lunedì 7 aprile 2014

J.R.R. Tolkien e la leggenda longobarda

"I am looking for something I can't find" scriveva J.R.R.Tolkien, egli era infatti alla ricerca di qualcosa che non riusciva a trovare. Tutta la saga del "Signore degli anelli" era ispirata alle leggende dei popoli germanici che dal nord della Germania dettero vita alle cosiddette Völkerwanderung (migrazioni dei popoli) ma che noi in Italia chiamiamo invasioni barbariche. Questi popoli non conoscevano la scrittura, le loro leggende venivano tramandate solo attraverso la tradizione orale, lo stesso Tolkien, che era di origini ancestrali sassoni, era molto interessato non solo agli antichi Sassoni che erano originari dell'attuale Schleswig Holstein ma anche ai loro vicini Longobardi che invece occupavano la zona del basso corso dell'Elba corrispondente al land della Bassa Sassonia (Niedersachsen).

In un precedente post abbiamo scritto di come i Cavalieri di Rohan fossero ispirati a quelli longobardi in molti elementi, come per esempio l'elmo.

Nel suo libro "The Lost Road" ancora purtroppo inedito in Italia, egli ci racconta della leggenda di Alboino, facendo così implicitamente riferimento a Paolo Diacono. Ad un certo momento della storia infatti appare la leggenda longobarda raccontata da Oswin Errol al figlio Alboino.
... "mi chiedo come mai Alboino. Come mai mi chiamo Alboino?... è un nome reale, vero?" disse, "significa qualcosa o è stato inventato?" ... Allora Oswin raccontò al figlio la storia di Alboino figlio di Audoino, il re longobardo; e della grande battaglia tra i Longobardi ed i Gepidi così terribile anche per la ferocia del sesto secolo; e dei re Turisindo e Cunimondo, e di Rosmunda. "Non una storia da raccontarsi prima di andare a letto" egli disse, "che finisce con Alboino che beve dal teschio ingioiellato di Cunimondo."
Ma ecco gli stessi fatti raccontati da Paolo Diacono nella Historia Langobardorum:
"I Longobardi riuscirono vincitori, infierirono con tanta ira sui Gepidi che li massacrarono tutti e sopravvisse di un così grande esercito uno solo per riferire la strage. In quella battaglia Alboino uccise Cunimondo, gli tagliò la testa e ne fece una coppa per bere. Questo tipo di coppa presso di loro è detta scala e in latino patera. Insieme a una grande moltitudine di gente di diverso sesso ed età, fece prigioniera anche la figlia del re di nome Rosmunda; e morta Clotsuinda, la prese in moglie per la propria rovina, come poi sarà evidente... Pertanto il nome di Alboino divenne tanto celebre ovunque che ancora oggi la sua liberalità, la sua gloria, i successi in battaglia e il suo valore sono celebrati in carmi non solo presso i Bavari e i Sassoni ma anche presso altri uomini che parlano la stessa lingua"
I riferimenti di Tolkien alla leggenda longobarda non finiscono qui sempre nello stesso romanzo incompiuto nel poema "The legend of King Sheave" si parla dell'antica leggenda longobarda di Sceafa.
"In days of yore out of deep Ocean
to the Longobards, in the land dwelling
that of old they held amid the isles of the North,
a ship came sailing, shining-timbered
without oar and mast, eastward floating.
The sun behind it sinking westward
with flame kindled the fallow water"
Sceafa sulla barca - illustration from Fredrik Sander's
1893 edition of the Poetic Edda
Sceafa (antico inglese scēafa) scritto anche Sceaf (scēaf) o Scef (scēf) fu il primo mitico re longobardo. La leggenda racconta di un misterioso bambino che addormentato su una barca vuota approdò sulla terra dei Longobardi per diventarne il re ed assicurare a questo popolo un periodo di potenza e benessere ed una lunga discendenza. Questa figura del re bambino che giunge su una nave addormentato ha ispirato varie opere della letteratura nordica da Beowulf all'Edda, vi si fa riferimento anche nelle Cronache Anglo-Sassoni e nel poema scritto in antico inglese Widsith, elencato in una lista di antichi re: Sceafa Longbeardum. Nel poema di Tolkien, Sceafa una volta diventato re dei Longobardi darà alla luce sette figli maschi da cui discenderanno Danesi, Goti, Svedesi, Normanni, Franchi, Frisi, Sassoni, Svevi, Inglesi e Longobardi, identificando quindi in Sceafa il capostipite di tutti i popoli germanici.

Questo antico popolo così vicino ai Sassoni e praticamente scomparso dalla cronache storiche, lasciando solo il nome alla regione della Lombardia, doveva aver molto intrigato l'autore del "Signore degli anelli". Le parole di Paolo Diacono sulla nascita di un vero e proprio mito circa le imprese di Alboino (Ælfine, secondo il poema anglo-sassone Widsith) presso i popoli germanici potrebbero fare riferimento ad una tradizione epica e mitologica della cultura anglosassone dando luogo anche al mito di Beowulf principe danese degli Scylding, ovvero i discendenti di Scyld, cioé i Longobardi.

