domenica 10 febbraio 2013

La spada di Pernik e la sua misteriosa iscrizione


Il primo di gennaio del 1921 presso le rovine di una fortezza medievale della fine del XII secolo situata nei pressi di Pernik, una piccola cittadina a sudovest di Sofia in Bulgaria, un cacciatore di tesori trovò la cosiddetta "Spada di Pernik", che oggi è conservata nel museo archeologico di Sofia.

Si tratta di un'arma a doppio taglio con una lama di 96 cm. di lunghezza per 4,5 cm. di larghezza, la particolarità della spada è l'iscrizione finemente cesellata lungo la lama, una scritta in caratteri latini compresa tra due croci. Molti sono stati negli anni i tentativi di decifrare il criptico messaggio basandosi sul latino, ma senza particolare successo.


Recentemente una filologa dell'Università di Sofia ha fatto un'interessante ipotesi. L'iscrizione è in una lingua germanica occidentale riferibile all'alto tedesco antico, molto probabilmente si tratta della lingua longobarda. In questo caso si tratterebbe del primo riscontro scritto in questa lingua di un certo rilievo, infatti questa è stata avarissima di testimonianze scritte, a parte i termini germanici riportati dai documenti ufficiali in latino e le frammentarie iscrizioni.


Per arrivare a questa ipotesi si è servita di un computer con cui sono state confrontate le lettere delle parole prive di spazi di separazione con lemmi dell'alto tedesco antico (lo spelling con l'antico sassone calza alla perfezione), la scomposizione del testo risulterebbe così essere la seguente:



+ IH / INI / NI / hVIL / PIDH / INI / hVIL / PN +

Il significato dell'iscrizione sarebbe: "io non aspetto l'eternità, io sono l'eternità"

IH = ih (ich) io
INI = inni, antico sassone inna (darin, innen, im inneren) dentro, dal profondo
NI = ni,ne (nicht) non, negazione
hVIL= antico sassone hvīla, wīl (Weil, Zeit) il tempo, il momento
PIDH= antico sassone bīdan, (erwarten) aspettare

INI = inni, antico sassone inna (darin, innen, im inneren) dentro, dal profondo
hVIL= antico sassone hvīla, wīl (Weil, Zeit) il tempo, il momento
PN = pin (bin) sono


"ih ini ni hwil pīdh, ini hwil pin"


(in corsivo il corrispondente lemma in antico sassone, tra parentesi la traduzione in tedesco moderno, in giallo la traduzione in italiano)

Dall'analisi filologica emerge che l'iscrizione è già affetta della cosiddetta "seconda rotazione consonantica"  chiaramente riconoscibile in PIDH e in PN dove la /b/ si trasforma in /p/ e in IH dove /ik/ si trasforma in /ih/ questa è una trasformazione tipica dei dialetti alto tedeschi e della lingua longobarda in particolare (come ad esempio /bert/ in /pert/ e /brand/ in /prand/)

Dal punto di vista tipografico la lettera minuscola h davanti alla V, serviva ad introdurre un suono che non aveva alcuna corrispondenza nell'alfabeto latino e quindi si pensò di ovviare a questa mancanza con questo sistema hV = W, nell'antico sassone veniva usata anche la forma uu e VV, da cui doppia V, ma si può ragionevolmente credere che non fosse ancora un sistema univocamente codificato da tutti i popoli germanici.


Per la traduzione si consulti il seguente vocabolario on-line di alto tedesco antico messo a disposizione dall'Università di Innsbruck, io ho utilizzato anche il seguente testo: Wilhelm Braune, Althochdeutsches Lesebuch,  1994, Max Niemeyer Verlag Tubingen. 


Il testo, che è racchiuso tra due croci potenziate, si riferisce al concetto dell'immortalità che è un tratto caratteristico della spiritualità celto-germanica: "Io non aspetto l'eternità, io sono l'eternità". Sembra infatti che i Longobardi come del resto altri popoli nordici forgiassero le spade con le ossa polverizzate degli avi morti sia per motivi funzionali che per motivi scaramantici. L'aggiunta di ossa nella fornace rende il metallo più puro e resistente paragonabile a quello dei moderni acciai speciali. Le ossa infatti contengono il fosforo che combinato al ferro migliora le caratteristiche meccaniche di resistenza del materiale. 

Per maggiori informazioni su questo procedimento di forgia delle spade nordiche si veda il post sulla spada ulfberth presente su questo blog.

Il concetto di stirpe, di famiglia, di popolo era superiore a quello di individuo. L'uomo combatteva assieme alla sua stirpe ed in quanto parte di questa stirpe, in qualche modo diventava immortale perché sapeva che questa, in ogni caso, gli sarebbe sopravvissuta in eterno. 


Si tratta quindi di un mantra, una preghiera per esorcizzare la paura della morte, ed infondere il coraggio nel guerriero che sa che anche qualora perdesse la sua vita sulla terra, guadagnerà l'eternità nella fede.


A questo punto non ci resta che capire come mai questa spada che risale al VIII secolo è stata trovata in Bulgaria. Probabilmente faceva parte di un bottino di guerra dei franchi, che sconfissero i longobardi in Italia nella più cruenta battaglia dell'alto medioevo: la battaglia di Mortara presso Pavia il 12 ottobre del 773 (circa 70.000 caduti). Proprio sul campo di Mortara il proprietario della spada perse la sua spada e forse con lei la sua stessa vita.


