lunedì 22 settembre 2014

La storia della regina Teodolinda (Parte 3)


Autari e Teodolinda vivevano felici nel loro castello di Pavia. Autari, a causa delle lunghe guerre, stava via molto tempo e Teodolinda rimaneva sola. Quando lui era lontano da casa, di sera negli accampamenti, dopo aver dato gli ultimi ordini ai suoi soldati, si appartava, si sedeva sotto un albero e pensava a lei. Lei andava sui bastioni del castello e pensava a lui. In quei momenti si parlavano con il cuore sentendo così, la mancanza l’uno dell’altro meno dolorosamente. L’amore per Teodolinda gli aveva riscaldato il cuore al punto che aveva perfino fatto un tentativo di pace con i Franchi, mandando un’ambasceria a Guntranno il loro nuovo re. Dei suoi fedelissimi soldati, aveva mandato Riccardo e Federico, purtroppo però non aveva potuto conoscere l’esito di quel viaggio perché due giorni dopo era dovuto partire per Benevento. Là, aveva conquistato territori, estendendo così il regno fino a Reggio Calabria. Per quell’impresa era stato via tre mesi, ma ora, finalmente, stava tornando verso casa.

Autari cavalcava silenzioso alla testa dei suoi soldati. La truppa, attraversato il passo appenninico, si trovò finalmente di fronte la vasta Pianura Padana.

L’afa formava all’orizzonte una nebbiolina tremolante e il sole picchiava forte. Proseguirono per circa due ore, quando Autari, vedendo che i cavalli non ce la facevano più e i suoi soldati erano esausti, decise di fermarsi vicino ad un torrente appena dopo la città di Placentia. Qui notò una donna vecchia che sembrava una mendicante.

-­ Tu sei il mio re.-­ disse la donna sorridendo.

-­ Sì, donna-­ rispose lui sorpreso, e si guardarono in silenzio per qualche istante. Jacopo, dalle da mangiare-­ .

La vecchia sorrise e gli disse -­ Che Dio ti benedica, giovane Autari. Corri, corri veloce, lei ti sta aspettando vicino dove si sposano i due grandi fiumi. Va, che per lei non ti rimane molto tempo-­ .

Autari subito non credette a quella donna ma sentì ugualmente che doveva andare più veloce che mai, così si mise a galoppare lasciando indietro la sua truppa. Mentre cavalcava, però, gli tornavano alla mente le ultime parole della vecchia: era un brutto presagio? Attraversò veloce campi, torrenti, paludi e paesi ed arrivò presto dove il Po si unisce con il Ticino vicino a Pavia.

Vide Teodolinda da lontano e il cuore gli cominciò a battere forte: la lunga chioma era sciolta sulle spalle e fermata in alto da un diadema di perle nere, una tunica di leggerissimo tessuto orientale lasciava trasparire appena le sue belle forme. Era sorridente e accarezzava il suo cavallo al pascolo. Per vederla ancora un attimo così bella, Autari si nascose dietro ad un albero e la spiò fino a quando non fece muovere una fronda. Lei si voltò di scatto. Autari allora uscì da dietro l’albero e a lei si illuminò il viso. Si strinsero forte in un lungo e silenzioso abbraccio.

Tornarono al castello e, dopo i festeggiamenti si ritirarono sui bastioni. Qui lei aveva fatto portare un grosso pagliericcio. Lei si sedette e lui appoggiò la testa sul suo grembo.

-­ Ora che il nostro regno arriva fino a Reggio-­ disse Autari -­ ...ed è abbastanza forte, siamo in grado di trattare la pace con i Franchi. Quali notizie da Riccardo e Federico? Sono già tornati da Guntranno?-­

-­ Sono tornati, ma sono già ripartiti a sedare una piccola rivolta a Cividale.-

-­ Ebbene, cos’ha risposto? Ci ha concesso la pace?-­

Nonostante la dolcezza della moglie, Autari fremeva perchè voleva sapere com’era andata l’ambasceria al re dei Franchi, cosa aveva risposto e che tipo era. Ma Teodolinda, che conosceva bene il marito, giocava con questo suo difetto e faceva apposta a ritardargli la notizia.