Il riferimento al teschio del re nemico ucciso utilizzato come coppa per bere era un'usanza che i Longobardi potrebbero aver mutuato dai loro alleati Bulgari in Pannonia, con i quali combatterono contro i Gepidi e intrapresero l'avventura italiana. In effetti ancora oggi in Lombardia ci sono molti cognomi che rimandano a tale origine etnica: Bulgari, Bulgarini, Bulgarelli, etc.

È chiaro che Tolkien, non solo scrittore ma anche storico e illustre filologo, avesse studiato bene i Longobardi e ne avesse riscontrato molte analogie con i Sassoni, è quindi possibile affermare che dal punto di vista socio-culturale Longobardi e antichi Sassoni fossero popolazioni assai affini. Questa vicinanza si rispecchia anche dal punto di vista genetico, la presenza in alcune regioni dell'Italia centro-settentrionale di alcuni aplogruppi del cromosoma Y specificatamente anglo-sassoni, l'esistenza nelle stesse regioni di una grande quantità di match con persone che vivono nelle isole britanniche, testimoniano la presenza di comuni ancestori 60-70 generazioni fa, ovvero risalenti al periodo delle cosiddette invasioni barbariche.

Bibliografia:
W.D. Asmus, "Niedersachsen Heimat der Langobarden : Sonderausstellung : Urgeschichtsabteilung Landesmuseum Hannover ab 8. Oktober 1956", Landesmuseum Hannover;
Paolo Diacono, "Storia dei Longobardi", San Paolo;
J.R.R. Tolkien, "The Lost Road and Other Writings", edited by Christopher Tolkien (History of Middle Earth Volume Five) , 1987

Appendice:
J.R.R. Tolkien, The legend of King Sheave 
To the shore the ship came and strode upon the sand, grinding upon the broken shingle. In the twilight as the sun sank men came down to it, and looked within. A boy lay there, asleep. He was fair of face and limb, dark-haired, white-skinned, but clad in gold. The inner parts of the boat were gold-adorned, a vessel of gold filled with clear water was at his side, [added: at his right was a harp,] beneath his head was a sheaf of corn, the stalks and ears of which gleamed like gold in the dusk. Men knew not what it was. In wonder they drew the boat high upon the beach, and lifted the boy and bore him up, and laid him sleeping in a wooden house in their burh. They set guards about the door. 
In the morning the chamber was empty. But upon a high rock men saw the boy standing. The sheaf was in his arms. As the risen sun shone down, he began to sing in a strange tongue, and they were filled with awe. For they had not yet heard singing, nor seen such beauty. And they had no king among them, for their kings had perished, and they were lordless and unguided. Therefore they took the boy to be king, and they called him Sheaf; and so is his name remembered in song. For his true name was hidden and is forgotten. Yet he taught men many new words, and their speech was enriched. Song and verse-craft he taught them, and rune- craft, and tillage and husbandry, and the making of many things; and in his time the dark forests receded and there was plenty, and corn grew in the land; and the carven houses of men were filled with gold and storied webs. The glory of King Sheaf sprang far and wide in the isles of the North. His children were many and fair, and it is sung that of them are come the kings of men of the North Danes and the West Danes, the South Angles and the East Gothfolk. And in the time of the Sheaf-lords there was peace in the isles, and ships went unarmed from land to land bearing treasure and rich merchandise. And a man might cast a golden ring upon the highway and it would remain until he took it up again. 
Those days songs have called the golden years, while the great mill of Sheaf was guarded still in the island sanctuary of the North; and from the mill came golden grain, and there was no want in all the realms.
But it came to pass after long years that Sheaf summoned his friends and counsellors, and he told them that he would depart. For the shadow of old age was fallen upon him (out of the East) and he would return whence he came. Then there was great mourning. But Sheaf laid him upon his golden bed, and became as one in deep slumber; and his lords obeying his commands while he yet ruled and had command of speech set him in a ship. He lay beside the mast, which was tall, and the sails were golden. Treasures of gold and of gems and fine raiment and costly stuffs were laid beside him. His golden banner flew above his head. In this manner he was arrayed more richly than when he came among them; and they thrust him forth to sea, and the sea took him, and the ship bore him unsteered far away into the uttermost West out of the sight or thought of men. Nor do any know who received him in what haven at the end of his journey. Some have said that that ship found the Straight Road. But none of the children of Sheaf went that way, and many in the beginning lived to a great age, but coming under the shadow of the East they were laid in great tombs of stone or in mounds like green hills; and most of these were by the western sea, high and broad upon the shoulders of the land, whence men can descry them that steer their ships amid the shadows of the sea.


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1 commento:

Anonimo ha detto...

esatto, Tolkien era anche un grande studioso di lingua longobarda,....è vero, qui da noi in Lombardia (ma anche Emilia) ci sono parecchi Bulgarelli, Bulgari ecc.,...ma so anche di toponimi in Lombardia e Trentino da Bulgari (ad es. Bolgare (BG) ),...riguardo gli Svevi, arrivati anch'essi coi Longobardi, da lì derivano Soave (Verona) e la frazione Soave (Mantova),..ho letto che la frazione mantovana attorno al 1000 si chiamava appunto 'vico Suevi ' da Svevi

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