venerdì 25 gennaio 2013

Il tedesco: lo spartiacque linquistico d'Europa

Quando nel 9 d.c. i legionari di Varo furono sconfitti dalle tribù germaniche di Arminio nella battaglia nella foresta di Teutoburgo, non si trattò soltanto di una sconfitta militare. I cosiddetti barbari di fatto da quella data bloccarono l'espansionismo di Roma ad oriente del Reno, lasciando gran parte dell'attuale Europa centro-settentrionale fuori dall'influenza culturale romana. 

Questo ebbe importanti risvolti anche dal punto di vista linguistico.


Infatti da allora la lingua dei Germani, in quel momento ancora un'insieme di parlate diverse seppur intelleggibili tra le varie tribù germaniche, avrebbe avuto uno sviluppo tutto proprio non influenzato dalla lingua latina. Se ciò non fosse accaduto probabilmente l'egemonia culturale latina avrebbe riservato alla lingua tedesca lo stesso destino della lingua celtica, di cui oggi rimangono delle tracce solo nel gaelico parlato nelle isole britanniche e nel bretone.


Si tratta quindi di un vero e proprio spartiacque linguistico che attraversa l'Europa da occidente ad oriente.


Quando quattro secoli più tardi i discendenti di quelle tribù germaniche tra cui anche i Longobardi si ritroveranno al centro della storia europea ci si troverà di fronte a dei popoli che continueranno a parlare la propria lingua nei paesi occupati in una condizione di sostanziale bilinguismo.


Anche il longobardo, come molte parlate dai popoli germanici, non ha lasciato documenti scritti, possiamo solo presupporre che probabilmente non era molto diversa dal goto, in quanto i due popoli erano in qualche modo cugini provenendo dalle stesse zone della Svezia: il Götaland, probabilmente i Goti dalla Scania, i Longobardi da un'area più settentrionale.


Oggi l'importanza dell'influenza di queste lingue germaniche sull'italiano è generalmente sottovalutata: c'é infatti nell'etimologia italiana una tendenza a ricondurre ogni lemma alla lingua latina. Non si attribuiscono alla lingua germanica più di un centinaio di termini in maggioranza si tratta di sostantivi relativi militaria, nautica, codice cavalleresco.


Dal Codice diplomatico longobardo, una raccolta di documenti che fanno riferimento a molti termini germanici, ricaviamo una serie di lemmi tuttora in uso nella lingua italiana:


barba, marchio, maniscalco, aia, braida, borgo, fara (toponimo), pizzo (toponimo), sala (toponimo), staffa, stalla


Altri termini di sicura origine longobarda sono: sculdascio, faida, manigoldo, sgherro (diritto); fanone, staffa, stamberga (militare); anca, guancia, nocca, schiena (anatomia); gazza, martora (fauna); gualdo, pozza (territorio); l'aggettivo ricco;  i verbi bussare, piluccarerussare.


Il toponimo Sala (casa padronale, fattoria, spaccio) è un insediamento con funzioni amministrative di controllo del territorio circostante, stazione di posta per il riparo e cambio dei cavalli, riscossione dei tributi, e baratto di generi di prima necessità, di solito si trovava in posizione strategica. I Longobardi infatti attuavano attraverso le Sale e le più importanti Fare una capillare rete di controllo del territorio, affidata alla figura del Gastaldo che esercitava funzioni di sovranità giurisdizionale e amministrativa sul territorio che gli veniva affidato dal Duca.


Il toponimo Sala è diffuso in tutta Italia, ne sono esempi: Sala Biellese e Sala Monferrato (Piemonte), Sala Comacina (Lombardia), Sala Baganza e Sala Bolognese (Emilia Romagna), Sala Consilina (Campania). Ma la regione che ha il più alto numero di Sale nei toponimi è la Toscana, probabilmente perché, essendo una terra di confine, era particolarmente presidiata.


Ne sono alcuni esempi: La Sala frazione di Poppi nell'aretino, il rione La Sala nei pressi di Brozzi a Firenze, numerosissimi toponimi La Sala sparsi in tutto il Chianti fiorentino da San Casciano a Greve in Chianti, ed anche in Val d'Orcia vicino a Montepulciano abbiamo Poggio alla Sala.


Per maggiori informazioni si legga: 

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