venerdì 1 febbraio 2013

Sulle tracce dei Longobardi lungo la Strada dei Setteponti

La Strada dei Setteponti, ricalca il tracciato di un'antica via etrusca che fu poi lastricata dai romani nel III secolo a.c. diventando la "Via Cassia Vetus" un'importante consolare romana con funzioni di collegamento tra Roma e la pianura padana attraverso il Passo della Cisa. Fu probabilmente prolungata verso Fiesole alla fine del II secolo a.c. dal censore L. Cassio Longino Ravelli da cui prende il nome. Nel tratto tra Arezzo e Fiesole segue un percorso pedecollinare alle pendici del Pratomagno.

I Longobardi attuarono una rigida organizzazione del territorio attraverso un controllo delle principali vie di comunicazione. La "Via Cassia Vetus" fu quindi particolarmente interessata da insediamenti di gruppi guerrieri, essendo la Tuscia un Ducato di confine, soggetto a  continui scontri con i Bizantini che ne controllavano la parte meridionale e che di conseguenza necessitava di essere continuamente presidiata.


Tutto il Pratomagno, montagna strategica per il controllo della Tuscia, riecheggia di toponimi longobardi che attestano una presenza capillare sul territorio del Valdarno Superiore: Cafaggio (da gahagi, boschetto recintato, tenuta di caccia), Lama (da lama, argilla), Il Castello della Trappola (da trappa, trappola) che fu posseduto dalla famiglia fiorentina de' Pazzi, Talla (da tal, valle), Castello di Ganghereto (da gangarāri, pellegrino) e molti altri ancora.



Abbazia di Soffena: il campanile era in origine
una torre fortificata  longobarda
Importanti vestigia longobarde le troviamo presso l'Abbazia di San Salvatore a Sòffena appena fuori dall'abitato di Castelfranco di Sopra. Le sue antiche origini risalgono al 1014 ma all'interno della Badia si possono trovare gli scavi di una chiesa ancora più antica che sembra risalire a prima dell'anno mille, si pensa intorno al IX sec., quindi dello stesso periodo della Pieve di Gropina a Loro Ciuffenna. L'attuale aspetto lo si deve ad un'attento restauro iniziato negli anni sessanta. Nei locali dell'ex frantoio sono state trovate delle sepolture longobarde con corredo di armi: una di queste è composta da laterizi e l'altra da grosse lastre di pietra serena.


Sepoltura longobarda con corredo di armi
Badia di San Salvatore a Sòffena

Ambone della Pieve di Gropina
La Pieve di San Pietro a Gropina conserva numerosissime testimonianze scultoree dell'arte longobarda come il sontuoso ambone in pietra sostenuto da una coppia di colonne ofitiche che rimandano al culto ancestrale che questo popolo aveva per il serpente, i capitelli zoomorfi e le tombe degli Arimanni di cui ancora si conservano le lapidi in pietra con scolpita la croce patente tipica dell'arte longobarda.

Sotto il pavimento della Pieve, durante dei lavori di manutenzione e deumidificazione del pavimento di epoca romanica è stata trovata una struttura architettonica precedente risalente all'epoca longobarda contemporanea al sontuoso ambone.

Nell'arte longobarda ha molta importanza la raffigurazione degli animali, nel periodo precristiano, come tutti i popoli germanici, i Longobardi erano pagani e politeisti e vedevano negli animali i messaggeri dei loro dei, in questo senso sono importanti l'aquila, simbolo di potenza e forza collegata al culto del dio della guerra Odino (Wòdan); il cavallo, che per i longobardi era un animale sacro e necessario alle pratiche guerresche, e di cui essi avevano una conoscenza molto approfondita. Ma l'animale forse più importante per i Longobardi era il serpente il cui culto continuò anche dopo la loro conversione dall'arianesimo al cattolicesimo. Nella tradizione magica celtica al serpente era attribuito un forte significato di protezione e rigenerazione, collegato al ciclo della natura, nascita, vita e morte, e all'avvicendarsi delle stagioni, introducendo il concetto di immortalità che è molto caro alla spiritualità di questo popolo (vedi il post sulla spada di Pernik). Sembra che i Longobardi come i vichinghi usassero forgiare le loro spade con la polvere delle ossa dei loro padri, per dare all'arma un significato scaramantico e protettivo ed estensione immortale dell'io.


L'ambone della pieve di Gropina racchiude molti significati cristiani, in particolare le colonne intrecciate che ne costituiscono la base simboleggiano il concetto della Trinità. Le due colonne rappresenterebbero proprio il Padre ed il Figlio che sono uniti dallo Spirito Santo simboleggiato dal nodo. 


Oltre che nell'arte sacra, possiamo ritrovare tracce del culto ancestrale del serpente d'oro (goldene schlange) nell'oreficeria, e nella manifattura delle armi, in quanto veniva spesso utilizzato nel forgiare l'elsa delle spade, con significato scaramantico e protettivo.

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