martedì 30 luglio 2013

La leggenda della Melusina e le sirene bicaudate della Toscana

La Melusina è una creatura fantastica associata a numerose storie e leggende popolari dell'Europa medievale, ma in realtà fa riferimento a miti ben più antichi. Il primo a farne cenno è lo storico romano Tacito quando nella sua opera Germania ci parla delle sette tribù dei Suebi, sulle quali, egli dice, c'è poco da raccontare tranne il fatto che adorano la Madre Terra cioé Nerthus, descrivendo dettagliatamente il rituale che prevedeva l'immersione della dea nelle acque di una isola del Mar Baltico, dove aveva luogo una misteriosa trasformazione, così segreta che tutti coloro che vi assistevano venivano poi inghiottiti dalle acque.


La melusina svelata, da Le Roman de Mélusine
by Jean d'Arras, ca 1450-1500. Bibliothèque nationale de France.
La leggenda medievale della Melusina racconta che nel regno di Alba (Scozia) il re dei Pitti Elynas, mentre cacciava nella foresta, incontrò una bellissima donna che si chiamava Pressyne della quale egli subito si invaghì. Elynas cercò in tutti i modi di convincerla a sposarlo, ma Pressyne accettò solo alla condizione che il re promettesse di non entrare mai nella sua stanza quando stesse partorendo o lavando i suoi figli. La regina dette alla luce tre figlie, ma il re infranse il patto ed entrò nella stanza della sua sposa, allora Pressyne decise di lasciare il regno e di fuggire con le sue tre figlie Melusina, Melior e Palatyne sull'isola di Avalon. Al compimento del quindicesimo anno di età, la maggiore delle figlie, Melusina chiese alla madre come mai le avesse portate a vivere su quell'isola, questa le raccontò della mancata promessa del padre. Allora Melusina, volendo vendicarsi del padre, assieme alle sue sorelle riuscì a rinchiuderlo nella montagna. Ma Pressyne si arrabbiò con loro per aver mancato così di rispetto al padre e condannò Melusina a mutarsi in un serpente dalla vita in giù tutti i sabati. 
Sirena bicaudata - Melusina

Starbucks - logo

L'origine di questa storia probabilmente tramandata di padre in figlio fin da epoche primordiali è celtica. Le zone dove sono stati trovati riferimenti culturali a questa leggenda sono tutte aree di cultura celtica, dalla Scozia (Pitti), alla Bretagna, alla Normandia, al Poitou, ai Paesi Bassi. L'iconografia delle sirene bicaudate è particolarmente diffusa in Toscana, in tutte le pievi più antiche del contado tra cui spiccano quelle di San Pietro a Gropina (vedi post) e quella di Corsignano presso Pienza. 


Sirena bicaudata sull'architrave del portone d'ingresso
Pieve di Corsignano - Pienza
Il simbolismo della Melusina o sirena bicuadata si riferisce alla natura duale della donna che collega mondi tra loro differenti, unendo la terra con l'acqua, sospesa tra carnalità e spiritualità: la cultura occidentale vede nella donna un passaggio tra più mondi, tra la vita e la morte. Per questo la donna nelle società celto-germaniche, come quella longobarda, erano sempre molto rispettate e particolarmente tutelate anche dal diritto germanico (vedi Editto di Rotari). 


Sirena bicaudata nella Pieve di San Pietro a Gropina
Courtesy: Giuliano Scheggi
Bellissima la sirena bicaudata impressa sull'ambone longobardo della Pieve romanica di San Pietro a Gropina presso Loro Ciuffenna. Rimanda ad antichissimi culti pagani della Terra-madre della tradizione celto-germanica di cui ci parla lo storico romano Tacito nel suo saggio Germania del I sec. d.C. "Presi singolarmente non hanno nulla di notevole, se non che condividono il culto di Nerthus, la Terra-madre, e pensano che questa si interessi delle vicende degli uomini e sia trasportata in processione tra i popoli"

Sirena bicaudata bassorilievo Pitto
pictish mermaid
Sembra che Leonardo conoscesse la leggenda e la rielaborasse in chiave allegorica nella composizione di uno dei suoi quadri più enigmatici: La Vergine delle rocce, il quadro nella sua prima stesura (esposta al Louvre di Parigi) era così inquietante e anticonvenzionale che il committente, una confraternita francescana, non volle pagarlo ritenendolo addirittura eretico.


