venerdì 31 maggio 2013

L'elemento linguistico longobardo nella lingua italiana

Dante Alighieri il padre della lingua italiana
il suo cognome era di origine germanica: Aldighieri (Aldiger)

Quando nel 1861 il Toscano divenne la lingua ufficiale del Regno d'Italia, in pochi forse sapevano che questa era "zeppa" (piena) di longobardismi, ovvero di termini che linguisticamente possiamo attribuire all'area delle lingue germaniche occidentali.

Eppure già a partire dal Cinquecento il Bembo prima, il Varchi poi, si interrogarono sulle origini misteriose della nostra lingua, giungendo alla conclusione che questa nasceva dal latino alterato dalle lingue parlate dai barbari.


E' quindi completamente da confutare l'idea che i Longobardi abbandonassero rapidamente la loro lingua per i volgari neolatini, anzi accadde proprio l'opposto: furono le popolazioni di origine romana che dovettero imparare la lingua dei nuovi arrivati. Non sarebbe altrimenti spiegabile l'ingresso di centinaia di elementi di chiara origine germanica nella lingua italiana, in base alla regola secondo la quale il conquistatore impone la lingua e nel contempo subisce l'influenza culturale dei popoli sottomessi (superstrato linguistico). Stessa cosa infatti accadde nelle isole britanniche dove il gaelico delle popolazioni celtiche autoctone cedette rapidamente il passo alle parlate germaniche degli invasori anglosassoni.


Siamo portati a pensare che il periodo che noi chiamiamo delle "invasioni barbariche" sia un periodo circoscritto agli anni della caduta dell'impero romano d'occidente. Penso che si tratti di un arco temporale molto più ampio che riguarda tutto l'Alto Medioevo fino al ridosso dell'anno mille. Per tutto codesto lungo tempo delle Völkerwanderung molte furono le genti di origine germanica che vennero a stabilirsi in Italia ed i rapporti con gli autoctoni non furono davvero semplici se prendiamo come esempio questa lettera del vescovo longobardo di Cremona Liutprando (920-972): "Che noi Longobardi, cioè Sassoni, Franchi, Lotaringi, Bajoari, Svevi, Borgognoni, habbiamo a sdegno di maniera, che quando tremo in collera, non diamo agl'inimici altra contumelia, che chiamarli Romani, con ciò raccogliendo insieme quanto è d'ignobiltà, di timidità, d'avarizia, di lussuria, di menzogna, e finalmente quanto c'è di vizioso"(*).

In questo complesso magma di popoli e d'idiomi nacque per ibridazione la lingua italiana. Come ebbe a dire il Bembo "l' italiano era nato dal latino alterato dalle lingue parlate dai Barbari, ossia dalle lingue germaniche. Dal che seguì che la nuova lingua ritenne alcun odore e dell' una e dell' altre".

La gran parte dei termini lessicali di origine germanica presenti nella lingua italiana e giunti fino ai nostri giorni sono di origine longobarda, questo però non deve far pensare che l'italiano sia in qualche modo assimilabile al tedesco, in quanto il tedesco moderno è una lingua assai differente da quella parlata dai nostri amici Longobardi nell'Alto Medioevo Si potrebbe comunque dire che sia l'italiano che il tedesco, soprattutto nel lessico, hanno avuto nell'alto tedesco antico, nell'antico sassone e talvolta nel gotico un'origine ancestrale in comune.

Sono di origine longobarda forme verbali come graffiare, russare, scherzare, spaccare, tuffare, leccare.

Questo tratto è visibile in molti lemmi: per esempio se prendiamo il lemma bisca questo include la radice scaz che in alto tedesco antico significa soldi, danaro, la parola Schatz del tedesco moderno, che significa tesoro, deriva dalla stessa radice, ma ha seguito un percorso parallelo. Quindi stessa radice alto-medievale ma due significati distinti.


Alcuni lemmi sono passati dall'alto tedesco antico nell'italiano così come sono, per esempio la parola bracco deriva dal longobardo brakko (segugio, cane da caccia) da cui il toscano bracare, ficcare il naso nelle cose altrui e bracone, ficcanaso. Il termine deriva dal verbo brahhōn, rompere ma anche arare il campo e si riferisce al fatto che i cani da caccia col naso sempre incollato al suolo, sembra che arino il terreno. 


Ma la cosa più stupefacente è che oggi usiamo molte di queste parole per designare parti del nostro corpo come nel caso di anca, guancia, lonze, milza, nappa, nocca, pizzo, schiena, snello, stinco, stronzo, tetta, zanna, zazza, zinna. Come potete verificare voi stessi l'origine di tutti questi lemmi non è latina bensì germanica. Allora quale popolo usa per definire il proprio corpo parole di un'altra lingua? La domanda è retorica, ovviamente nessuno.

Sulla classificazione della lingua longobarda c'è molta confusione, molti ancora e soprattutto in Italia, malgrado ogni evidenza, si ostinano a considerarla appartenente al ceppo delle lingue germaniche orientali (ceppo estinto), al pari del gotico, si veda la voce italiana di lingua longobarda su Wikipedia e l'opposta classificazione sulla voce germanic languages in inglese. Probabilmente questo è dovuto al fatto che nella lingua longobarda sono presenti molti lemmi riferibili al gotico o ad un dialetto affine ad esso, circostanza dovuta alle origini scandinave di questo popolo. Nel corso dei secoli però, a seguito del loro processo migratorio, i Longobardi subirono sempre di più l'influenza socio-culturale dei popoli germanici continentali e del loro ceppo linguistico.


Alcune analogie col tedesco si possono vedere nell'onomastica: le forme patronimiche alto tedesche caratterizzate dal suffisso -zzi sono diventate i suffissi patronimici in -tz del tedesco moderno. In questo senso cognomi come Frizzi e Gozzi hanno la stessa etimologia delle forme omologhe tedesche FritzGötze.


Molte sono le parole derivate dal longobardo, alcune comunissime e simbolo del made in Italy nel mondo come la parola Pizza,  che deriva da bizza, boccone e dal verbo bizzan, mordere (tedesco moderno, bissen), dalla radice alto tedesca antica zann (dente) da cui derivano anche zanna e azzannare


Trovare l'etimologia di queste parole è in realtà molto facile e come si può vedere per niente artificioso, basta solo sapere dove cercare. Per maggiori informazioni si consulti la pagina glossarietto longobardo su questo blog.


(*) Relazione dell'Ambasceria di Liutprando Vescovo di Cremona à Costantinopoli in nome degli Ottoni Imperadori. Ex Annabilis Baronianis  anno 968.

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1 commento:

tarmin ha detto...

articolo interessante e ben documentato

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