Il nome Mortara fu dato a questo luogo che in origine si chiamava Pulchra Silva da Ariosto:


Quivi cader de’ Longobardi tanti,
e tanta fu quivi la strage loro,
che ‘l loco de la pugna gli abitanti
Mortara dapoi sempre nominoro.


Ludovico Ariosto, I cinque canti - canto II, 88

venerdì 1 febbraio 2013

Sulle tracce dei Longobardi lungo la Strada dei Setteponti

La Strada dei Setteponti, ricalca il tracciato di un'antica via etrusca che fu poi lastricata dai romani nel III secolo a.c. diventando la "Via Cassia Vetus" un'importante consolare romana con funzioni di collegamento tra Roma e la pianura padana attraverso il Passo della Cisa. Fu probabilmente prolungata verso Fiesole alla fine del II secolo a.c. dal censore L. Cassio Longino Ravelli da cui prende il nome. Nel tratto tra Arezzo e Fiesole segue un percorso pedecollinare alle pendici del Pratomagno.

I Longobardi attuarono una rigida organizzazione del territorio attraverso un controllo delle principali vie di comunicazione. La "Via Cassia Vetus" fu quindi particolarmente interessata da insediamenti di gruppi guerrieri, essendo la Tuscia un Ducato di confine, soggetto a  continui scontri con i Bizantini che ne controllavano la parte meridionale e che di conseguenza necessitava di essere continuamente presidiata.


Tutto il Pratomagno, montagna strategica per il controllo della Tuscia, riecheggia di toponimi longobardi che attestano una presenza capillare sul territorio del Valdarno Superiore: Cafaggio (da gahagi, boschetto recintato, tenuta di caccia), Lama (da lama, argilla), Il Castello della Trappola (da trappa, trappola) che fu posseduto dalla famiglia fiorentina de' Pazzi, Talla (da tal, valle), Castello di Ganghereto (da gangarāri, pellegrino) e molti altri ancora.



Abbazia di Soffena: il campanile era in origine
una torre fortificata  longobarda
Importanti vestigia longobarde le troviamo presso l'Abbazia di San Salvatore a Sòffena appena fuori dall'abitato di Castelfranco di Sopra. Le sue antiche origini risalgono al 1014 ma all'interno della Badia si possono trovare gli scavi di una chiesa ancora più antica che sembra risalire a prima dell'anno mille, si pensa intorno al IX sec., quindi dello stesso periodo della Pieve di Gropina a Loro Ciuffenna. L'attuale aspetto lo si deve ad un'attento restauro iniziato negli anni sessanta. Nei locali dell'ex frantoio sono state trovate delle sepolture longobarde con corredo di armi: una di queste è composta da laterizi e l'altra da grosse lastre di pietra serena.


Sepoltura longobarda con corredo di armi
Badia di San Salvatore a Sòffena

Ambone della Pieve di Gropina
La Pieve di San Pietro a Gropina conserva numerosissime testimonianze scultoree dell'arte longobarda come il sontuoso ambone in pietra sostenuto da una coppia di colonne ofitiche che rimandano al culto ancestrale che questo popolo aveva per il serpente, i capitelli zoomorfi e le tombe degli Arimanni di cui ancora si conservano le lapidi in pietra con scolpita la croce patente tipica dell'arte longobarda.

Sotto il pavimento della Pieve, durante dei lavori di manutenzione e deumidificazione del pavimento di epoca romanica è stata trovata una struttura architettonica precedente risalente all'epoca longobarda contemporanea al sontuoso ambone.

Nell'arte longobarda ha molta importanza la raffigurazione degli animali, nel periodo precristiano, come tutti i popoli germanici, i Longobardi erano pagani e politeisti e vedevano negli animali i messaggeri dei loro dei, in questo senso sono importanti l'aquila, simbolo di potenza e forza collegata al culto del dio della guerra Odino (Wòdan); il cavallo, che per i longobardi era un animale sacro e necessario alle pratiche guerresche, e di cui essi avevano una conoscenza molto approfondita. Ma l'animale forse più importante per i Longobardi era il serpente il cui culto continuò anche dopo la loro conversione dall'arianesimo al cattolicesimo. Nella tradizione magica celtica al serpente era attribuito un forte significato di protezione e rigenerazione, collegato al ciclo della natura, nascita, vita e morte, e all'avvicendarsi delle stagioni, introducendo il concetto di immortalità che è molto caro alla spiritualità di questo popolo (vedi il post sulla spada di Pernik). Sembra che i Longobardi come i vichinghi usassero forgiare le loro spade con la polvere delle ossa dei loro padri, per dare all'arma un significato scaramantico e protettivo ed estensione immortale dell'io.


L'ambone della pieve di Gropina racchiude molti significati cristiani, in particolare le colonne intrecciate che ne costituiscono la base simboleggiano il concetto della Trinità. Le due colonne rappresenterebbero proprio il Padre ed il Figlio che sono uniti dallo Spirito Santo simboleggiato dal nodo. 


Oltre che nell'arte sacra, possiamo ritrovare tracce del culto ancestrale del serpente d'oro (goldene schlange) nell'oreficeria, e nella manifattura delle armi, in quanto veniva spesso utilizzato nel forgiare l'elsa delle spade, con significato scaramantico e protettivo.

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