Leonardo da Vinci - La Vergine delle rocce
1483-1484 - Museo del Louvre - Parigi

Per un blog è molto importante il vostro sostegno, se potete cliccate sui tasti social "mi piace", "tweet" etc che trovate qui sotto ... grazie. 

sabato 27 luglio 2013

La chiesetta di San Bartolomeo a Montefollonico ed il culto di Freia

Per quanto si possa conoscere la Toscana, questa non finisce mai di sorprenderci facendoci scoprire preziosi tesori nel suo cuore più profondo. 

I Longobardi erano bravissimi a trovare punti strategici dove fosse possibile controllare vaste aree di territorio, è il caso di Montefollonico nel comune di Torrita di Siena che racchiude preziose vestigia di questo popolo originario della Scandinavia (vedi post sulle origini dei Longobardi). Nell'antico borgo situato su un'altura dalla quale è possibile dominare sia la Val di Chiana che la Val d'Orcia vi è la chiesetta di San Bartolomeo, ora sconsacrata, probabilmente un tempietto pagano germanico del VII-VIII secolo dedicato al culto di Frea (Freyja, Freia), dea nordica della fertilità, che ritroviamo rappresentata nella bellissima sirena bicaudata scolpita sulla facciata della chiesa.


Il culto di Frea è legato a quello della Dea Madre o Grande Madre, culto primordiale attestato in Europa fin dal paleolitico col ritrovamento di statuette raffiguranti figure femminili, il culto è stato assimilato per via sincretica dal cristianesimo nella venerazione delle Madonne Nere.


Questo processo culturale utilizzato dalla Chiesa cattolica che assimila riti e credenze pagane trasformandole in senso cristiano si chiama inculturazione e fu teorizzato proprio da papa Gregorio Magno in un documento del 601 nella conversione dei Longobardi. Successivamente la compagnia di Gesù lo utilizzò sistematicamente nell'evangelizzazione del nuovo mondo ed in Oriente.



Sirena Bicaudata - San Bartolomeo
Montefollonico (SI)
Sull'altra facciata è possibile vedere un'antica iscrizione in grafia onciale che non si legge molto bene ed una figura zoomorfa, che sembrerebbe un serpente, scolpita su una delle pietre d'angolo. Non sarebbe male se qualcuno leggendo questo post ci desse una mano e si avventurasse nella sua decifrazione.


Iscrizione - San Bartolomeo a Montefollonico (SI)

Il toponimo Montefollonico deriva dalla forma alto-tedesca follen, che significa pienezza, sazietà, perfezione ma anche come avverbio interamente, completamente: follunga, non dissimile dal tedesco moderno voll. Quindi il monte da dove si vede tutto, a perdita d'occhio, completamente, per intero. La toponomastica che fa riferimento ai fullones, ovvero agli operai che lavavano e smacchiavano le vesti nell'antica Roma mi sembra improbabile in questo contesto, anche perché nella zona non mi sembra che abbondi l'acqua.


Per maggiori informazioni sul significato delle sirene bicaudate nell'architettura dell'alto medioevo in Toscana si veda anche il post sulla Pieve di San Michele a Murato in Corsica.



San Bartolomeo a Montefollonico (SI)


Figura zoomorfa, forse un serpente (slango) oppure
una viverna (wivere)

Per un blog è molto importante il vostro sostegno, se potete cliccate sui tasti social "mi piace", "tweet" etc che trovate qui sotto ... grazie. 

martedì 23 luglio 2013

DNA dei toscani: un popolo di "barbari"?

Eupedia.com ci ha dato una mano per le nostre ricerche sul DNA dei toscani inserendo i dati di diffusione degli aplogruppi Y-DNA in Toscana che pubblichiamo nel grafico a torta sottostante. Quello che ne viene fuori è una regione nella quale l'influsso barbarico è preponderante. Gli aplogruppi riferibili a popolazioni celto-germaniche sono i seguenti: R1b (52,5%), R1a (4%), I1 (4%), I2b (2,5%), Totale (63%). Davvero notevole la percentuale dell'R1b che come abbiamo visto nel post precedente include la Toscana nord-occidentale nell'hot-spot italiano per questo aplogruppo. Anche se sappiamo che per l'R1b il marker prevalente dovrebbe essere l' U152, sarebbe utile sapere le quote percentuali relative all'U106, L21, Df19 e L238, in quanto fanno riferimento a migrazioni di popolazioni in epoche e zone differenti. Si veda a tal proposito la mappa sottostante che offre un quadro abbastanza completo delle migrazioni europee dell'R1b fino a 3200 anni fa.


