domenica 27 luglio 2014

La lamina di Agilulfo al Museo Nazionale del Bargello di Firenze

Al Museo Nazionale del Bargello di Firenze è conservato uno dei reperti più importanti dell'arte longobarda, la cosiddetta lamina di Agilulfo. Si tratta di una lamina in bronzo finemente lavorata a sbalzo e dorata, datata tra la fine del VI e l'inizio del VII secolo. L'opinione comune degli studiosi, salvo qualche eccezione, è che si tratti di un frontale d'elmo da parata per celebrare le vittorie del sovrano longobardo marito di Teodolinda.

In realtà questa tesi è secondo me da confutare, i Longobardi come tutti i popoli nordici, in tutte le loro realizzazioni si attengono sempre ad un rigido funzionalismo, la lamina mal si presterebbe ad adattarsi ad un qualsiasi elmo anche perché si tratta di una lamina piatta, inoltre i fori tutt'intorno alla lamina non sembrano trovare un logica in questo utilizzo. Secondo me la funzione dell'oggetto è un'altra e la si può ricavare facilmente dalla raffigurazione stessa.

La figura seduta centrale rappresenta Agilulfo, come riportato nella scritta punzonata alla sinistra e alla destra della testa del sovrano longobardo D(omi)N(o)/AG/IL/V(lf)/REGI, di fianco al sovrano due arimanni nella caratteristica armatura con lancia (gaire) e scudo umbonato (skild), ai due estremi della lamina sono rappresentate due torri, simboleggiano i presidi longobardi ai due punti cardinali del regno longobardo, da queste due simmetricamente convergono al centro della scena due figure precedute da una vittoria alata che con una mano trasporta il labaro con la scritta VICT/VRIA e, nell'altra mano un corno potorio per brindisi rituale tipico della tradizione germanica (vedi Symbel), le due figure portano ciascuna corone (potere) e danari (tributi) che sono il diretto risultato della politica di Agilulfo che stabilì a oriente un accordo di pace e alleanza con gli Avari (Unni) in chiave anti-bizantina, ed a occidente la tregua con i Franchi Merovingi in Austrasia, i nemici di sempre.

In sintesi nuova ricchezza che giunge nelle casse del regno grazie alla illuminata politica estera di Agilulfo che aveva messo in sicurezza le frontiere del regno. Questo ci spiega la funzione della lamella che doveva essere la decorazione del coperchio di una cassetta lignea per la raccolta dei tributi in moneta, donata ai funzionari di alto rango del re cui era demandata l'amministrazione della giustizia e la riscossione dei tributi e delle multe.

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