sabato 6 luglio 2013

Le origini dei Longobardi: da Gotland all'Elba

Le origini di questo popolo sono circondate da una coltre di mistero, il primo a parlarne è lo storico romano Publio Cornelio Tacito che li menziona nel suo saggio Germania, posizionando queste genti lungo il basso corso del fiume Elba, pressappoco nella stessa posizione dove oggi sorge la città di Amburgo. Germania fu scritto fotografando una situazione delle tribù germaniche risalente al I secolo d.c., ma cosa sappiamo dei Longobardi prima di allora? Paolo Diacono nel suo Historia Langobardorum ci racconta la storia delle origini del suo popolo ma non sappiamo se queste siano più ascrivibili a miti o leggende della tradizione orale piuttosto che ad avvenimenti realmente accaduti.


le basse coste dell'isola di Gotland - Svezia
Fatto sta che Paolo Diacono fa riferimento ad una mitica isola "non particolarmente estesa" e caratterizzata da "basse coste lungo tutto il perimetro" che potrebbe essere l'isola svedese di Gotland sul Mar Baltico. A Gotland sono state ritrovate molte testimonianze relative a insediamenti risalenti all'età del ferro, ma l'isola era abitata sin dal Paleolitico (6000 anni a.c.). Gli abitanti di questa isola si chiamavano Gutar o anche Gotlandi, la leggenda vuole che ad un certo momento, a causa dell'incremento demografico, si decise di dividerne la popolazione in tre gruppi, uno sarebbe rimasto sull'isola e gli altri due sarebbero emigrati per trovare una nuova patria nella quale stabilirsi. Questi trasferendosi nella Scania diventarono le tribù dei Geati e dei Götar dando il nome alla regione storica del Götaland nella Svezia meridionale che corrisponde con la regione geografica della Scania (la Scadanan menzionata nella Origo gentis Langobardorum).

Una conferma per la determinazione di quest'isola ci viene dalla Naturalis Historia di Plinio il Vecchio, chiamata in causa dallo stesso monaco longobardo, ed in effetti nel libro IV vi è un riferimento alle isole del Mar Baltico.

Exeundum deinde est, ut extera Europae dicantur, transgressisque Ripaeos montes litus oceani septentrionalis in laeva, donec perveniatur Gadis, legendum. insulae complures sine nominibus eo situ traduntur, ex quibus ante Scythiam quae appellatur Baunonia unam abesse diei cursu, in quam veris tempore fluctibus electrum eiciatur, Timaeus prodidit. reliqua litora incerta. signata fama septentrionalis oceani. Amalchium eum Hecataeus appellat a Parapaniso amne, qua Scythiam adluit, quod nomen eius gentis lingua significat congelatum.
Nella traduzione della Naturalis Historia in lingua inglese di John Bostock del 1855, lo stesso traduttore, identifica queste isole con quelle del Baltico. (Pliny the Elder, The Natural History, Book IV, Chapter 27, Note 10)
It is pretty clear that he refers to the numerous islands scattered over the face of the Baltic Sea, such as Dago, Oesel, Gothland, and Aland.
Da Paolo Diacono sappiamo che il motivo della migrazione fu il sovraffollamento dell'isola.
2. Di questa isola fa menzione anche Plinio il Vecchio nei libri da lui composti sulla natura delle cose. Essa, come ci riferirono alcuni che l'hanno visitata, non è tanto posta sul mare quanto cinta tutta intorno dai flutti marini a causa della bassezza delle coste. I popoli stabilitisi entro i suoi confini, poiché erano enormemente accresciuti di numero, tanto da non potervi abitare insieme, come si narra, si divisero in tre parti cercando di sapere in base alla sorte quale di esse dovesse abbandonare la terra di origine e cercare nuove sedi.
Questo particolare del sovraffollamento e delle divisione in tre gruppi è anche contenuto nella Gutasaga, una saga del XIII secolo scritta in Gutnico antico che narra la storia di Gotland prima della cristianizzazione e sembrerebbe confermare il racconto della Historia.
La lingua gutnica è assai diversa dal resto delle lingue germaniche nordiche tanto da costituire un ceppo a se stante, si ritiene che questa sia la lingua oggi più simile al gotico.
Questo Thielvar aveva un figlio chiamato Hafthi. E la moglie di Hafthi era chiamata Stellabianca. Questi furono i primi due a stabilirsi in Gotland. Quando dormirono per la prima notte sull'isola, lei sognò che tre serpenti giacevano nel suo grembo. Lo disse ad Hafthi. Lui interpretò il sogno e disse: "Tutto è unito con anelli, questa isola sarà abitata, e tu darai alla luce tre figli." Anche se non erano ancora nati, lui diede loro un nome; Guti, che avrebbe preso l'isola, Graip e Gunfiaun. I figli divisero l'isola in tre regioni, e Graip che era il più vecchio prese la parte nord, Guti il centro e Gunfjaun, che era il più giovane, prese la parte sud. Dopo molto tempo, i loro discendenti diventarono così numerosi che l'isola non poté più permettersi di tenerli. I terzi dovettero andarsene e poterono tenersi tutto eccetto la terra.