Toscana - diffusione % Y-DNA


R1b: mappa delle migrazioni
Fonte: Eupedia.com

Del resto è già dal 2009 che una ricerca compiuta da cinque università italiane coordinate dall'antropologo fiorentino David Caramelli e pubblicata sulla rivista on-line Molecolar Biology and Evolution sfatava il mito delle origini etrusche dei toscani, evidenziando che tra gli Etruschi ed i toscani di oggi non vi è continuità genetica, vi è invece una forte continuità con le popolazioni che abitavano la Toscana nel medioevo e che probabilmente vi si sono insediate dopo la caduta dell'impero romano (leggi l'articolo).


Che ne è stato allora degli Etruschi? La decadenza di questo popolo comincia nel momento della loro massima espansione quando nella pianura padana gli Etruschi entrano in contatto con popolazioni celtiche, non tanto per l'aggressività di queste ultime quanto per una diversa risposta immunitaria. E' possibile, come abbiamo visto nel post sulla peste di Giustiniano, che le popolazioni del mediterraneo orientale fossero più vulnerabili a pandemie come la peste, il vaiolo, le febbri emorragiche. Malattie contro le quali invece popolazioni in cui la quota di R1b era maggiore erano più resistenti. Questo è avvenuto più volte nella storia: tra il 500 ed il 250 a.c. quando gli Etruschi entrarono in contatto con la civiltà celtica, durante la guerra gotica nell'alto medioevo, nel sedicesimo secolo con la conquista del Messico da parte degli spagnoli di Cortéz.


Per un blog è molto importante il vostro sostegno, se potete cliccate sui tasti social "mi piace", "tweet" etc che trovate qui sotto ... grazie. 

giovedì 18 luglio 2013

L'hot spot R1b in Italia

Il sito web Eupedia.com ha appena aggiornato la mappa della diffusione dell'aplogruppo R1b in Europa. Questo aplogruppo è il più diffuso in Europa occidentale e, in Italia centro-settentrionale, raggiunge livelli superiori al 60% della popolazione. La definizione delle aree sulla mappa è più precisa e ci permette di meglio definire l'hot-spot che vede la massima concentrazione dell'R1b (substrato genetico italo-celtico/germanico) nelle seguenti aree:


  • Toscana nord-occidentale: province di Massa, Lucca, Pistoia, Prato;
  • Emilia: province di Parma, Reggio-Emilia, Modena;
  • Lombardia centro-orientale: province di Cremona, Mantova, Brescia, Bergamo, Sondrio.
E' da notare come nei dialetti parlati in queste aree emergono delle significative analogie con termini dell'alto tedesco antico come si può constatare dal glossarietto presente su questo blog, suggerendo che all'identità genetica corrisponda anche un'identità linguistica e culturale maturata a partire dall'alto-medioevo.

La mappa indica anche che percentuali di R1b superiori al 60% si trovano anche nella Corsica cento-settentrionale (vedi post).

Hot spot R1b >60%  in Italia settentrionale
Dati ricavati da Eupedia.com

Diffusione dell'aplogruppo R1b in Europa
Fonte Eupedia.com

Per un blog è molto importante il vostro sostegno, se potete cliccate sui tasti social "mi piace", "tweet" etc che trovate qui sotto ... grazie. 

domenica 14 luglio 2013

La peste di Giustiniano nella Historia di Paolo Diacono

Credo che Paolo Diacono sia stato sottovalutato dagli storici, in realtà il testo della Historia ad una più attenta lettura ci svela tanti dettagli interessanti per meglio capire questo periodo dell'alto medioevo che segna la fine dell'antichità classica e l'inizio di una nuova era per la storia dell'Europa.