-­ Insomma, ne va del nostro regno!-­‐ disse Autari innervosito. Ma poi si rese conto che, in quel momento, la cosa più importante era che fosse lì con la sua amata e, sorridendo disse: -­‐ Sono incorreggibile, vero!-­ e si calmò.

Lei allora intenerita gli prese la testa tra le braccia e lo cullò come un bambino.

-­ Sì, Guntranno ci ha concesso la pace e i tuoi soldati sono rimasti colpiti dalla gentilezza, bontà e saggezza di quell'uomo-­

-­ Lo facevo una persona rude come tutti i Franchi, sai, conoscendo il nipote, Childeberto!-­

-­ No, tutt'altro! Pensa che si sono addirittura trattenuti alla sua corte più del necessario,Serviti e riveriti come re. Riccardo mi ha raccontato una strana storia che si narra su re Guntranno, una storia che solo in pochi sanno. Una volta nei boschi durante una caccia, essendosi i suoi compagni dispersi qua e là, lui, rimase con un suo fedelissimo e preso dal gran sonno, appoggiò la testa sulle ginocchia di lui e s’addormentò. Mentre dormiva, un serpentello gli uscì dalla bocca e cominciò ad agitarsi per passare un rigagnolo che scorreva lì vicino. Il suo fedele allora, tratta la spada dal fodero, la pose sul rigagnolo e fu su di essa che il serpentello passò dall’altra parte. Qui entrò poi in una cavità della montagna. Uscì dopo poco, ripassò il rigagnolo sempre sulla spada e rientrò nella bocca di Guntranno. Questi, destatosi di lì a poco, narrò di aver avuto una visione straordinaria: in sogno gli era parso di passare un fiume su un ponte di ferro e poi, entrato dentro ad una montagna, diaver scorto grandi mucchi d’oro. Il suo fedele, allora, gli narrò per filo e per segno quello a cui aveva assistito. Insomma, scavando in quel luogo, trovarono tesori inestimabili nascosti da chissà quanto tempo: e con tutto quell'oro, il re, che era uomo di grande fede cristiana, fece costruire un ciborio perchè voleva inviarlo al sepolcro di Cristo a Gerusalemme ma, poiché questo non era possibile, lo fece porre sulla tomba del beato Marcello ma....Autari, Autari!-­

Autari, stanco e cullato dalla voce della moglie, si era addormentato. -­ Vorrà dire che te la racconterò domani- disse fra sè Teodolinda e si addormentò anche lei. I giorni seguenti fecero lunghe passeggiate a cavallo e le cure di Teodelinda lo ritemprarono. Un giorno però, si rattristò di colpo e divenne silenzioso.

-­ Quali pensieri annebbiano la tua mente?-­ disse Teodolinda.

-­ Sono preoccupato per il nostro regno. Ho molti nemici tra i Longobardi e nel caso che io muoia vorrei essere sicuro che...-­

-­ Nel caso che tu muoia i Longobardi avranno un regina e non un re...-­‐ rispose Teodolinda -­...perché tu sarai per sempre mio marito anche dopo morto e governerai con me, nel mio cuore-­.

Autari rimase così colpito dalla forza e dalla determinazione di quella creatura così dolce che non ebbe il coraggio di dirle più nulla, neanche della profezia della vecchia che, in quei giorni, gli tornava alla mente perseguitandolo.

Di lì a pochi giorni però la profezia si avverò. I suoi nemici, avidi di potere ed invidiosi della sua fama, avvelenarono Autari il 5 di settembre durante una festa di nozze. Le sue ultime parole e i suoi ultimi sguardi furono per Teodolinda e morì tra le sue braccia.

Dopo la cerimonia funebre Teodolinda prese il suo cavallo e galoppò veloce nei boschi per consegnare al vento tutto il suo dolore, fino a quando non arrivò a quella chiesa di pietra sperduta sulle montagne dove per la prima volta il marito si era avvicinato alla religione Cristiana. Legò il cavallo ed entrò. Penetrava solo un filo di luce dalla finestra di alabastro. Si inginocchiò e pianse tanto fino a non aver più fiato nè lacrime chiedendo al Signore la forza di andare avanti con coraggio e di essere una regina degna del suo popolo. E così fu.

Fine terza parte continua ...

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