Historia Ecclesiastica di Giovanni di Efeso.
"Ma gli abitanti di Tela risposero, non possiamo arrenderci a voi (i Persiani, ndr) perché abbiamo ricevuto lettera che il Patrizio Giustiniano (pronipote di Giustiniano, figlio di Germano Patrizio, ndr) è già in marcia con sessantamila Longobardi"
Quindi i Longobardi combatterono in Siria contro i Persiani, la campagna fu anche l'occasione per alcuni duchi arimanni di mettersi in luce, tra questi Ariulfo che diventerà successivamente Duca di Spoleto (591-601) agli ordini del generale bizantino Giovanni Mystacon, come riportato da Teofilatto Simocatta, comandava l'ala destra dello schieramento imperiale che si scontrò con i Persiani nella battaglia alla confluenza dei fiumi Tigri e Nymphios nell'anno 582. Anche Nordulfo un nobile longobardo diventato poi generale bizantino si distinse particolarmente in queste campagne siriache al servizio dell'impero, tanto da guadagnarsi il riconoscimento imperiale di patricius.

I Longobardi erano sostanzialmente un popolo di guerrieri, non è un caso che essi venivano seppelliti con il loro corredo di armi, venivano educati alla guerra fin da bambini, Soprattutto nel periodo dell'anarchia dopo la morte di Alboino essi combattevano per denaro e spesso capitava che se non ricevevano le somme pattuite cambiavano parte combattendo ora per l'impero ora per il duca di turno, questo almeno fino alla stabilizzazione del regno compiuta da Autari.

Un popolo in armi che ci ha lasciato nel lessico della lingua italiana una grande quantità di parole inerenti all'arte della guerra (da werra), come guardia e guardare (da warda), arimanno (da hariman), elmo (da helm), elsa (da helza), fante (da fantho), gonfalone (da gundfano), sgozzare (da skiozzan) che significa uccidere, strale (da stral). Lo stesso nome Longobardi o Bardi deriva da una delle loro armi preferite, l'ascia da combattimento detta anche ascia barbuta, per il profilo della lama che assomiglia a quello di una barba.

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5 commenti:

Anonimo ha detto...

Mah, mi verrebbe da pensare che quei 60.000 sono i Gepidi,
non più voluti dai Longobardi dopo l'assassinio di Alboino.
In poche parole son tornati a casa. Hatto

Bighipert ha detto...

Non penso che fossero Gepidi, almeno la maggioranza di loro. I Gepidi furono praticamente annientati da Alboino nella fondamentale battaglia sulla piana di Asfeld del 552 non senza il contributo degli Avari che ambivano all'egemonia sulle pianure pannoniche. Questo evento sanciva la fine di una difficile convivenza tra Longobardi e Gepidi sulle due opposte sponde del Danubio. I Gepidi erano un popolo di origine gotica il cui nome significa "lento" e fa riferimento alla loro lunga e tardiva migrazione dalla terra di origine Scandinava.

Anonimo ha detto...

In Lombardia e Veneto ci sono alcuni toponimi da Gepidi , ad es.Zibido S. Giacomo (Mi, dialettale Zibid) o, copio e incollo: 'Il nome ZIVIDO deriva da Gepidi, popolazione proveniente dall'Ungheria al seguito degli Unni poi dei Longobardi di cui erano schiavi.'' ,..o Zeveto (Brescia) o Zevio (Vr), nel Medioevo Gebetum ecc.
Nel medioevo molti paesi come Zibido al Lambro, Zibido San Giacomo, si chiamavano Gepedi.''

Anonimo ha detto...

Zevio infatti era chiamata fines gepidana
http://www.metropolis.it/comuni/storia.asp?ID=23097

Bighipert ha detto...

Ottimo contributo questo su Zevio, grazie. L'etimologia è riportata anche su Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Zevio

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