La peste di Giustiniano prende il nome dall'imperatore Giustiniano (527-565) che in quel periodo regnava sull'Impero Romano d'Oriente. Questa epidemia colpì duramente Costantinopoli tra il 541 ed il 542, nella sua fase più acuta sarebbero morte più di 5.000 persone al giorno, decimando la popolazione della capitale di circa il 40% e riducendo la popolazione del mediterraneo orientale del 25%. E' lo stesso tasso di mortalità che si ebbe in Italia settentrionale nel periodo della guerra gotica. 


Recenti studi genetici fatti sul DNA di resti umani di diversi periodi storici hanno dimostrato che il batterio che fu causa della peste di Giustiniano apparteneva ad un ceppo di Yersinia diverso da quello della peste nera che funestò l'Europa nel XIV secolo.


Alla pestilenza Paolo Diacono dedica una delle parti stilisticamente più notevoli della Historia Langobardorum, è chiaro che lui riteneva questo evento determinante per la decisione dei Longobardi di invadere l'Italia. Il fatto che Alboino decidesse di partire per l'Italia mentre era ivi in corso una delle più terribili pestilenze della storia è abbastanza strano, ma il monaco longobardo ci spiega il motivo per cui questa epidemia non spaventasse i Longobardi più di tanto.

Et haec quidem mala intra Italiam tantum usque ad fines gentium Alamannorum et Baioariorum solis Romanis acciderunt.
Questi mali colpirono i soli Romani in Italia fino ai confini con gli Alemanni e i Bavari. Historia Langobardorum, Libro II, paragrafo 4
Dalle parole di Paolo Diacono sembrerebbe che la pestilenza avesse colpito solo le popolazioni di stirpe romana, mentre Goti e Longobardi ne fossero immuni. Questo è dovuto al fatto che le popolazioni del nord Europa erano portatrici di un gene mutato (CCR5-Δ32) presente nei linfociti che era capace di debellare il batterio dell'Yersinia che provocava la peste, le popolazioni del mediterraneo avevano una proteina recettore differente (gene CCR5) che era invece particolarmente sensibile a questa malattia. Come si può vedere dal grafico sottostante la Scandinavia, terra di origine di Longobardi e Goti, è uno dei luoghi al mondo con la maggiore presenza del gene CCR5-Δ32 nella popolazione (15%), la mutazione di questo gene potrebbe essere avvenuta in Scandinavia durante il mesolitico (5000 anni  a.c.). E' la stessa area che ha dato origine all'SNP R-U106 (lignaggio proto-germanico) che dovrebbe essere l'aplogruppo Y-DNA che tra le varie caratteristiche, ha quella di un alta incidenza della mutazione delta 32 del gene CCR5.

Questa mutazione genetica che è molto recente potrebbe essere dovuta ad un adattamento della specie alle condizioni ambientali ed ai cambiamenti climatici avvenuti nell'area dopo l'ultima grande glaciazione o, in ipotesi, all'ibridazione con i Neandertal (vedi post).



Diffusione geografica del gene CCR5-Δ32
Fonte: PLOS biology

Secondo recenti studi il gene CCR5-Δ32 fornirebbe una maggiore difesa immunologica anche contro altre pandemie moderne come HIV, vaiolo, febbre emorragica ed ebola e giocherebbe un ruolo anche in assenza di infezioni, nello sviluppo di malattie auto-immuni. E' stato anche determinato che il gene mutato era inefficace contro la peste bubbonica (peste nera) del XIV secolo che infatti provocò solo in Gran Bretagna una riduzione della popolazione del 30-50%.


Questa terribile epidemia potrebbe essere il motivo per cui oggi la maggioranza della popolazioni dell'Italia centro-settentrionale appartiene all'aplogruppo R1b. La popolazione della penisola italiana prima delle invasioni barbariche era di circa 8 milioni di persone, dopo l'epidemia alla fine della guerra gotica questa si sarebbe ridotta del 50% in pochi anni, ma questa riduzione avrebbe riguardato solo le popolazioni di origine latina. L'assenza della mutazione CCR5-Δ32 negli Etruschi potrebbe essere la causa della loro repentina scomparsa nel III secolo a.c. a causa di un'analoga pandemia dovuta al prolungato contatto con i Celti in Pianura Padana.


