lunedì 18 agosto 2014

Le pievi toscane: Sant'Agata in Arfoli

Furono i Goti a fondare l'insediamento di Arfoli presso il quale oggi sorge la Pieve romanica di Sant'Agata, anche questa, come del resto tutto il sistema delle pievi romaniche toscane, addossata alla preesistente torre-granaio fortificata che aveva funzioni di avvistamento e di segnalazione del sopraggiungere del nemico. La pedecollinare del Valdarno Superiore rivestiva infatti una particolare importanza strategica fin dalle guerre gotiche come abbiamo visto in precedenza nel post "Il sistema delle torri".

Il toponimo Arfoli rimanda infatti alla lingua gotica: nel Suio-Gothic, il gotico orinario della regione della Svezia meridionale del Götaland, si intendeva col nome di Arfol letteralmente "la birra dell'eredità". Il termine traeva origine dall'antica usanza praticata in Scandinavia secondo la quale l'erede non potesse entrare in possesso dell'eredità prima di aver celebrato un banchetto a base di birra al quale era invitata tutta la comunità. Arf originariamente era il bestiame, poi si applicò a designare tutte le proprietà. Questa usanza è rimasta nella parlata del Cumberland una contea storica dell'Inghilterra settentrionale dove col termine di Arvel si celebra questa festa dopo il funerale. Questa corrispondenza non deve stupire più di tanto il lettore, i dialetti del Cumberland del Lancashire e dello Yorkshire sono influenzati dall'Old Norse parlato dai coloni che provenivano dalla Scandinavia. Presumibilmente era proprio nell'ampio spazio davanti alla pieve che si celebrava il banchetto dell'Arfol.

A questo punto qualcuno penserà: - "Che ci azzecca (sic) l'Old Norse con l'italiano?". In realtà l'influenza delle lingue nordiche o germaniche che dir si voglia sull'italiano è stata più importante di quanto la cultura mainstream possa far pensare. Pensate che tra le parole importate ne abbiamo molte che riguardano parti del nostro corpo come nel caso della parola nocca o anca, per le altre parole consultate il nostro glossarietto sempre su questo blog.

All'interno della chiesa, originariamente di culto ariano, è rimasta buona parte di una lastra di pietra arenaria altomedievale (VIII-IX sec.) che probabilmente fungeva da pluteo (balaustra) nell'impianto pre-romanico il che rimanda ad un culto ariano tipico di queste culture, nel pluteo infatti troviamo oltre a diverse immagini di uccelli anche il nodo di San Giovanni ed il nodo di Salomone oltre ad un altro intreccio composito tipicamente celtico. Da notarsi la razionale composizione delle figure, quasi dei simboli grafici essenziali all'interno di un modulo regolare quadrato. I disegni sono una rappresentazione dei principi fisici che regolano la natura dall'atomo primordiale  ai vari stadi dell'evoluzione. In particolare l'immagine in basso a sinistra sembrerebbe rappresentare il disegno dello schema di una molecola, quella dell'acqua in particolare. Uno dei massimi esempi di scultura di epoca longobarda in Toscana.


Alla pieve nel XIII secolo fu aggiunto un piccolo chiostro; successivamente fu più volte rimaneggiata fino a giungere all'aspetto attuale. Nella Pieve è presente sul lato opposto della navata un'altra lastra in arenaria, probabilmente un paramento funerario della famiglia figlinese degli Ardimanni di chiara origine germanica, l'iscrizione fa riferimento all'anno 1126, Sulla stessa è raffigurato il giglio di Firenze, probabilmente in una delle sue più antiche apparizioni.

Lastra tombale della famiglia figlinese degli Ardimanni - 1126
Il culto della martire Santa Agata è una costante nel culto cristiano di rito ariano dei Goti. Il generale goto dell'impero romano d'occidente Ricimero (405-472) fondò in Roma la Chiesa di Sant'Agata detta dei Goti di rito ariano posta in posizione importante sotto il Quirinale in prossimità del comando delle truppe gote. Alla fine del VI secolo l'edificio fu ricondotto dal Papa Gregorio Magno al culto cattolico.

Fonti: Robert Ferguson, "The dialect of Cumberland", 1823.

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