lunedì 21 aprile 2014

Alla scoperta della lingua dei Longobardi

La migrazione dei Longobardi
basata sui ritrovamenti archeologici
Il lavoro di ricostruzione filologica della lingua longobarda che è uno degli obbiettivi culturali principali di questo blog, va avanti a passi spediti, l'accostamento all'antico sassone è stato "foriero" (vörher) di grandi risultati e le corrispondenze relative al toscano e ai dialetti della Bassa padana sono sempre più evidenti. La lingua longobarda è uno dei dialetti che si sviluppa nell'area del basso corso dell'Elba, in quell'area abbiamo una grande quantità di riscontri archeologici che attestano la presenza dei Longobardi negli stessi luoghi e nello stesso periodo del quale ci parla lo storico romano Tacito nella sua opera Germania. Viceversa non abbiamo evidenze archeologiche su una presenza longobarda nella Scania, le mitiche origini scandinave di questo popolo raccontate da Paolo Diacono sembrerebbero davvero leggendarie in quanto per adesso non suffragate da prove documentate.

La vicina tribù dei Sassoni era assai affine ai Longobardi, con i quali decisero di intraprendere un lunga migrazione che li avrebbe portati fin in Italia. Non è chiaro se i Sassoni una volta arrivati in Italia siano rimasti nella penisola in tutto o in parte. Sicuro che parlassero lingue molto vicine se non identiche.

La lingua parlata oggi più vicina al longobardo dovrebbe essere il basso tedesco o Plattendeutsch che per intendersi è il dialetto che si parla ancora oggi nella città di Amburgo, questa lingua deriva dal basso sassone ed è caratterizzata dall'assenza della rotazione consonantica. La rotazione consonantica invece compare nel longobardo a causa dello spostamento di questo popolo in area latina. Infatti è stato determinato che quando le lingue germaniche entrano in contatto con il latino vengono affette da questa mutazione fonetica.

Un interessante specchietto comparativo tra la lingua inglese, tedesca, plattdüütsch e anglo-sassone è riportato al seguente link: "A North-Sea Germanic Wordlist", un'altra fonte vera miniera d'oro si è rivelata la lettura del poema epico anglo-sassone Beowulf nell'edizione con testo a fronte. A questo proposito si legga anche il post J.R.R. Tolkien e la leggenda longobarda.

Come si è detto tante sono le corrispondenze, tra queste molto rilevanti sono méar, marh per cavallo, anche perché trattasi di un etimo arcaico poi abbandonato nell'evoluzione delle lingue germaniche, da cui il toponimo Mähren = Moravia ed il toscano Maremmagrim per feroce (basso vicentino grima, basso mantovano grim), cicen per gallina (basso mantovano cicin, pulcini) e molte altre vedasi la glossa presente su questo blog.

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4 commenti:

Anonimo ha detto...

Un ritrovamento archeologico di grande interesse potrebbe avvalorare quanto soprascritto, mi riferisco alle centinaia di scheletri rotrovati in una palude nei
pressi della città di Alken, nello Jutland.
Risalgono a circa 2000 anni fa.
Potrebbe trattarsi dei resti dell'armata degli Headobard.
Widsith, vv. 45-59: "...abbattuta ad Heorot l'armata degli Headobard."
Qualcuno ipotiza che gli Headobard erano un ramo dei Longobardi. Hatto

Bighipert ha detto...

Gli Scyldingas di Beowulf cioé i Longobardi.

"One portion of the poem of Widsith consists of a catalogue of ancient kings, and among these occurs Sceafa, ruling the Langobards. Now portions of Widsith are very ancient, and this catalogue in which Sceafa occurs is almost certainly appreciably older than Beowulf itself"

Gli Scyldingas sono associati alla casa reale danese. Tutti i re di Danimarca da Christian I (1426-1481) in poi appartengono all'aplogruppo R1b.

Anonimo ha detto...

Da qualche parte ho letto che un certo professor P. J. Geary
di un Institute for Advanced Study "...are going to test the DNA
of Hundreds of Lombard-era individuals both in Pannonia and Italy..."
Il riferimento all'aplogruppo R1b è realativo a queste ricerche? Hatto

Bighipert ha detto...

Si certo, quello della genetica è un argomento a cui ho dedicato molti post su questo blog. Attraverso l'esame del DNA del cromosoma Y che viene passato di padre in figlio sempre uguale a se stesso per migliaia di anni (solo attraverso la linea paterna) è possibile sapere le proprie origini ancestrali in modo esatto. La ricerca a cui accenni che va vanti da qualche anno vuole determinare l'aplogruppo dei resti ritrovati in sepolture longobarde in Italia e in Pannonia, sarà così possibile confrontarle con il proprio DNA. Alla ricerca partecipa anche l'Università di Firenze con il Dipartimento di antropologia molecolare diretto dal Prof. Caramelli. I risultati dovrebbero essere disponibili a breve. Una ricerca simile e stata fatta sulla mummia del faraone Tutankhamon a cui ho dedicato un post http://bighipert.blogspot.it/2013/11/le-origini-europee-dei-faraoni-degitto.html

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