giovedì 12 settembre 2013

I monaci irlandesi e l'evangelizzazione della Toscana

Quando i Longobardi conquistarono la Toscana, a Lucca trovarono ad aspettarli un vescovo irlandese di nome Finnian di Molville, che noi chiamiamo Frediano, che aveva costruito qualcosa come 28 chiese in Lucchesia. A lui si devono le prime conversioni al cristianesimo di questi nuovi barbari.

Furono irlandesi i primi evangelizzatori della Toscana. Questi monaci partivano con le loro famiglie dall'Irlanda alla volta dei nuovi regni barbarici formatisi nell'Europa continentale dopo la caduta dell'impero romano, seguendo una linea ideale che partendo dalle Isole Britanniche, passando per la Bretagna, la Loira e il regno dei Franchi, attraversava le Alpi fino a giungere nell'Italia settentrionale e in Toscana con lo scopo di convertire al cristianesimo le popolazioni barbariche che vi si erano stabilite.


L'archeologa irlandese Margaret Stokes (1832-1900), autrice di vari saggi sull'architettura dei primi monasteri irlandesi, nella prefazione del suo libro "Sei mesi sugli Appennini: un pellegrinaggio in cerca delle vestigia dei Santi irlandesi in Italia" notava come nella vita dei principali Santi irlandesi ci fossero molte connessioni con l'Italia e la Toscana in particolare e quindi decise di intraprendere un viaggio in Italia in cerca delle tracce del passaggio di questi missionari irlandesi. 


Per esempio il compare di San Patrizio, un certo Sechall, figlio di Restitus, apparteneva alla nobilissima famiglia longobarda dei Letingi.

"A lombard by race was Sechall, of a pure fierce race, whiteness of colours, Lombards of Italy"
Anche nella vita di Senan di Laraghbrine un monaco irlandese che visse nella parte finale del VI secolo, è riportato che mentre questi si trovava a Inishcarra nell'Irlanda meridionale lungo il corso del fiume Lee, arrivò una nave dal Lazio per un pellegrinaggio in Irlanda.


In questo suo viaggio sulle orme dei monaci irlandesi in Italia, Margaret Stokes, ci racconta delle vite di Frediano di Lucca (m. 588), Columbano di Bobbio (542-615), Donato di Fiesole (m. 874), Andrea da Fiesole Scoto (m. IX sec.), Silao di Lucca (St. Sillan, m. XI sec.), arricchendo la narrazione con particolari inediti  e con bellissime illustrazioni al tratto di dettagli architettonici. Tutti questi monaci erano di nobili natali se non di stirpe regia.

Ecco quindi che i risultati genetici relativi all'aplogruppo celto-britannico R-L21, che vede una diffusione del 5-10% tra la pianura padana e l'appennino tosco-emiliano potrebbe essere giustificato, dalla presenza di insediamenti di ordini religiosi irlandesi durante tutto l'arco dell'alto medioevo. Il monachesimo irlandese in quegli anni si distingueva per una notevole libertà nei confronti del potere ecclesiale centrale, sicuramente è attestato che per tutto il VI secolo i monaci erano liberi di sposarsi e di organizzare la vita monastica con le loro famiglie, solo dopo l'XI secolo fu imposto il celibato a tutti gli ordini religiosi con il concilio di Cashel (1101). Talvolta era anche possibile trasmettere la carica ai propri figli, creando delle vere e proprie dinastie monastiche (Cfr. Annette Kehnel, Father and Sons in the cloister -Ecclesiastical Dynasties in the Early Irish Church).


Quest'eredità culturale, incontrandosi e fondendosi con quella dei Longobardi verso la fine dell'VIII secolo, portò ad un risveglio della produzione artistica che ebbe come epicentro proprio il Regno Longobardo. Gli stessi maestri comacini furono una eterogenea comunità di artisti di varia nazionalità, spesso monaci, che nel VI secolo si stabilì presso la città di Como sotto la tutela della corona longobarda e da dove partivano per tutta l'Europa diffondendo l'arte del costruire e della decorazione romanica, godendo ti particolari tutele e di uno status giuridico specifico. 


I maestri comacini costruirono così quel linguaggio architettonico universale che è alla base della fondazione della cultura europea. Ecco quindi che possiamo osservare molte similitudini tra l'architettura longobarda, l'architettura normanna ed il cosiddetto romanico irlandese, soprattutto nella proposizione di figure zoomorfe ed esoteriche e nelle decorazioni ad intreccio.





Intreccio celtico - lastra di arenaria
Pieve di Corsignano - Pienza
Questo post non sarebbe potuto essere scritto senza le fonti bibliografiche digitalizzate dalla British Library che è la biblioteca nazionale del Regno Unito, che ha provveduto alla digitalizzazione di 65.000 volumi del XIX secolo, circa venti milioni di pagine, disponibili adesso attraverso il supporto digitale.


Per maggiori informazioni sui monaci irlandesi si veda il post intitolato Tre irlandesi a Fiesole e che racconta delle vite di San Donato da Fiesole, Sant'Andrea in Percussina e la sorella Brigida.

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