sabato 6 settembre 2014

Borges: mitologia scandinava ed epica anglosassone

Jorge Luis Borges e lo scrittore e giornalista Osvaldo Ferrari parlarono di mitologia scandinava ed epica anglosassone nel corso di una trasmissione alla Radio municipale di Buenos Aires nel 1984.
L'intero ciclo delle trasmissioni radiofoniche è pubblicato da Bompiani col titolo di Conversazioni, la traduzione dalla spagnolo è a cura di Francesco Tentori Montalto, qui se ne pubblica un piccolo estratto a scopo divulgativo pertinente alle finalità del blog.

Osvaldo Ferrari: In un frammento, che non so se si riferisca a lei stesso o a uno dei suoi personaggi, lei, Borges, parla del culto del Nord e dice che quel culto la portò in Islanda.

Jorge Luis Borges: Quando parlo del Nord, mi riferisco soprattutto al nord scandinavo. Quanto alla storia di quel culto, è abbastanza semplice: mio padre mi regalò un esemplare della "Volsunga Saga" tradotta in inglese da William Morris, e io lessi quel poema, che ha lo stesso argomento del Nibelungen-lied, il canto dei Nibelunghi, ma è più antico e conserva molti tratti mitologici che andarono perduti nella tarda versione tedesca. Dunque lessi il poema, che m'impressionò grandemente: la storia di Sigurd, dell'oro del Reno, di Brunilde, infine di Attila. È un fatto strano questo: Attila fu un personaggio immenso nella tradizione germanica e quando Beda, nella sua Storia della gente e della Chiesa d'Inghilterra, vuol dire che i sassoni erano di stirpe germanica, dice: della stessa stirpe dei danesi, cioé degli scandinavi, dei prussiani e degli unni. C'è poi nell'Edda Maggiore un canto di Attili, ossia di Attila, e questo canto fu scritto, cosa che meraviglia, in Groenlandia. Ci furono dunque scandinavi che scrissero un canto di Attila immesso nella tradizione germanica.
Ebbene, mio padre mi dette quel libro e io ne rimasi, com'era naturale, affascinato; gli chiesi qualcosa sulla mitologia scandinava e mi regalò un libro che serbo ancora, un manuale di mitologia scandinava tratto dall'Edda Minore. Insieme a Maria Kodama ho tradotto da poco il primo volume dell'Edda Minore, le Gylfaginning, cioé "Le allucinazioni di Gylfi". È il primo manuale di mitologia scandinava che esista, e fu scritto nel secolo tredicesimo.

In questo lavoro hanno avuto come compagno Snorri Sturluson.

Si, è vero. Dunque lessi quei due libri e poi, non so... lessi uno scritto di Carlyle sul Nibelungenlied. E in seguito non so chi mi portò nuovamente al Nord e ai temi scandinavi.

Forse la biblioteca inglese di suo padre.

Sì, forse, ma non ne sono sicuro, so solo d'esser tornato a quei temi e d'aver fatto non tre viaggi ma, come avrebbe detto William Morris, tre pellegrinaggi in Islanda. Là ebbi occasione di conversare con un sacerdote delle antiche divinità pagane, un pastore - un uomo, mi disse Maria Kodama, dal volto giovane e la barba bianca, un gigante, come tutti gli islandesi, pastore di pecore (aveva un gregge di cento capi) - che celebra l'equinozio d'estate: una trasmissione della BBC inglese fu dedicata a questo tema. Difatti un tempo anche gli inglesi adoravano quegli dei. E mi commosse trovarmi con qualcuno che adorava o professava il culto di quelle divinità, che un tempo furono adorate in Inghilterra, nei Paesi Bassi, in Olanda, in Germania, nella Scandinavia continentale. Attualmente quel culto ha trecento fedeli; gente molto ignorante, che senza dubbio ignora la mitologia e conserva solo i nomi degli dei. Ne fui commosso, credo d'aver pianto... - io piango facilmente - non per cose che possano rattristarmi ma per un'emozione che provi; un po' come quel personaggio di un racconto di Lugones di cui l'autore dice: "E pianse di felicità".

Che bella frase... E fu del tutto inaspettato l'incontro con quel sacerdote pagano?

Si. Conversavo col vicario di Borgafiords, ed egli mi disse: "Have you meet the heathen priest?", ha visto il sacerdote pagano? Io gli risposi: "Che cosa vuol dire?", e mi disse: "Uno che venera ancora dei pagani". Allora andai a trovarlo; viveva in una capanna, la più semplice delle abitazioni, e aveva, non so perché, ossa di pecora su mensole, una gran quantità di ossa.

Invece che libri ...

Già non credo che sapesse leggere del resto. Un uomo semplice, ignorante. So che era celibe, dunque la carica non può essere ereditaria; credo siano i fedeli ad eleggere il sacerdote. Questi fedeli vengono da ogni parte dell'isola: l'Islanda è abbastanza vasta. Credo venga eletto tra i fedeli, che sono tutti pastori o pescatori, gente umile. Non sono, voglio dire, eruditi che stiano tentando un rinascimento nazionalista, ma gente che è tornata al suo antico passato.

... Il resto della trasmissione è molto bello e se anche voi come Borges amate il Nord vi consiglio di leggerlo.

Per un blog è molto importante il vostro sostegno, se potete cliccate sui tasti social "mi piace", "tweet" etc che trovate qui sotto ... grazie. 

Nessun commento:

Posta un commento

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...