giovedì 1 maggio 2014

I Longobardi e la tribù di Dan

San Giorgio uccide il drago
Al paragrafo 9 della sua Historia Langobardorum, Paolo Diacono parla del nome dei Longobardi e del loro dio:
È certo tuttavia che i Longobardi, dapprima chiamati Winili, in seguito furono così chiamati per la lunghezza della barba mai toccata da ferro. Infatti proprio nella loro lingua lang significa lunga e bard significa barba. In verità Wotan, che aggiunta una lettera chiamarono Godan, è lo stesso che presso i Romani è chiamato Mercurio e da tutti i popoli germanici è adorato come dio. Non in questo periodo, ma molto prima, si tramanda abbia vissuto in Grecia e non in Germania.
Col cambiamento volontario del nome del dio germanico Wotan (Odino) in Godan (Go-dan), Paolo Diacono potrebbe aver voluto suggerire una mitica discendenza dei Longobardi dalla tribù perduta di Dan, la tredicesima d'Israele, condannata per la sua idolatria all'esilio. Di sicuro Paolo Diacono, monaco longobardo di altissimo rango alla corte di Carlo Magno era un profondo conoscitore delle sacre scritture ed era consapevole di cosa stava scrivendo.
Dan giudicherà il suo popolo come ogni altra tribù d'Israele. Sia Dan un serpente sulla strada, una vipera cornuta sul sentiero, che morde i garretti del cavallo e il cavaliere cade all'indietro. (Genesi 49,16)
In questi versetti vengono introdotte due caratteristiche di Dan, la giustizia, che è una giustizia umana e quindi condannata ad essere fallace, ed il serpente: animale totemico per eccellenza per i Longobardi che lo mostravano sulle insegne (vedi biscione visconteo) e di cui erano soliti portare appesa al collo una riproduzione o medaglietta incisa in oro (Goldene Slango).
Tempore quo Grimoalt Langobardorum regni moderabat abenas eiusque illius Romualt Samnitibus imperabat, insignis sacerdos Barbatus nomine, ut fatus sum, Redemptoris nutu claruit Beneventi, actionibus celeps miraculisque coruscus. His quoque diebus quamvis sacri baptismatis unda Langobardi abluerentur, tamen priscum gentilitatis ritum tenentes, sicut bestiali mente degebant, bestiae simulacro, quae vulgo vipera nominatur, flectebant colla, quae debite suo debebant flectere Creatori. Verum etiam non longe a Beneventi menibus quasi sollempnem diem sacram colebant arborem, in qua suspendentes corium, cuncti qui adherant terga vertentes arbori, celerius equitabant, calcaribus cruentantes equos, ut unus alteri possit prehire; atque in eodem cursu retroversi manibus corium iaculabant, iaculatoque particulam modicam ex eo comedendi superstitiose accipiebant. Et quid stultitia illic persolvebant vota, ab actione nomen loci illius, sicut actenus dicitur, Votum imposuerunt. (Vita Barbati Episcopi Beneventani)
Interessante anche il riferimento di Paolo Diacono a Mercurio che è il nome latino del dio greco Hermes, nella mitologia romana Mercurio è il dio degli scambi, del profitto del mercato e del commercio, ma era anche il dio dei ladri, velocissimo con le ali ai piedi. In effetti sembra che la tribù di Dan fosse dedita al commercio e ai traffici marittimi.
e Dan perché vive straniero sulle navi? (Giudici 5,18)
Il personaggio più celebre della tribù di Dan è Sansone. Ma da un certo punto in poi di questa enigmatica tribù nella Bibbia non vi è più traccia e molte sono state le speculazioni sulla sua sorte, è certo che Dan non è parte del popolo d'Israele, perché non è elencata tra le tribù che ne fanno parte. Si dice che però dovunque sia stata la tribù di Dan abbia voluto lasciare il segno del proprio passaggio, per esempio in alcuni nomi geografici come Danubio (lat. Danuvius, via di Dan) ma Danu è anche una divinità celto-germanica (Donau) o come Danimarca (Dan-mark, marchio di Dan). Ma anche in Scania e Scandinavia che, come ci dice Paolo Diacono è la terra di origine dei Longobardi. Entrambi i toponimi deriverebbero dalla radice germanica Skaðan che significa danno, pericolo, caduta, antico francese dangier potere, esercitare la giurisdizione, il controllo da cui l'inglese danger. Che i Longobardi avessero una discendenza importante ci viene anche da un'altra fonte in qualche modo non sospetta, ovvero da Tacito, che tra tutte le tribù del nord della Germania, definisce i Longobardi come nobili.
Al contrario, la nobiltà dei Langobardi dipende dal loro esiguo numero: circondati da numerose genti valorosissime, si tutelano non con la sottomissione, ma con aggressioni armate. (Germania 40,1)
Wyvern drago bianco sassone, bandiera del Wessex.
Il rabbino Isaac Abramanel (1437-1508) identifica l'animale simbolo della tribù di Dan con un drago alato. I Sassoni avevano un drago bianco nella bandiera del regno del Wessex. La bandiera con la croce vermiglia in campo bianco (croce di San Giorgio) entrò in uso solo successivamente alla terza crociata presa in prestito dalla repubblica marinara di Genova, per questo utilizzo veniva pagato dalla corona inglese una sorta di indennizzo. La Croce rossa in campo bianco che rappresenta la fede in armi, venne concessa dal papa Urbano II col Concilio di Clermont (1096) a tutti i cavalieri che parteciparono alla I crociata.
Poiché dalla radice del serpe uscirà una vipera e il suo frutto sarà un drago alato (Isaia 14,29)
Gonfalone del rione di Santo Spirito a Firenze
Drago verde di Santo Spirito

Nell'immaginario collettivo occidentale il drago, dal latino draco, greco drakon (serpente) rappresenta un essere malefico portatore di distruzione, ma questo è solo un aspetto culturale indotto perché come abbiamo visto presso Sassoni e Longobardi l'effige del serpente rivestiva invece un significato scaramantico e protettivo. Questa interpretazione è vera anche per altre culture nel mondo come quella cinese nella quale il drago è tradizionalmente un simbolo Yang di buon auspicio, potenza e prosperità.

Colonna di Traiano - Guerrieri Daci sul Danubio
In alto un guerriero porta uno stendardo con l'effige di un drago




Benjamin Franklin - vignetta indipendentista
pubblicata sulla Pennsylvania Gazette il 9 maggio 1754

La bandiera di Gadsden apparve per la prima volta nel 1775
è considerata una delle prime bandiere degli Stati Uniti d'America




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1 commento:

Anonimo ha detto...

esatto, riguardo alla vipera, studiando alcuni 'dialetti' della prov. di Mantova,..'nella zona al confine con BS 'igh 'l biss en gajòfa' (letteralmente 'avere il serpente in tasca, in un sacchetto' ) significa appunto 'avere un portafortuna, un amuleto',..questo deriva appunto dalla pratica longobarda di portare una vipera come 'protezione' o amuleto in battaglia,...la stessa espressione (ma con parole diverse, che al momento non ricordo, ma egual significato ) esiste in sermidese (Sermide,. Sèrmat in dialetto , da Sarmati ),...incredibile come queste espressioni si siano preservate a distanza di tantissimi secoli,.....

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