La mutazione genetica CCR5-Δ32 è inoltre assente nell'Africa sub-sahariana, nell' est e sud-est asiatico, nelle popolazioni autoctone di America e Oceania. E' molto bassa nel bacino del Mediterraneo e assente nelle principali isole.


Presso la società americana FTDNA è possibile ordinare il test per il gene CCR5 al costo di 35 dollari. Ognuno di noi ha due copie di questo gene, quindi il test può dare luogo a tre diversi risultati: i geni possono essere entrambi normali (CCR5), uno normale ed uno mutato (CCR5-delta32) oppure entrambi mutati in questo caso l'immunità ad HIV, polio e peste è totale. Questa mutazione è probabilmente dovuta ad un lungo processo di selezione evolutiva della popolazione europea dovuta a grandi epidemia come quella della Peste Nera. Il gene CCR-5 è localizzato nel cromosoma 3, il gene mutato è caratterizzato da una cancellazione (delta sta per deletion) tra le posizioni 46414947-46414978.

Felix Immanuel è un programmatore dell'HP che lavora a Camberra in Australia, ha sviluppato tutta una serie di tools per l'analisi del DNA. Attraverso i RAW file autosomali di FTDNA, 23andMe v3 & v4, è possibile verificare la presenza della variante CCR5-Δ32 nel proprio DNA scaricando l'utility al seguente link.
N.B. il test non è attendibile per uso diagnostico medico ma solo per curiosità scientifica.

Fonti: 


Historia Langobardorum

Paolo Diacono

Is the European spatial distribution of the HIV-1-resistant CCR5-Δ32 allele formed by a breakdown of the pathocenosis due to the historical Roman expansion?

Eric Faure, Manuela Royer-Carenzi
Université the Provence, Marseille, France

The Geographic Spread of the CCR5 Δ32 HIV-Resistance Allele.

John Novembre, Alison P. Galvani, Montgomery Slatkin
Department of Integrative Biology, University of California, Berkeley, California, USA

Per un blog è molto importante il vostro sostegno, se potete cliccate sui tasti social "mi piace", "tweet" etc che trovate qui sotto ... grazie. 

sabato 13 luglio 2013

Mappe combinate dei lignaggi germanico e italo-celtico in Europa

Il sito web Eupedia (www.eupedia.com) arricchisce le sue mappe genetiche con due carte nuove di zecca: le mappature combinate delle linee paternali Y-DNA germanica e italo-celtica. In queste mappe viene tenuto conto di più aplogruppi afferenti alle stesse popolazioni. Il lignaggio germanico viene computato tenendo conto degli aplogruppi I1, I2-M223, R1a-Z284, R1b-U106 ed R1b-L238, quest'ultima subclade è molto recente e si riferisce a popolazioni dell'età del bronzo nordica (nordic bronze age). Il lignaggio italo celtico viene invece computato tenendo conto della subclade R1b-U152 aka R-S28.


Mappa del lignaggio germanico in Europa
Fonte: Eupedia.com
Mappa del lignaggio italo-celtico in Europa
Fonte: Eupedia,com

Per un blog è molto importante il vostro sostegno, se potete cliccate sui tasti social "mi piace", "tweet" etc che trovate qui sotto ... grazie. 

sabato 6 luglio 2013

Le origini dei Longobardi: da Gotland all'Elba

Le origini di questo popolo sono circondate da una coltre di mistero, il primo a parlarne è lo storico romano Publio Cornelio Tacito che li menziona nel suo saggio Germania, posizionando queste genti lungo il basso corso del fiume Elba, pressappoco nella stessa posizione dove oggi sorge la città di Amburgo. Germania fu scritto fotografando una situazione delle tribù germaniche risalente al I secolo d.c., ma cosa sappiamo dei Longobardi prima di allora? Paolo Diacono nel suo Historia Langobardorum ci racconta la storia delle origini del suo popolo ma non sappiamo se queste siano più ascrivibili a miti o leggende della tradizione orale piuttosto che ad avvenimenti realmente accaduti.


