sabato 17 maggio 2014

L'enigma dacico

L'influenza della lingua longobarda nell'italiano è stata tale che oggi chiamiamo casa le capanne dei Celti, chiamiamo la guerra usando la parola longobarda werra e non la parola latina bellum, ma esclamiamo bello! per indicare le cose che più amiamo nella vita, utilizzando anche qui una parola di derivazione germanica, wella che significa rotondo, di belle proporzioni (inglese well, wellness). Allo stesso modo usiamo parole di derivazione longobarda per indicare molte parti del nostro corpo: anca, guancia, nocca, buzza (pancia), naso, bazza (mento), lonza, milza, schiena. mago (stomaco), strozza (gola). stinco. Questo perché la lingua italiana si è formata in seguito alle invasioni barbariche, col lessico profondamente influenzato dal superstrato linguistico longobardo e dalla matrice alto tedesca antica.

La lingua che più si avvicina al latino sia nel lessico che nella morfologia è invece la lingua romena, pensate che questa lingua romanza conta il 75-80% di elementi provenienti dalla lingua latina. Se si pensa che la dominazione romana della Dacia non fu più lunga di 165 anni questo è davvero un enigma linguistico. Come è possibile che i Daci abbiano abbandonato in così poco tempo la loro lingua e la loro cultura per adottare quella degli invasori romani, cosa tra l'altro mai accaduta altrove nella storia.

Nel 101 cominciò la campagna militare di Traiano per la conquista della Dacia, nel 102 la più potente macchina da guerra dell'antichità sottometterà la Dacia che diventerà fino al 271 una provincia dell'impero romano. Lo scopo di Traiano era quello di arginare l'espansionismo dei Daci e al contempo stabilire una testa di ponte o saliente oltre il Danubio per meglio proteggere il fianco orientale dell'impero dalle spinte dei popoli barbarici. Tutta la storia di questa campagna è rappresentata per immagini nella Colonna Traiana all'interno della quale furono deposte le spoglie di uno dei più grandi imperatori romani.

Saliente danubiano in blu le aree controllate dai
Romani, in marrone quelle controllate dai Daci
Cassio Dione nella sua Historia Romana racconta che Traiano prima di partire per la Dacia, disse una frase apparentemente priva di senso "Ritornerò nella terra dei miei ancestori". In effetti l'unico modo per spiegare l'enigma dacico, è che i Daci parlassero già una lingua molto vicina al latino. Oggi dell'antica lingua dacica non resta purtroppo alcuna testimonianza, in compenso abbiamo altri strumenti di ricerca: la genetica delle popolazioni e gli aplogruppi che ci possono aiutare a far luce su questo mistero.

Una comune spiegazione che viene data al fatto che il rumeno sia così simile al latino è il fatto che dopo la conquista della Dacia la popolazione autoctona sia stata praticamente spazzata via, i romani per ripopolare queste terre avrebbero quindi fatto una massiccia opera di ripopolamento con migrazioni di massa da altre provincie dell'impero, province dove si parlava il latino che era la lingua ufficiale dell'impero. In Romania l'aplogruppo R1b rappresenta il 12% della popolazione, in particolare è presente la  subclade R1b-L23. Nella figura sottostante riportiamo la mappa delle migrazioni dell'R1b, come si può vedere le subcladi R1b presenti in Dacia dovrebbero essere più antiche di quelle arrivate nella penisola italiana, possiamo quindi definire l'R1b-L23 un aplogruppo proto-latino giunto nell'area dacica durante l'età del bronzo che poi sarebbe giunto nell'area laziale durante l'età del ferro, quando fu fondata la città di Roma.

R1b - mappa delle migrazioni
Credits: Eupedia.com
Nella successiva mappa vediamo l'odierna distribuzione dell'aplogruppo R1b-L23 uno dei principali aplogruppi, ma non il solo, riferibili alla diffusione dell'impero romano. L'origine anatolica di questo aplogruppo sarebbe anche compatibile con le mitiche origini troiane di Roma antica, è vero che l'Eneide fu prima di tutto un'operazione politica ma riprendeva racconti della tradizione popolare che si tramandavano da tempi immemorabili che dovevano pur aver avuto un fondo di verità che adesso la genetica sembrerebbe dimostrare.

Distribuzione aplogruppo R1b-L23
marker proto-latino
Credits: Eupedia.com
Secondo gli storici i Latini furono una popolazione di origine indo-europea proveniente dall'Asia minore, il loro arrivo nell'attuale Lazio (Latium vetus) avvenne nella zona dei Colli Albani durante la prima età del ferro (X-VIII sec. a.C.). L'archeologia confermerebbe il sovrapporsi di una cultura diversa dalla precedente in quanto è riscontrabile un cambiamento nelle pratiche funerarie, si passò infatti dall'inumazione alla cremazione delle spoglie. Nell'antica Roma i defunti venivano sempre cremati almeno fino all'avvento del Cristianesimo, il che rende praticamente impossibile per gli scienziati fare degli studi genetici, in quanto non è possibile estrarre il DNA dalle ceneri, mentre lo si può estrarre dalle ossa anche dopo migliaia di anni.

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3 commenti:

mrjinary ha detto...

ma siamo sicuri che barba dervivi dal longobardo?

non derivava dal latino barda?

Bighipert ha detto...

In effetti si tratta di un etimo antico comune a tutte le lingue indoeuropee, alla fine il ceppo è lo stesso, comunque hai ragione è meglio toglierla perché la derivazione dal longobardo non è certa! Grazie per il contributo!

mrjinary ha detto...

Figurati mi fa piacere dare una mano :)

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