Pietra-stele del IV secolo ritrovata sull'isola di Gotland 
In questo racconto notiamo alcuni fatti eclatanti: i riferimenti al serpente e al numero tre che sono sempre presenti nella cultura e nell'arte longobarda. I tre serpenti nel grembo della progenitrice ripropongono culti ancestrali di fertilità e simboleggiano le tre stirpi che avranno origine da Gotland.

I Longobardi ricorrendo all'iconografia della bissa esorcizzavano la paura di perdere la loro autenticità culturale, ritornando all'idea originaria di stirpe, questi non rinunciarono ad adorare il serpente neanche dopo essersi convertiti al cattolicesimo romano, come ci spiega un testo del 1478: "Vite degli Imperadori e Pontefici Romani".

"A Rotomio, loro rè, molti rè succederono: fra' quali Grimoaldo, & il suo figliuolo Romualdo, il quale a' Sanniti signoreggiava: al tempo del quale, avvengache e Longobardi fussino battezzati, nondimeno adoravano gl' idoli, & massime l'idolo del serpente"
Il culto ancestrale del serpente si ritrova anche nell'araldica della famiglia Visconti con il classico biscione diventato uno dei simboli della città di Milano, ma presente anche negli stemmi di tantissimi comuni lombardi e del Canton Ticino. (vedi link araldica biscione). Nello stemma dei Visconti la bissa partorisce un uomo nudo dalla bocca, simboleggiando la fedeltà alle proprie tradizioni socio-tribali anche col motto "Vipereos mores non violabo" che significa proprio "le tradizioni del serpente non devono essere violate".


La bissa viscontea detta anche biscione

Il racconto di Paolo Diacono prosegue con l'arrivo dei Winili in una terra da lui chiamata Scoringa, che lo storico Jörg Jarnut nel suo Storia dei Longobardi fa coincidere con l'isola tedesca di Rügen sul Mar Baltico dalle caratteristiche scogliere bianche a picco sul mare. Il termine proto-germanico per scogliera è infatti "scorro" e Rügen è uno dei pochi luoghi della costa settentrionale della Germania che ha questo tipo di scogliere.

Qui i Winili penetrando nell'entroterra si scontrarono con la tribù dei Vandali avendone la meglio, e qui decisero anche di cambiare il loro nome in Longobardi.


Le caratteristiche scogliere di Rügen - Germania

Andando avanti nella Historia, si arriva al punto in cui i Longobardi arrivano in Mauringa.
13. Pertanto i Longobardi, giunti finalmente in Mauringa, nell'intento di aumentare il numero di combattenti, sottraggono molti alla schiavitù e li rendono liberi. E poiché la loro condizione di uomini liberi possa essere ratificata, la sanciscono secondo il costume con una freccia, mormorando nello stesso tempo alcune parole nella lingua dei padri per dare stabilità alla cosa. Quindi usciti i Longobardi dalla Mauringia, qrrivarono in Golanda, dove risiedettero per qualche tempo; si dice abbiamo posseduto per alcuni anni Anthab e Banthaib, e ugualmente Vurgundalb, che secondo noi sono nomi di villaggi o di qualche località.
La Landa di Luneburgo
Il nome Golanda non è oggi riscontrabile nella toponomastica della Bassa Sassonia, ma sempre lo Jarnut la colloca nei pressi della Landa di Luneburgo. Qui io credo che bisogna leggere il testo di Paolo Diacono in modo inedito. L'alto prelato longobardo non ci poteva dire in modo diretto quale fosse il nome dell'isola che menziona all'inizio della sua storia come patria di origine del suo popolo, secondo me lo fa adesso, dopo la cerimonia catartica della liberazione degli schiavi, una sorta di rifondazione della stirpe longobarda che doveva essere suggellata anche dando il nome a questa brulla area della Bassa Sassonia della patria mitica di provenienza, l'isola di Gotland, l'isola dei padri, Golanda appunto. Credo che sia normale per un popolo migrante dare a nuovi luoghi il nome della terra natia.

Un'altra cosa da notare tra le righe di questo paragrafo della Historia è il riferimento alla lingua dei padri, come se i Longobardi nel corso della migrazione tra la Scandinavia e la Germania settentrionale avessero cambiato lingua, passando da quella originaria: forse il gutnico ad una lingua germanica con la quale sarebbe stato più semplice comunicare con le altre tribù ingevoniche del nord della Germania. Quindi al cambiamento del nome del popolo sarebbe corrisposto anche un cambiamento della  lingua e della religione, abbracciando la mitologia norrena ed il culto di Odino. 



Questo avvalorerebbe la tesi di Piergiuseppe Scardigli sulla lingua dei Longobardi, il filologo toscano aveva infatti intuito un mutamento diacronico della loro lingua, da un'origine più affine al gotico in una fase iniziale della loro storia per poi invece approdare al ceppo linguistico germanico occidentale riferibile all'alto tedesco antico, definendo credo giustamente il Longobardo "un pianeta che dopo essere stato lungamente nell'orbita del gotico è stato poi attratto in quella dell'alto tedesco antico".






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