le basse coste dell'isola di Gotland - Svezia
Fatto sta che Paolo Diacono fa riferimento ad una mitica isola "non particolarmente estesa" e caratterizzata da "basse coste lungo tutto il perimetro" che potrebbe essere l'isola svedese di Gotland sul Mar Baltico. A Gotland sono state ritrovate molte testimonianze relative a insediamenti risalenti all'età del ferro, ma l'isola era abitata sin dal Paleolitico (6000 anni a.c.). Gli abitanti di questa isola si chiamavano Gutar o anche Gotlandi, la leggenda vuole che ad un certo momento, a causa dell'incremento demografico, si decise di dividerne la popolazione in tre gruppi, uno sarebbe rimasto sull'isola e gli altri due sarebbero emigrati per trovare una nuova patria nella quale stabilirsi. Questi trasferendosi nella Scania diventarono le tribù dei Geati e dei Götar dando il nome alla regione storica del Götaland nella Svezia meridionale che corrisponde con la regione geografica della Scania (la Scadanan menzionata nella Origo gentis Langobardorum).

Una conferma per la determinazione di quest'isola ci viene dalla Naturalis Historia di Plinio il Vecchio, chiamata in causa dallo stesso monaco longobardo, ed in effetti nel libro IV vi è un riferimento alle isole del Mar Baltico.

Exeundum deinde est, ut extera Europae dicantur, transgressisque Ripaeos montes litus oceani septentrionalis in laeva, donec perveniatur Gadis, legendum. insulae complures sine nominibus eo situ traduntur, ex quibus ante Scythiam quae appellatur Baunonia unam abesse diei cursu, in quam veris tempore fluctibus electrum eiciatur, Timaeus prodidit. reliqua litora incerta. signata fama septentrionalis oceani. Amalchium eum Hecataeus appellat a Parapaniso amne, qua Scythiam adluit, quod nomen eius gentis lingua significat congelatum.
Nella traduzione della Naturalis Historia in lingua inglese di John Bostock del 1855, lo stesso traduttore, identifica queste isole con quelle del Baltico. (Pliny the Elder, The Natural History, Book IV, Chapter 27, Note 10)
It is pretty clear that he refers to the numerous islands scattered over the face of the Baltic Sea, such as Dago, Oesel, Gothland, and Aland.
Da Paolo Diacono sappiamo che il motivo della migrazione fu il sovraffollamento dell'isola.
2. Di questa isola fa menzione anche Plinio il Vecchio nei libri da lui composti sulla natura delle cose. Essa, come ci riferirono alcuni che l'hanno visitata, non è tanto posta sul mare quanto cinta tutta intorno dai flutti marini a causa della bassezza delle coste. I popoli stabilitisi entro i suoi confini, poiché erano enormemente accresciuti di numero, tanto da non potervi abitare insieme, come si narra, si divisero in tre parti cercando di sapere in base alla sorte quale di esse dovesse abbandonare la terra di origine e cercare nuove sedi.
Questo particolare del sovraffollamento e delle divisione in tre gruppi è anche contenuto nella Gutasaga, una saga del XIII secolo scritta in Gutnico antico che narra la storia di Gotland prima della cristianizzazione e sembrerebbe confermare il racconto della Historia.
La lingua gutnica è assai diversa dal resto delle lingue germaniche nordiche tanto da costituire un ceppo a se stante, si ritiene che questa sia la lingua oggi più simile al gotico.
Questo Thielvar aveva un figlio chiamato Hafthi. E la moglie di Hafthi era chiamata Stellabianca. Questi furono i primi due a stabilirsi in Gotland. Quando dormirono per la prima notte sull'isola, lei sognò che tre serpenti giacevano nel suo grembo. Lo disse ad Hafthi. Lui interpretò il sogno e disse: "Tutto è unito con anelli, questa isola sarà abitata, e tu darai alla luce tre figli." Anche se non erano ancora nati, lui diede loro un nome; Guti, che avrebbe preso l'isola, Graip e Gunfiaun. I figli divisero l'isola in tre regioni, e Graip che era il più vecchio prese la parte nord, Guti il centro e Gunfjaun, che era il più giovane, prese la parte sud. Dopo molto tempo, i loro discendenti diventarono così numerosi che l'isola non poté più permettersi di tenerli. I terzi dovettero andarsene e poterono tenersi tutto eccetto la terra.


