domenica 29 giugno 2014

L'antico battistero ariano a Sant'Appiano in Val d'Elsa

Alle vestigia di questo antico battistero ariano di fronte alla Pieve di Sant'Appiano ho già dedicato un post in passato, essendomi procurato foto assai migliori, tornerei sull'argomento. Dell'antico battistero rimangono oggi solo le colonne ungulate sui cui capitelli sono scolpiti i motivi tipici della simbologia dei primi culti germanico-cristiani: possiamo infatti facilmente riconoscere il Nodo di San Giovanni (St. Hans's Cross), l'Irminsul ovvero il pilastro del mondo sacro ai popoli germanici, le figure zoomorfe che diventeranno tipiche dello stile romanico.

Capitello ungulato: Nodo di San Giovanni
Nel suo "Dizionario Geografico Storico Fisico", il Repetti a proposito di questo Battistero scriveva: "Questa chiesa contava uno dei più vetusti battisteri della Toscana, da molti tenuto per un tempio dei gentili. Era di forma ottagona, sostenuto da colonne di pietra con architravi ed altri ornati di un’architettura anteriore alla decadenza delle belle arti. Fu rovinato in gran parte dai terremoti che nel 1805 afflissero cotesta contrada. Il timore e l’incuria fecero atterrare il restante invece di risarcire un’opera che era per molti una istruttiva rarità.

Sant'Appiano, vestigia del Battistero ariano
I capitelli ungulati erano un elemento stilistico tipico di queste architetture proto-romaniche altomedievali di matrice germanica, se ne possono trovare tracce nella chiantigiana Canonica di San Michele presso Rèncine nel comune di Castellina in Chianti sul versante prospiciènte la Val d'Elsa; nell'Abbazia di Santa Maria Assunta a Conèo presso Colle Val'Elsa, anche questa ricostruita successivamente come si può ben evincere dalle differenti parti della facciata. Questa importante rottura stilistica con la tradizione classica è evidente nell'arte longobarda a partire dai capitelli ungulati della Cripta di Sant'Eusebio a Pavia detti anche a "Fibula alveolata" e "a foglie d'acqua", sembra che le parti angolari di questi capitelli fossero decorate con vetri colorati e smalti alla stregua dei gioielli dell'arte orafa longobarda.

Capitello ungulato, Fleur de lis
L'Arianesimo, da non confondersi con l'arianismo, si diffuse in Italia ed in Toscana dopo il crollo dell'impero romano d'occidente. Si tratta di una dottrina cristologica che negava decisamente la trinità e soprattutto l'uguaglianza tra il Padre ed il Figlio proclamando la subordinazione del secondo rispetto al primo, fu diffusa tra i popoli germanici attraverso la predicazione del vescovo Ulfila (lupacchiotto) per la conversione dei Goti. Centrale in questa dottrina era il culto giovannitico del Battesimo che avveniva per immersione totale ed era sostanzialmente un rito di iniziazione e di ingresso nell'età adulta per i giovani guerrieri che riprendeva analoghe pratiche ancestrali della tradizione nordica. Negando la natura divina del Cristo gli Ariani tendevano a valorizzare gli aspetti storici legati alla figura di Gesù rispetto a quelli fideistici. Essi erano devoti al Battista e a San Michele. L'Arianesimo era anche un modo per i Germani cristianizzati di conservare la loro specificità razziale e culturale nei confronti dei Romani ormai tutti convertiti al Cattolicesimo.

Capitello ungulato: Irminsul
La Chiesa Ariana ebbe almeno fino al VII secolo una organizzazione parallela alla Chiesa Cattolica con proprie sedi di culto e propri Vescovi, spesso in contrasto con quelli Cattolici. Dal punto di vista artistico è riscontrabile una certa tendenza aniconica che possiamo vedere anche in questo Battistero che evita di rappresentare la figura umana, preferendo il ricorso a figure o simbologie ricavate dalla natura.

Pieve di Sant'Appiano: particolare della facciata
Gli ultimi sovrani ariani d'Europa furono Grimoaldo re dei Longobardi (662-671) ed il suo giovane figlio e successore Garibaldo (671). Secondo alcuni studiosi Isacco Newton, che fu anche un eminente teologo, sebbene nato in una famiglia di fede anglicana si convertì all'Arianesimo in quanto non credeva nella trinità. Ai suoi occhi la natura divina di Cristo era da ritenersi pura idolatria. Nella sua opera si dedicò all'esegesi delle sacre scritture concentrandosi in modo particolare su alcune profezie contenute nel libro di Daniele (La cronologia degli antichi regni emendata). In punto di morte Newton rifiutò l'estrema unzione. Una sintesi della fede ariana si può dedurre dalla formula del credo di Ulfila:
« Io, Ulfila, vescovo e confessore, ho sempre creduto in questo modo, e in questa fede unica e veritiera passo al mio Signore: credo che Dio Padre sia unico, ingenerato ed invisibile, e credo nel suo Figlio unigenito, Signore e Dio nostro creatore, ed artefice di ogni creatura, che non ha nessuno simile a sé: quindi uno è il Dio padre di tutti, che è anche Dio del Dio nostro; e credo che uno sia lo Spirito Santo, virtù illuminante e santificante […] né Dio, né Signore, ma ministro fedele di Cristo, non uguale, ma suddito ed obbediente in tutto al Dio padre »

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