Pietra-stele del IV secolo ritrovata sull'isola di Gotland 
In questo racconto notiamo alcuni fatti eclatanti: i riferimenti al serpente e al numero tre che sono sempre presenti nella cultura e nell'arte longobarda. I tre serpenti nel grembo della progenitrice ripropongono culti ancestrali di fertilità e simboleggiano le tre stirpi che avranno origine da Gotland.

I Longobardi ricorrendo all'iconografia della bissa esorcizzavano la paura di perdere la loro autenticità culturale, ritornando all'idea originaria di stirpe, questi non rinunciarono ad adorare il serpente neanche dopo essersi convertiti al cattolicesimo romano, come ci spiega un testo del 1478: "Vite degli Imperadori e Pontefici Romani".

"A Rotomio, loro rè, molti rè succederono: fra' quali Grimoaldo, & il suo figliuolo Romualdo, il quale a' Sanniti signoreggiava: al tempo del quale, avvengache e Longobardi fussino battezzati, nondimeno adoravano gl' idoli, & massime l'idolo del serpente"
Il culto ancestrale del serpente si ritrova anche nell'araldica della famiglia Visconti con il classico biscione diventato uno dei simboli della città di Milano, ma presente anche negli stemmi di tantissimi comuni lombardi e del Canton Ticino. (vedi link araldica biscione). Nello stemma dei Visconti la bissa partorisce un uomo nudo dalla bocca, simboleggiando la fedeltà alle proprie tradizioni socio-tribali anche col motto "Vipereos mores non violabo" che significa proprio "le tradizioni del serpente non devono essere violate".


La bissa viscontea detta anche biscione

Il racconto di Paolo Diacono prosegue con l'arrivo dei Winili in una terra da lui chiamata Scoringa, che lo storico Jörg Jarnut nel suo Storia dei Longobardi fa coincidere con l'isola tedesca di Rügen sul Mar Baltico dalle caratteristiche scogliere bianche a picco sul mare. Il termine proto-germanico per scogliera è infatti "scorro" e Rügen è uno dei pochi luoghi della costa settentrionale della Germania che ha questo tipo di scogliere.

Qui i Winili penetrando nell'entroterra si scontrarono con la tribù dei Vandali avendone la meglio, e qui decisero anche di cambiare il loro nome in Longobardi.


Le caratteristiche scogliere di Rügen - Germania

Andando avanti nella Historia, si arriva al punto in cui i Longobardi arrivano in Mauringa.
13. Pertanto i Longobardi, giunti finalmente in Mauringa, nell'intento di aumentare il numero di combattenti, sottraggono molti alla schiavitù e li rendono liberi. E poiché la loro condizione di uomini liberi possa essere ratificata, la sanciscono secondo il costume con una freccia, mormorando nello stesso tempo alcune parole nella lingua dei padri per dare stabilità alla cosa. Quindi usciti i Longobardi dalla Mauringia, qrrivarono in Golanda, dove risiedettero per qualche tempo; si dice abbiamo posseduto per alcuni anni Anthab e Banthaib, e ugualmente Vurgundalb, che secondo noi sono nomi di villaggi o di qualche località.
La Landa di Luneburgo
Il nome Golanda non è oggi riscontrabile nella toponomastica della Bassa Sassonia, ma sempre lo Jarnut la colloca nei pressi della Landa di Luneburgo. Qui io credo che bisogna leggere il testo di Paolo Diacono in modo inedito. L'alto prelato longobardo non ci poteva dire in modo diretto quale fosse il nome dell'isola che menziona all'inizio della sua storia come patria di origine del suo popolo, secondo me lo fa adesso, dopo la cerimonia catartica della liberazione degli schiavi, una sorta di rifondazione della stirpe longobarda che doveva essere suggellata anche dando il nome a questa brulla area della Bassa Sassonia della patria mitica di provenienza, l'isola di Gotland, l'isola dei padri, Golanda appunto. Credo che sia normale per un popolo migrante dare a nuovi luoghi il nome della terra natia.

Un'altra cosa da notare tra le righe di questo paragrafo della Historia è il riferimento alla lingua dei padri, come se i Longobardi nel corso della migrazione tra la Scandinavia e la Germania settentrionale avessero cambiato lingua, passando da quella originaria: forse il gutnico ad una lingua germanica con la quale sarebbe stato più semplice comunicare con le altre tribù ingevoniche del nord della Germania. Quindi al cambiamento del nome del popolo sarebbe corrisposto anche un cambiamento della  lingua e della religione, abbracciando la mitologia norrena ed il culto di Odino. 



Questo avvalorerebbe la tesi di Piergiuseppe Scardigli sulla lingua dei Longobardi, il filologo toscano aveva infatti intuito un mutamento diacronico della loro lingua, da un'origine più affine al gotico in una fase iniziale della loro storia per poi invece approdare al ceppo linguistico germanico occidentale riferibile all'alto tedesco antico, definendo credo giustamente il Longobardo "un pianeta che dopo essere stato lungamente nell'orbita del gotico è stato poi attratto in quella dell'alto tedesco antico".






Per un blog è molto importante il vostro sostegno, se potete cliccate sui tasti social "mi piace", "tweet" etc che trovate qui sotto ... grazie. 

mercoledì 3 luglio 2013

Come fare un test del DNA per conoscere il proprio aplogruppo

Tempo di saldi anche per il settore del DNA genealogico. Ftdna azienda leader del settore con sede a Houston - Texas, propone in offerta il test del cromosoma Y-DNA (37 marker) a 129 dollari, il test è sufficiente per verificare il probabile aplogruppo di appartenenza, anche se poi per la conferma occorre verificare i marker SNP (Single Nucleotide Polymorphism), acquistabili separatamente. In alternativa si può fare anche un test a 12 marker, che è più economico, ma avendo un minor numero di marker STR, potrebbe non essere sufficiente per alcuni scopi.

Il test del cromosoma Y può essere fatto solo da individui di sesso maschile: il cromosoma Y è l'unico cromosoma del corredo genetico umano che rimane sempre identico nel passaggio tra le generazioni, viene trasmesso attraverso la linea paterna di padre in figlio sempre uguale. Per questo viene chiamato anche cromosoma fotocopia ed è utilissimo per capire le proprie origini ancestrali. Talvolta proprio come accade per le fotocopie succede che una copia non sia perfettamente uguale all'originale, in questo caso abbiamo una mutazione genetica che può essere rivelata con un marker SNP e che differenzia una linea genealogica da quella precedente.

Ma come è la procedura per fare il test? In realtà è molto semplice basta registrarsi sul sito e ordinare il test desiderato, dopo una ventina di giorni si riceverà un kit contenente due swab, che sono una specie di cotton fioc con dei dentini laterali, e due flaconcini con del liquido per la conservazione del DNA. la modalità di raccolta del DNA è semplicissima basta strofinare lo swab sull'interno della guancia e poi inserire la testa dello swab nel flaconcino e sigillarlo, non occorre fare prelievi né alcun esame diagnostico invasivo.

A questo punto occorre mettere il tutto nel pacchetto fornito nel kit e spedirlo al laboratorio di ricerca, dopo una sessantina di giorni dal ricevimento da parte del laboratorio si avranno i risultati che potranno essere consultati direttamente sul sito web. Oltre alla definizione dell'aplogruppo di appartenenza il sito fornisce anche tutta una serie di tools per l'interpretazione dei propri risultati, la mappa delle migrazioni, l'elenco e la mappa delle corrispondenze genetiche, è inoltre possibile avere una consulenza interpretativa dei propri risultati fatta da un genealogista professionista, ovviamente acquistabile a parte.

A cosa serve testare il proprio DNA? A parte la curiosità circa le proprie origini ancestrali che può essere interessante per qualcuno, ma assolutamente indifferente per qualcun altro, questo test sarà importante nel futuro per la medicina, in quanto sarà possibile  tarare cure e farmaci sui differenti aplogruppi in modo che queste siano meno invasive e abbiano meno effetti collaterali indesiderati.

Nel seguente video viene spiegato come fare un test del DNA con il kit di Family Tree DNA



Alcune delle più importanti aziende che offrono il test del DNA ordinabile anche on-line:


FamilyTreeDna

23andMe
iGENEA

Per un blog è molto importante il vostro sostegno, se potete cliccate sui tasti social "mi piace", "tweet" etc che trovate qui sotto ... grazie. 

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...